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Ayumi Hamasaki
recensioni
Coperdina di Party Queen - Ayumi Hamasaki
Party Queen
Album pubblicato il 21 Marzo 2012

Il disco contiene canzoni: rock; pop; pop/rock; jazz.
Ayumi Hamasaki ha scritto tutti i testi delle canzoni. I compositori e arrangiatori sono diversi tra cui: Timothy Wellard, Tasuku e Yuta Nakano.
1401 click, 4 voti degli utenti
di Christi
Pubblicata il 18 Agosto 2012
Riproposta ed aggiornata il 26 Agosto 2012
Ayumi Hamasaki - Party Queen
Ayumi Hamasaki - Party Queen
Ayumi Hamasaki propone un nuovo album nel marzo del 2012 dal titolo "Party Queen". Il disco esce dopo un anno e tre mesi di distanza circa da "Love songs", album uscito in un periodo pieno di amore per la cantante, che si è fatto sentire molto positivamente nelle sue canzoni. "Love songs" è stato infatti una buonissima sorpresa, con un ritorno a melodie particolari e tracce memorabili. Questa volta Ayumi prende una strada diversa e sembra ritornare sui passi di "Rock'n'Roll Circus", con canzoni decisamente meno particolari e più difficili da ricordare. C'è quindi una sorta di alternanza che parte da "NEXT LEVEL": Ayumi in "Rock'n'Roll Circus" e "Party Queen" cerca di proporre qualcosa di nuovo e travolgente, ma non sempre ci riesce, mentre in "NEXT LEVEL" e "Love songs" ritorna a quel sound a cui ci aveva abituati negli anni passati, e che, personalmente, preferisco.

