Aya Kamiki
recensioni
di zefis90
Pubblicata il 07 Febbraio 2010
Non può che far piacere constatare che una delle anime motrici del pop-rock giapponese degli ultimi anni, Aya Kamiki, sia tornata dopo un lungo anno di silenzio, anno in cui ha abbandonato la sua vecchia casa discografica GIZA per passare alla più onorata e lustrata avex trax, anno in cui ha fatto maturare nuove esperienze e nuovi propositi, i quali purtroppo si sentono poco nel suo nuovo lavoro. “INDIVIDUAL EMOTION” indubbiamente presenta qualche bel momento, dove al rock bizzarro e curioso fa confluire beats e impatti elettronici niente male, ma per il resto, una buona metà del disco è costituita da canzoncine piuttosto fiacche, talvolta senza arte né parte, molto fumo ma pochissimo arrosto. Un passaggio che momentaneamente sembra non averle giovato più di tanto, ma che si spera potrà invece riservarle in futuro buone sorprese e gettare i semi di una cisione più personale e matura del suo stile, che deve ancora incanalarsi nella strada giusta per risultare vincente e meno pretenzioso. Ma l'inizio, in realtà, sembra promettere veramente bene: “introduction -INDIVIDUAL EMOTION-” voleva proporre un'interessante commistione di elettronica e chitarre hard-rock, potenti e graffianti, in un'introduzione molto simile a quelle che si possono trovare negli ultimi due dischi dei girugämesh, ammiccante a certe soluzioni nu-metal, ma con la leggerezza vibrante che caratterizza da sempre la musica della Kamiki, forte ma pur sempre caratterizzata da uno spettro molto melodico. Sulla stessa scia si prosegue con “The Light”, uscito come video qualche settimana prima dell'uscita dell'album. Probabilmente qui l'elettronica costituisce il tappeto di base su cui si innesta poi la melodia pop-rock principale. Nessuna pausa quindi tra l'introduzione e questo pezzo, che si susseguono una dopo l'altra quasi in un vibe da discoteca (ovvio che il paragone non regge dal punto di vista musicale, e ci mancherebbe, siamo anni luce lontani da un genere simile). La voce cavalca coraggiosa sopra la batteria e i riff di chitarra, notevolmente migliorata rispetto al precedente disco, dove aveva mostrato una certa debolezza di estensione e pochezza espressiva, qua completamente smantellate e riaggiustate. Ma non è questo il problema di un brano che comunque preserva la sua validità ed è uno dei (pochi) highlights del disco: la musica è blanda, generica, spesso e volentieri sembra sia stata prodotta durante una delle registrazioni di Ayumi, e a me personalmente un sound poco fresco e personale dice poco, per quanto possa essere affascinante o ben strutturato. “TO-THE-ATTACK” si è dimostrata essere invece una piacevole sorpresa, probabilmente la traccia, tra quelle nuove, che mi ha più gradevolmente attratto. Un pop-rock inasprito con lievi tocchi urban, ammaliante ma allo stesso tempo molto aderente alla linea intrapresa dalla Kamiki sin dall'inizio della sua carriera. Approfondendo ulteriormente il discorso di confluenze tra beats e rock nudo e crudo, la canzone forse appare un po' più sottotono del reale per una parte canora fin troppo presente e verbosa, ma nel compenso Aya svolge in maniera esauriente il suo ruolo di intrattenitrice nei tre minuti scarsi del pezzo e si accorda maldestramente bene con la musica a farle da spalla con energiche scosse di chitarra e synths. “EMPTY” torna invece al garage rock spassionato e spensierato che tanto ha caratterizzato l'album di debutto “Secret Code”. Ahimè, la grinta e l'adrenalina che si riprova, a distanza di quattro anni oramai, con quel folgorante esordio, qui paiono completamente perdersi. La musica, nel complesso, è piacevole e garbata, ma non esplode mai, rimane sempre molto dimessa e appartata, il tutto pecca di un autocitazionismo abbastanza evidente che di certo non la premia. Nel complesso, per quanto mi riguarda, molta forma, anche discreta, ma poca sostanza e coinvolgimento. “Break my day” recupera il connubio rock-elettronica, ma lo utilizza con maggiore incisività e spessore, unendolo in modo convincente ad una voce che sa gestire meglio gli spazi, sa apparire più profonda e al contempo dolce. L'atmosfera iniziale appare molto distesa e rilassata grazie all'impiego di una vellutata orchestra d'archi e di pochi accordi di chitarra acustica, ma si fa man mano maggiormente pulsante e vibrante fino a sfociare nel ritornello, dove la cantante dà sfoggio delle sue potenzialità, ancora abbastanza latenti fino a questo punto dell'album, e delle sue doti canore. Probabilmente a qualcuno potrebbe far tornare in mente certe sue produzioni del passato, ma l'effetto nostalgia, che tale operazione inevitabilmente suscita, in questo caso non può veramente che far piacere. “Dear my...”, al contrario, la Kamiki poteva tranquillamente risparmiarsela e risparmiarcela. Ballatone di maniera, alquanto pretenzioso ed insipido, che al sottoscritto ha lasciato un retrogusto di amarezza, presenta una Aya sdolcinata e smielata all'eccesso, all'eccesso ovviamente se confrontata col feeling rock, quantomeno acustico, che caratterizza la sua avventura sotto la GIZA. Certe rivisitazioni corali alla MISIA, che col suo personaggio, rock fino al midollo, ci incastrano poco, avrebbero potuto essere caldamente evitate, a favore magari di un sound più ricco e articolato, corredato di una strumentazione più ampia, che avrebbe favorito un pezzo sicuramente di maggior livello. Probabilmente si tratta della traccia che riesce a colpire meno di tutto