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Akina Nakamori
recensioni
Coperdina di FIXER - Akina Nakamori
FIXER
Album pubblicato il 30 Dicembre 2015

Ventiquattresimo album per la veterana della canzone pop giapponese, segue a sei anni di distanza la pubblicazione del precedente “DIVA”, e una lunga trafila di raccolte e DVD live. Anticipato dai singoli “Rojo - Tierra -” e “Unfixable”, il lavoro, licenziato nelle consuete versioni CD e CD+DVD (quest'ultima contenente esclusivamente il video della title track), si avvale di arrangiamenti vintage, dal sapore anni 90, che tra riferimenti etnici, atmosfere latine ed elettronica compongono un campionario stilistico eterogeneo e variopinto, per quanto non particolarmente fresco. Nella prima settimana di permanenza in classifica, l'album si è piazzato in settima posizione con 8607 vendute, il suo primo disco dai tempi di “La Alteracion”.
728 click, un solo voto degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 19 Gennaio 2016
Riproposta ed aggiornata il 23 Febbraio 2016
Akina Nakamori - FIXER
Al chiudersi di un 2015 non propriamente esaltante per la musica giapponese (a parere di chi scrive, ovviamente), Utahime ha deciso infine di disperdere il velo fumoso che la rivestiva e tornare in pista, rompendo la sequela di fastidiosi best-album e dischi di cover volti soltanto a batter cassa (diamo per scontato che non sia una scelta voluta dalla diretta interessata) nei termini di un nuovo album, distaccato di ben sei anni dal precedente “Diva”, che la vedeva giocare con l'attualità come da tempo non accadeva. Un periodo di pausa comunque non trascorso invano, dacché le coordinate di riferimento del suo ventiquattresimo full-length, “FIXER”, come anche anticipato dai due singoli pubblicati nel corso dell'anno, non potevano essere più diverse, segno di un'idea, sonora e concettuale, che ne marca la sostanziale differenza rispetto alle prove precedenti. Con un mood, produttivo e stilistico, di chiara matrice 90's, e riferimenti che guardano alla musica spagnola, alla tradizione giapponese e all'elettronica da dancefloor, l'ultimo lavoro di Akina Nakamori si staglia sin da subito come uno tra i più eterogenei e stratificati della sua carriera, anche se le scelte che stanno alla base del lavoro finiscono un po' per inficiarne il risultato complessivo. Nonostante la bontà delle melodie e delle interpretazioni (tutte perlopiù imperniate sul profilo medio-basso del timbro della cantante, quello in cui è stata capace di regalare alcune tra le sue performance più sentite), il ricorso a sfumature produttive prive di dinamica e volume, nonché ad un mixing talvolta inclemente nel soffocare la voce della cantante, lascia talvolta interdetti, per come avrebbe potuto essere il brano con un trattamento più curato e per come è invece finito con il risultare. Dettagli tecnici non di poco conto in una valutazione generale del disco, che comunque ha dalla sua notevoli spunti per lasciarsi apprezzare anche con le dovute limitazioni: di certo, quanto è più importante ottenere dall'album è la constatazione che la Nakamori è più viva e battagliera che mai, e che a 50 anni spaccati, il fervore artistico non accenna a rilassarsi. Viste le carriere in picco di molte colleghe ben più giovani, c'è di che rallegrarsi da un lato, e di che invece riflettere dall'altro.