Partiamo immediatamente con la traccia principale, ovvero "Party queen". Iniziamo quindi con una traccia che vuole essere divertente e sfrenata (ambiente decisamente diverso, come si disse durante il periodo di uscita, delle covers...), con insistenti ripetizioni durante l'hook e una melodia abbastanza semplice durante il ritornello. Non è una traccia da prendere troppo sul serio, a mio avviso, il che può essere un aspetto positivo per una canzone divertente e spensierata, ma può sembrare una mossa un po' azzardata considerando che stiamo parlando della main track... Naturalmente, si potrebbe andare avanti a fare teorie, come si fece appunto per le copertine, sul vero ipotetico significato della canzone, soprattutto considerato il periodo in cui esce l'album. Ognuno però ha interpretazioni diverse e personali e quindi rimango sull'impressione generale della traccia.
Continuiamo sulla scìa di canzoni veloci con "NaNaNa" dove sentiamo la presenza vocale di Timmy (compositore della canzone precedente e molto presente in "Party Queen"). È una traccia abbastanza particolare, che ricorda in qualche modo i suoni elettrici di "NEXT LEVEL"; maggiore la presenza di autotune e ripetizioni. I versi sono un po' spogli di veri sound interessanti, mentre nel ritornello ci riprendiamo decisamente grazie al motivo melodico intrapreso da Ayumi e le parti musicali che seguono immediatamente. Non è quindi una traccia malvagia, ma ci sono precedenti nella discografia della cantante che sono decisamente meglio riusciti.
Non cambiamo stile e proseguiamo con "Shake It♥", dove sentiamo, in più, una maggiore presenza di chitarre elettriche. Restiamo però sul genere divertente e scatenato e di nuovo troviamo un interessante culmine nel ritornello, che rende la traccia decisamente più interessante dopo versi un po' anonimi.
Lasciamoci travolgere da un po' di rock con l'interlude "taskebab". Per ora quindi il sound (forse influenzato dalla musica inglese, visto che l'album è stato registrato a Londra) scelto per l'album ha un senso, nonostante non ci sia ancora una canzone che spicchi più di un'altra.
L'introduzione al tema "party" dell'album si conclude, e riprendiamo con canzoni leggermente differenti. "call" infatti si lascia alle spalle il genere elettrico, e si avvale di più chitarre e batteria. Lo stile è decisamente più simile a quello presentato precedentemente con "Love songs", ed è una tipica canzone pop-rock di Ayumi. Di nuovo sentiamo la presenza di Timmy come seconda voce durante il ritornello.
Le chitarre elettriche non ci lasciano nemmeno durante "Letter", anzi, sono ancora lo strumento predominante per un'altra traccia di medio tempo pop/rock. Troviamo una leggera differenza con la traccia precedentemente durante il ritornello grazie all'aggiunta di violini e ad un'esplosione di musica che accompagna la voce di Ayumi. Di nuovo una buona traccia, che però assomiglia troppo a "call" e non rimane particolarmente nella memoria dell'ascoltatore.
Di tutt'altra natura invece le tre tracce che seguono, che marcano il nucleo dell'album e le canzoni più belle presentate in tutta questa era. L'introduzione di "reminds me" è molto misteriosa, il che attira di già l'attenzione di chi non si era particolarmente impressionato dalle due tracce precedenti. Il primo verso è costruito da una melodia calma che si conclude con l'aggiunta delle onnipresenti chitarre elettriche. Queste ultime ci accompagnano in un ritornello malinconico ed emozionante, molto simile, nello stile, a canzoni come "November" o (più lontanamente) "ourselves". Ritorniamo quindi a quel genere a cui accennavo all'inizio, ovvero quelle tipiche canzoni di Ayumi Hamasaki: pop sì, ma decisamente ricercate e particolari, che rimangono nella mente di chi ascolta e che invogliano ad un altro ascolto più attento.
"Return Road" (composta da D.A.I) è, secondo me, la canzone più bella di questo album. Iniziamo con un'introduzione affidata all'organo, strumento che di solito promette una canzone piena di climax e in stile "old" Hamasaki. Abbiamo infatti un bel primo verso, decisamente meno anonimo delle canzoni presentate inizialmente, con violini e una melodia già ben definita. Il ritornello è degno di "Love songs": motivo malinconico, voce che si unisce bene, note lunghe e orecchiabilità. Di nuovo si gioca sull'esplosione di musica, che prosegue poi in assolo per sfociare nel secondo verso, ancora musicalmente ben studiato e intrigante. Un'ottima traccia.
Non cambiamo stile e andiamo alla bella "Tell me why", la cui introduzione questa volta viene presentata dal piano. Ancora una volta la canzone è costruita da una buona melodia musicale, particolare e tipica delle canzoni old school di Ayumi Hamasaki; nei versi è già possibile capire l'atmosfera della traccia, che sfocia in un ritornello facile da ricordare nonostante possa provocare diverse sensazioni nell'ascoltatore. La voce della cantante si destreggia sempre bene in questo sound.
Ed ecco che arriviamo al secondo interlude, "a cup of tea", che, purtroppo, annuncia la fine di questa parentesi alla "Love songs". Il titolo ci ricorda di nuovo il luogo in cui è stato registrato l'album, e torniamo a sound più elettrici e meno malinconici, questa volta uniti a strumenti classici come violini e chitarre.
La terza parte dell'album si apre con "the next LOVE", traccia che si apre con un'introduzione da orchestra, e, con l'aggiunta della voce della cantante, si trasforma in una canzone jazz da bar con atmosfera calda e quasi sexy. L'esperimento di Ayumi è molto interessante, e la canzone in sé é ben costruita nella melodia, nei versi e nei ritornelli. Purtroppo non sono una fan di questo genere, il che mi porta spesso a saltare la traccia, nonostante ne riconosca i pregi.
Purtroppo non cambiamo stile, e continuiamo con questo pop-jazz con "Eyes, Smoke, Magic", con un'atmosfera decisamente più divertente e meno sexy della canzone precedente. Di nuovo mi chiedo se sia il sound giusto per Ayumi, che sembra però divertersi decisamente cambiando la sua voce a dipendenza delle parti della canzone. Purtroppo non sempre le riesce in modo perfetto e ancora una volta non penso sia il genere per lei.
La terza parte di "Party Queen" prosegue verso la conclusione con "Serenade in A minor", un'altra interlude (questa volta più lunga), dove i protagonisti sono i violini che suscitano sentimenti che vanno dalla tristezza alla malinconia.
L'interlude porta alla quarta ed ultima parte dell'album, che si conclude con l'unica ballata, ovvero "how beautiful you are". È una tipica ballata della cantante con protagonisti la sua voce, il pianoforte in primo piano, e l'orchestra in sottofondo. Il messaggio non è nuovo ma sempre dolce e bello; la canzone suscita molte emozioni ed è ben curata. Naturalmente, non è all'altezza di vecchie perle in stile "HEAVEN" e simili, ma è comunque molto bella. L'unica pecca è forse proprio la voce della cantante, che si destreggia bene nelle parti più calme, ma a volte risulta un po' troppo stridula se confrontata dalla dolcezza dei passaggi precedenti. A volte viene da pensare come verrebbe se qualcun altro la cantasse...