il disco. Con “sokubaku LOVE” si arriva fondamentalmente ad un bivio insanabile: il brano in questione o lo si ama o lo si odia, senza molti mezzi termini. Devo riconoscere che effettivamente Aya qui abbia tentato di portare alla ribalta il suo lato più divertito e giocoso, ma, senza voler apparire a tutti i costi lo stroncatore di turno, la canzone non riesce veramente a conquistarmi: un pop-rock piuttosto prevedibile e zuccheroso, con certi giulivi schiamazzi alla Avril atti a rovinare il tutto, non hanno nessun impatto o attrattiva, e dire che la Kamiki si è cimentata molto bene in passato anche con questa formula allegra e spensierata, formula nella quale, a quanto sembra, non ha saputo più trovare un appiglio sostanziale da cui aggrapparsi per risultare convincente. “CLAP YOUR HANDS”, senza entrare troppo nel dettaglio, è un branetto scialbissimo, pop come solo certi gruppi dell' Hello! Project saprebbero esserlo, un testo da farti veramente accapponare la pelle, Aya che canta di un “rock'n'roll” di cui non si riesce veramente a riscontrare il benché minimo sentore nel pezzo, un bridge che cerca di rammendare un po' la situazione alla meglio e peggio senza però riuscire ad ostacolare l'inconsistenza imperante, insomma, siamo sicuri di stare ad ascoltare un disco della Kamiki oppure abbiamo messo a suonare qualcos'altro? Ironia a parte, la fase calante dell'album si interrompe bruscamente (e fortunatamente) qui, e “248 Mile” viene a dimostrarcelo. Nessuna sperimentazione, niente di niente che la cantautrice non abbia già presentato in passato, ma rispetto a quanto la ha già preceduta, questo è un vero toccasana per le nostre orecchie. Melodia trascinante, sano e puro rock separato da tutto il resto, accompagnato anche da svolazzanti archi, vivido e lineare, ma forse anche per questo più appagante e soddisfacente, ci presenta una Aya come si avrebbe voluto constatare lungo tutto quanto l'album, più autentica, ma non per questo meno coraggiosa, che trova la voglia di scrivere ed interpretare grandi pezzi. “I wish in your dreams” preferisce invece adottare un'impostazione più lenta e pacata, con una voce che solo a sprazzi pare essere la sua, tanto è diverso il timbro, scalza di gran lunga l'evanescente “Dear my...”, una strumentazione canonica ma sicuramente più acustica che rock nel senso proprio del termine, ci propone una ballata delicata e senza tante pretese. A chiudere il pezzo icona del disco, colonna sonora dell'ultima serie del fortunato anime “Kamen Rider”, “W-B-X ~W-Boiled Extreme~ (Kamiki Aya w TAKUYA)“, in cui la nostra collabora con lo storico chitarrista dei JUDY AND MARY, il sopraccitato TAKUYA appunto, per dare andito ad un jazz-rock di grandissimo impatto e notevole presa. Trombe, batteria, chitarra e bassi, il tutto incornicia alla perfezione la performance vocale dei due, presentando nel contempo anche un notevole impegno dal punto di vista della ricerca sonora, che rende il brano molto affascinante e carico di un certo mistero antico, quasi si venisse ributtati nell'epoca del boom del rock'n'roll vero e proprio, in cui tali musiche sarebbero state valide esponenti. Splendida collaborazione, modo ottimo di arrivare alla fine di un disco alquanto chiaroscurale. L'edizione doppio CD contiene un secondo disco in cui sono presenti 10 tracce scelte dai fans e non contenute nei singoli usciti per promuovere gli altri album, un modo sicuramente molto interessante per riscoprire alcune perline nascoste della sua discografia, non note ai più, mentre invece il formato CD+DVD contiene solo l'allucinante clip uscito per accompagnare “The Light”, dove una Aya, trasformata da capo ai piedi, si intervalla tra il classico concerto con il suo seguito fedele di fans e una spiazzante sfilata di moda, dove con certe acconciature fa veramente a gara con Crudelia De Mon. Decisamente poco per un DVD, almeno avrebbero potuto inserire pure quello uscito per “W-B-X”, nettamente superiore e più coerente. In una produzione che ha saputo offrirci delle vere perle musicali, questo disco segna un netto passo indietro. Salvo qualche episodio piuttosto felice ed emozionante, ci si aspettava veramente di più dal ritorno di una cantautrice del suo calibro, ma a quanto pare la Avex ha deciso di andare fin troppo sul sicuro, non offrendole degli apparati musicali di degno livello. Spero solo che si tratti di una fase di transizione, e che al prossimo lavoro sappia regalarci maggiori emozioni e canzoni più memorabili.
Qualità complessiva delle tracce: 7 Musica: 6.5 Voce: 7.5 Copertina: 8.5 Copertina Limited Edition/First Press: 6 Booklet: 9.5 Contenuti DVD: 7
7.43
Media dei voti degli utenti: 7.75
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#01
aLz
Voto: 8
sono abbastanza d'accordo sulla recensione tranne su due punti,credo che sokubaku Love e CLAP YOUR HANDS siano dei pezzi molto carini in quest'album e che a me piacciono particolarmente.Le traccie migliori dell'album secondo me sono The Light, TO-THE-ATTACK e i pezzi sopracitati.
Spero comunque anche io che con le prossime produzioni ritorni con dei suoni più rockeggianti, e più emozionanti.
2010-02-07 12:43:11
#02
Squall14
Voto: 7.5
Condivido più o meno nella totalità la recensione. La Avex ha inziato un processo di "normalizzazione" di una buona parte dei suoi artisti abbassando notevolmente la qualità dei contenuti. Speriamo per il futuro perchè Aya è un talento da non sprecare.
2010-02-11 11:56:05
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