Con una voce sottilmente riverberata, e un arrangiamento che sin dall'avvio si denota per la sua commistione di tastiere ed elettronica, “FIXER – WHILE THE WOMEN ARE SLEEPING-” è un brano che ben introduce all'atmosfera generale della prima metà dell'album, quella in cui le canzoni si caratterizzano per il loro atteggiamento ballabile e per il maggiore contributo delle trame sintetiche. Difatti, ci vuole pochissimo tempo affinché il pezzo esploda in un tripudio di sintetizzatori di stampo euro-house e beat serrati, potenti, che a costo di coprire un po' la voce della Nakamori finiscono per contagiare con la loro grinta. Se anche la base appare leggermente vetusta, senza spinte produttive che ne aggiornino il tratto, la godibilità generale ripaga l'ingenuità del tratto musicale. “Rojo -Tierra-”, primo singolo che ha anticipato il ritorno in pista di Utahime, è la versione potenziata del brano d'apertura, non soltanto come durata (pressoché doppia), ma come respiro, ampiezza di vedute, peculiarità di linguaggio. Con archi massicci, anche se relegati al solo sottofondo, e percussioni dal tocco selvaggio, “etnico”, la canzone prende il via con un motivo dal taglio epico, grandioso, taglio che si ripropone pari pari non appena attacca la base elettronica, costruita su un tappeto trance-house di notevole impatto e grandiosa imponenza. La melodia sa rivelarsi accattivante e di straordinaria immediatezza, nonostante una scrittura non propriamente lineare, il tappeto strumentale si profila per la forza ma anche e soprattutto per le variazioni di livello che sa mettere in atto lungo tutto il corso del brano. Insomma, se c'era bisogno di un singolo che potesse rilanciare al meglio la musica di Akina, questa è stata la scelta giusta. Anche “Endless Life” si serve in maniera massiccia dell'elettronica, anche se i beat qui adoperati puntano più all'atmosfera che alla costruzione di un supporto ritmico portante. La melodia infatti non prorompe particolarmente, rimane decisamente più adagiata e posata rispetto a quella dei due brani che l'hanno anticipata, con un impatto meno irruento, ma che pur sempre premia lo sforzo compositivo che sta alla base della canzone. Viaggia su coordinate simili anche “unfixable”, con la differenza saliente che c'è il prezioso intervento di un pianoforte a scompaginare ogni eventuale raffronto con il pezzo subito prima, svelando caratteristiche sonore che danno più l'idea di un midtempo elettronico che di una canzone electro tout court. In ogni caso, pur non avendo la potenza di una “Rojo -Tierra-”, la traccia si difende bene, e come singolo di lancio dell'album centra il suo obiettivo con dignità. “La Vida”, come da titolo, è un pezzo che porta sul piatto atmosfere ispaniche, non inedite nel percorso musicale della Nakamori, ma che riescono ad essere sempre interpretate con più che consapevole lucidità da parte della cantante. In questo caso l'andamento dell'arrangiamento (ma sarebbe meglio dire dell'accompagnamento della chitarra) non è niente di straordinario o particolarmente brillante come inventiva e accordature. Di certo però l'andatura flamencata del ritmo (intensificata dai handclap che si presentano lungo tutto quanto il pezzo) rende molto più affascinante e sensuale l'ascolto, impreziosito da una voce perfettamente conscia dell'ambience migliore da conferire volta volta ai pezzi che tocca. Sotto questo punto di vista c'erano comunque ben pochi dubbi. “Ugetsu”, brano introduttivo della seconda metà del disco, ne è la prova più evidente. Con una produzione decisamente meno elettrica rispetto ai primi pezz, ed elementi etnici a dare il la alla canzone, quel che si delinea è una ballata al pianoforte, sentita al punto giusto e con un arrangiamento tutto sommato intenso, mai intrusivo. Di certo non è niente di speciale, si tratta di un pezzo come tanti nel filone, ed è giusto la bella performance di Akina che lo salva dal completo anonimato. “Todoketai ~voice~”, d'altro canto, al netto di una linea melodica più vivace e colorita, viene parzialmente rovinata da una produzione davvero fuori tempo massimo, che gioca con le striature sintetiche della Avex inizio anni Zero, e ci abusa senza alcun senso logico, in un andamento al ribasso che rende la traccia non soltanto vecchia, ma addirittura priva di mordente, di un vero spessore. Un peccato, perché il portante canoro in realtà non era poi così pessimo. “Yokudou” vibra di tutt'altra natura invece, e riporta il discorso dell'album in terra spagnola, sempre a passo di un movimentato flamenco. A questo giro però l'elettronica dà un piccolo aiutino, dinamizzando il passo del pezzo in chiave simil-dance (anche se non arriva mai fino a quel punto. Vero è che in fondo questa scelta musicale si rivela un po' pacchiana, incapace di una raffinatezza che invece sarebbe stata più che tranquillamente a portata di mano, comunque si rivela funzionale al brano e riesce a conferire brio ulteriore al cantato, il quale di certo non sta lì fermo a compiacersi. Non c'è particolare svecchiamento in definitiva, ma si può anche soprassedere alla fine. “kodou” continua sullo stesso canovaccio, per quanto sia la chitarra l'autentica protagonista della traccia, che godereccia e intrigante detta perlopiù da sola l'andamento. Non manca anche un ottimo groove di basso e un sapiente utilizzo del pianoforte, ma sono le corde di nylon a dire la loro in maniera preponderante, distribuendo emozione e fascino in buone dosi. “Lotus” ripristina il tratto più orientale, “misterioso” del sound, anche se è un elemento che viene usato in maniera del tutto difforme rispetto alle altre canzoni in cui compare. Siamo piuttosto dalle parti di un electro-pop-folk sulla scia di quanto proposto da Alan e altre cantanti del filone, anche se la scrittura presenta grossi contatti con l'enka (grande passione della Nakamori, come è risaputo), e in generale guarda al passato quasi remoto. Se è nostalgia o meno è difficile stabilirlo, fatto sta che il pezzo funziona sotto ogni aspetto, e non c'è produzione che possa far notare evidenti smagliature. Infine, “Re-birth”, con la sua arpa in primo piano e gli archi di smagliante brillantezza, conduce alla ballad più intrigante e disarmante del lavoro. La scelta di porla a chiusura del disco si rivela vincente, dacché ha dalla sua sufficiente carisma e pathos per rifuggire la banalità e la piattezza emotiva. Al di là degli smacchi presenti qua e là nell'album, una conclusione del genere porta irrimediabilmente a valutare con una luce diversa l'opera.

Ventiquattresimo album, insomma. Molti ci metterebbero la firma per arrivare così in forma ad un traguardo del genere, specialmente dopo un numero così alto di dischi pubblicati. “FIXER” non rivoluziona niente, non porta a niente di nuovo, né quantomeno di singolare, ma per qualità complessiva delle canzoni, e per la freschezza con cui la sua interprete riesce ancora ad esprimersi, è un disco tutt'altro che da far passare in sordina. Peccato per le spesso infelici scelte di mixing e produzione, perché ne sarebbe potuto venire un disco ancora più solido. Anche così, Akina Nakamori non si tira indietro nemmeno per un istante, ed estrae dal suo cilindro un nuovo piccolo incanto. Fa piacere che l'ingresso in top 10 certifichi, a suo modo, la centralità di una principessa eterna della canzone giapponese, capace ancora di competere ad armi pari con colleghi più o meno giovani. Avanti così!
Qualità complessiva delle tracce: 7.5
Musica: 6.5
Voce: 8.5
Copertina: 6.5
Copertina Limited Edition/First Press: 6
Qualità Promo Picture: 9
7.33
Media dei voti degli utenti: 8
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Opinioni sul disco ''FIXER''
#01
Bobby Drake
Voto: 8
mail
Concordo appieno con la recensione, anche se avrei dato mezzo voto in più a questo disco che, da profano della Nakamori, trovo una bella ventata di aria fresca in questo 2015 sotto-tono.
2016-01-20 21:47:46
 
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