Personalmente preferisco leggermente "Party Queen" a "Rock'n'Roll Circus". Purtroppo, prediligendo la Ayumi Hamasaki "old school", quella che fa sognare con canzoni semplicemente pop ma con un sound e una melodia comunque così ricercati e diversi, mi ritrovo ad apprezzare sì l'album per la sua costruzione intelligente e l'innovazione cercata, ma continuo a tornare indietro, verso "Love songs". Il nucleo centrale formato dal trio "reminds me", "Return Road" e "Tell me why" mi riporta a quel periodo e mi spinge quindi a tornare a ritrovare quella Ayumi Hamasaki. È sicuramente una questione di gusti: per la seconda, terza e quarta parte dell'album si possono fare alcune critiche. Nella seconda le canzoni sono un po' troppo simili ma comunque decisamente più curati musicalmente rispetto alla prima; nella terza rimaniamo molto buoni in ambito musicale e c'è una buona diversificazione tra sexy e divertente, ma il genere non mi convince; la quarta parte purtroppo è costituita da una sola canzone, e si sente la mancanza di altre ballate. La prima parte è quella che mi convince meno: Ayumi non è nuova allo stile elettronico, e ci aveva già regalato una canzone divertente ma decisamente più particolare con "Ladies Night". È a questa traccia che avevo infatti pensato quando fu annunciato il titolo dell'album. Ma ormai "(miss)understood" sembra essere di un'altra epoca; epoca che sembra risorta leggermente con il magnifico "Love songs". Ma chissà, se veramente c'è un'alternanza, il prossimo album sarà un ritorno allo stile che preferisco...
Qualità complessiva delle tracce: 7.5
Musica: 9.5
Voce: 7
Copertina: 7.5
Copertina Limited Edition/First Press: 6.5
Contenuti DVD: 10
Cover DVD: 5.5
7.64
Media dei voti degli utenti: 6
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Opinioni sul disco ''Party Queen''
#01
Saiki
Voto: 6.5
mail
Devo dire che questo album mi ha lasciata interdetta su molti aspetti, prima di tutto la voce di lei. Ayumi ha perso tantissimo e questo non sono la sola a dirlo. Risulta priva di tecnica e canta come se stesse al karaoke. Comunque sia analizzando le tracce non tutto PARTY QUEEN è da scartare:

Premetto che parlo da fan di Ayu, parlo da una che è cresciuta con I Am e miss(understood), con A Ballad e cosî via...

Party queen è tutto sommato carina, bel ritmo, bei vocalizzi, il testo si vabbè ha fatto di meglio ma se prendiamo in conto l'atmosfera in cui collochiamo la canzone, si apprezza.
Stessa scia presentano Na Na Na e Shake It, tutto sommato carine, bel ritmo anche qui.
La parte che preferisco però lasciando perdere i numerosi interludi, di cui si salva solo Taskebab, forse, è la sezione ballad:
Call infatti è una canzone perfetta, musica, testi in perfect old style ma la voce di Ayumi è veramente pessima. Si sente di meno nei ritornelli, ma nelle parti più calme la sua voce è veramente insentibile, sembra abbia un nodo alla gola.
In Letter invece nulla da ridire, la voce sembra magicamente aver ripreso in maniera ottima. Ecco mi sento di dire che è qui che canta in maniera normale, perchè a dirla tutta in Love song ( la traccia principale del precedente album) cantava in maniera inascoltabile, placcando la voce con la gola in maniera indecente, dia solo sa perchè.
Reminds, Tell me why e Return Road anche qui si parla di bei pezzi con dei bei testi davvero, nulla da ridire, inoltre il ritorno di Nakano per me è stato molto piacevole.

