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Brown Eyed Girls
recensioni
Coperdina di SIXTH SENSE - Brown Eyed Girls
SIXTH SENSE
Album pubblicato il 27 Settembre 2011

Quarto album coreano per la girl band, aggiunge nuovi elementi alla vecchia formula più diretta delle ragazze, passando dal musical broadwayano a elementi latinoamericani e jazz, sempre filtrati attraverso una sensibilità marcatamente pop. Il disco, promosso dal PV della title-track, censurato per il suo contenuto troppo politicizzato, è stato ben accolto dal pubblico coreano, ma anche dalla blogosfera internazionale, che ha apprezzato la svolta sonora, nonché una maggiore maturità da parte del quartetto.
795 click, 3 voti degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 18 Ottobre 2011
Riproposta ed aggiornata il 25 Ottobre 2011
Brown Eyed Girls - SIXTH SENSE
Brown Eyed Girls - SIXTH SENSE
Brown Eyed Girls - SIXTH SENSE
Sono stati anni intensi, gli ultimi, per il dirompente quartetto delle Brown Eyed Girls: tra i debutti solisti di due delle ragazze, Narsha e Ga-In, entrambi particolari e alquanto interessanti anche sotto il profilo più strettamente sonoro, e il lancio di una carriera anche in Giappone (come oramai, sembrano fare tutte quante le girl bands coreane, visti gli enormi margini di profitto), non c'è stato un attimo di pausa che possa definirsi tale, anche se la mancanza dal mercato discografico della madrepatria ha cominciato a farsi sentire. E quando l'assenza stava cominciando a diventare pressante, ecco che le quattro scombussolano la nazione intera a suon di balletti militareschi e manovre da parata. Inutile dire che una mossa simile, che è valsa loro da un lato la censura per il messaggio troppo politicizzato del videoclip, dall'altro si è rivelata vincente, calamitando tutte le attenzioni su un ritorno sulle scene, che sarebbe potuto passare tranquillamente inosservato. E sarebbe stato un serio peccato. “SIXTH SENSE” infatti, diparte dai suoni più roboanti e smaccatamente urban-dance del precedente album “Sound G”, e nel contempo, complici anche le nuove sonorità affrontate dalle ragazze come performers soliste, percorre nuovi ed inaspettati sentieri musicali, che metteranno a dura prova staff e produttori di tutte le altre formazioni al femminile. Pop, fascinazioni da musical, tango e anche un pizzico di jazz, questi gli ingredienti per formare un prodotto solido e validissimo sotto ogni aspetto, al giorno d'oggi, la loro prova migliore e più pregevole. Brave così, girls! 