L'ending dell'album a me non è piaciuto molto, amo molto il genere ma davvero mi è sembrata una cosa insentibile. Chiamarlo Jazz, piuttosto remake di cabaret, ma sulla lingua giapponese il tutto è veramente strano da sentire, e quindi salto le tracce quasi sempre.

Cover inguardabili, insomma si salva la CD EDITION, in cui lei non è a quattro zampe. I PV, almeno personalmente, non mi sono piaciuti molto... ricalcano proprio le "americanate" e non mi hanno lasciato nulla, a differenza dei vecchi lavori di Ayu. Speriamo vivamente che lasci l'inghilterra per sempre se è questo il risultato.
2012-08-18 17:29:53
 
#02
aleksG
Voto: 8
http
A me PARTY QUEEN è piaciuto molto, non è il miglior album di Ayu, però non è male.

Lo preferisco a Rock'n'Roll Circus, e la parte centrale è senz'altro la mia preferita.

Le ultime tracce mi lasciano un po' perplesso, non le salto, però diciamo che non sono fra le mie preferite.

Cmq in generale un buon album, e per me un 8 se lo merita tutto!
2012-08-21 15:37:05
 
#03
kumimoto
Voto: 6
mail
A mio parere Il disco più oscuro della carriera di ayumi, si potrebbe descrivere in quattro parti: Sperimentale, decente indecente ed inutile. I tre interlude (due dei tre molto carini) dividono queste tre parti, abbiamo nella prima parte sola una canzone decente (nanana) ma una sperimentazione pop rock a sfondo musicale inglese che non dispiace, nella seconda parte quella che può essere considerata la parte migliore con musica con archi e piano e una struttura old ayumi all'interno delle canzoni sempre di effetto e piena di emoziona nella terza parte c'è ben poco da dire di quello stile cabaret che vuole essere sexy e non lo è e di quella classica ballata a fine disco di cui ayumi ha riempito la carriera non si sa che farsene. Ha fatto di meglio e questo è il suo peggior album a mio parere.
2014-05-07 00:42:47
 
#04
Pannero
Voto: 3.5
http
mail
Mi dispiace, da grandissima fan di Ayu, boccio Party Queen su tutta la linea. Sicuramente è un buon cd, rispetto a molti altri, ma se si va a paragonarlo coi lavori precedenti di Ayumi non c'è proprio storia per me, ed è per questa delusione che gli do un voto tanto basso.
Per me è come se tutto il coraggio che Ayu e i suoi compositori hanno mostrato negli anni, mischiando pop a elettronica e a pezzi rock, sia svanito nel nulla. E anche le ballate da parecchio tempo sono ripetitive e scialbe.

Non c'è nulla di particolarmente audace in Party Queen, Shake it, Party Queen stessa e Tell me Why sono abbastanza piacevoli, ma niente di eclatante (siamo ben lontani dai tempi di Rainbow e di quelle ballate pazzesche come Hanabi). Anche con Return Road mi sembra che volessero andare sul sicuro, tipica canzone scritta da DAI per Ayumi, che però ormai per me sa solo di minestra riscaldata.
L'unico interlude che mi è piaciuto è A cup of tea. (e dire che in passato ci sono stati interlude fenomenali come Tasking e Not yet!!)

L'unico pezzo che forse salvo del cd è How beautiful you are, ma anche qui è innegabile dire che non ci sia stato un calo nella qualità della voce di Ayu.
Che altro aggiungere? Delusione sotto molti, troppi punti di vista, e Ayumi può fare (ha fatto) molto molto di più. Quindi perchè accontentarsi?
2014-05-10 14:51:33
 
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