Si apre il sipario, e come da programma, tocca ad una breve overture alludere a quello che sarà il contenuto dell'opera, e tocca a “Swing it shorty (intro)” questo piacevolissimo onere. In poco più di un minuto di durata, l'opening track delinea con estrema efficacia non tanto la cifra stilistica del disco, denso com'è delle più disparate influenze e suggestioni, quanto l'andamento e il carattere. Il tono carismatico e potente della musica, che rimanda alle atmosfere da film poliziesco anni '50, ben descrive il taglio cinematografico, totalmente mutevole, delle canzoni, che difficilmente si lasciano catalogare in un solo genere di appartenenza. La dimensione fumosa, fieramente retrò, dell'intro lascia lo spazio alla pietra dello scandalo, quella “Sitxh sense” che anche nella sua composizione ricalca l'orgoglioso cipiglio marziale dello stupendo clip. Gli sparuti beat che compongono il pezzo non pregiudicano il sound ballabile ed estroverso, il quale, sposandosi con gli archi campionati, definisce una melodia potente, formidabile, particolarissima, suggellata dalle decise voci delle ragazze, sempre puntuali e mai troppo effettate, in perfetta sintonia tra loro. Cosa cercare di più in una canzone pop? Anche la successiva “Hot shot” non accenna a calare la tensione, e a dire la verità, non se ne sentiva proprio il bisogno. Spostandosi su lande più lounge-jazz, ma ben lontane dalla posticcia atmosfera broadwayana delle Secret, le BEG danno in pasto agli ascoltatori l'ennesima conferma del loro estro interpretativo, che non sotterra mai le ottime basi proposte, ma anzi, ne nobilita gli intenti, facendo sì che anche quando il tasso di banalità e alto, le loro canzoni siano solitamente ben lontane da cliché di ogni sorta. Anche in questo caso, le sonorità così black, riproposte negli ultimi anni in ogni salsa possibile ed immaginabile, qui appaiono tutt'altro che scontate, ma vengono invece esaltate dall'insolito accostamento ad una melodia rapida e swingata, che fila che è un piacere. Studiata nel dettaglio, la traccia è ricca di spunti e offre uno spaccato di come dalla sintesi di più influenze si possano ottenere grandi risultati. Ci si muove in territori più marcatamente k-pop in “La bohème”, la quale, nonostante il titolo pucciniano, non si riferisce in alcun modo alla famosa opera ottocentesca, bensì, si inserisce in quel contesto di un R&B minimale, velato e soffuso, nel quale i Coreani sono maestri incontrastati. Non così eruttiva come le precedenti canzoni, rimane comunque su livelli più che dignitosi, frutto anche della buona armonizzazione, per una melodia non proprio immediata, che riesce ciò nonostante a concedere qualche piacevole sussulto. Non si lascia comunque ricordare facilmente, tutto qui. Molto meglio fa la ballatona al pianoforte “Bulpyeonhan jinsil”, traducibile, con buona approssimazione, all'inglese “Un inconvenient truth”. Caratterizzato da sensuali accenti latini, ampiamente incontrati nell'ottimo EP di debutto di Ga-In, il lento si sviluppa in una melodia forse prevedibile, ma che formalmente è quanto di più impeccabile si possa desiderare. La pecca che si può additare al pezzo è quella di aver inserito nell'elegante contesto compositivo un inciso rap, poco funzionale, e a dirla tutta, anche alquanto pretenzioso. Miryo sicuramente è una rapper più che capace, e sa modulare bene la sua parlata, ma quanto potrà mai azzeccarci la sua velocità in una tessitura di base così romantica e patinata? Nel complesso, si tratta di un brano più che discreto, ma ad ascoltarlo nel dettaglio, è lì che mostra i suoi (non trascurabili) difetti. Le ritmiche più frizzanti e coraggiose tornano a dominare in “Lovemotion”, dove costruiscono una progressione serrata, quasi dance, che però non esplode mai in un chorus vero e proprio, almeno non a livello di arrangiamento, anche se pure la melodia, onestamente, non è che abbia chissà quale climax. Ed è proprio questo il punto di forza del brano: piuttosto che scegliere la strada più facile, pompando a dismisura il ritornello, e lasciando che le strofe si mantengano a mera struttura portante del pezzo, i songwriters hanno deciso bene di lavorare con ritmi sincopati, di rendere tutto quanto il brano un unico grande chorus, insomma, di “complicare” molto la faccenda, senza però appesantire il risultato finale, che invece risulta essere fluidissimo e affascinante. Una vera e propria rivelazione. L'interludio a titolo “Countdown” mette di nuovo in mostra il lato più “concettuale” del progetto, inserendo, per un'altra volta, all'interno di una cornice teatrale, che sembra sempre aleggiare durante tutto il corso del disco. Le voci delle quattro qui si fanno cadenzate e grintose, richiamano quasi il territorio del burlesque, ma modernizzandolo per il contesto digitale attuale, il che, anche qui, si rivela decisivo. E' notevole constatare come anche negli interludes, notoriamente tracce di passaggio o poco altro, le ragazze non abbassino mai la guardia, ma anzi, continuino ad inanellare intuizioni vincenti come se fosse acqua, segno che anche il loro contributo alla riuscita dell'album è tutt'altro che secondario. “Vendetta”, è la traccia di chiusura del lavoro (se si esclude l'interessante versione strumentale di “Sixth sense”, che mette in evidenza l'ottima scrittura alla base del brano), ed è l'ennesima conferma per il quartetto. Traendo elementi dai più disparati settori musicali, apparentemente anche inconciliabili tra loro, come il jazz, lo swing, la psichedelia, e anche un po' di pop-rock, che non guasta mai, ne viene fuori una miscela unica e sensazionale, alla quale il quartetto riesce a tener testa con le sue performances accurate e accorte, dotate di quella fierezza che oramai è diventata un loro marchio di fabbrica. 

Oramai più “ladies” che “girls” (fatta eccezione per Ga-In, le altre hanno raggiunto la trentina), le Fantastiche Quattro hanno aggiunto alla loro dirompente sensualità, una consapevolezza ed una maturità non così semplice da riscontrare in tanti dei progetti consimili. E tutto qui, in “Sixth sense”, grida di un equilibrio conquistato, di una nuova dimensione artistica, che si confida potrà portare alla stesura di altri entusiasmanti capitoli. Una sola cosa è certa, nell'Anno Domini 2011, le Brown Eyed Girls, a parere di chi scrive, sono la migliore girl-band in circolazione.
Qualità complessiva delle tracce: 7.5
Musica: 8
Voce: 8
Copertina: 8.5
Qualità PV a-side: 8.5
8.1
Media dei voti degli utenti: 8.17
Clicca qui per i voti dettagliati
Opinioni sul disco ''SIXTH SENSE''
#01
aLz
Voto: 8
non posso che trovarmi d'accordo su questa recensione, che in poche e precise parole racchiude la perfetta descrizione di uno dei migliori album coreani degli ultimi 3/4 anni. Senza dubbio sono tutte tracce molto belle e particolari, ad esclusione di Bulpyeonhan jinsil che nemmeno a me ha entusiasmato molto.
2011-10-19 13:50:34
 
#02
Kuroneko_89
Voto: 8
http
mail
Concordo anche io, mi è piaciuto davvero tanto quest'album! E' cosî diverso dai lavori precedenti, nonostante anche questa volta ci sia tutto quel mix di elementi ormai ben noti (sound elaborato, maturità artistica da parte delle ragazze ecc. ecc.) che rende la loro musica cosî diversa da quella di tutti gli altri gruppi di idol!
2011-10-19 17:08:26
 
#03
Bobby Drake
Voto: 8.5
mail
Ottima recensione per il disco migliore del 2011 in Corea. Vendetta e Sixth Sense sono semplicemente dei capolavori e poi che dire di Lovemotion che possiamo definire come un nuovo arrangiamento vocale di Moody Night? Ottimo disco, davvero un passo avanti per le BEG che già con Sound-G erano riuscite a fare un gran salto, ma con questo SIXTH SENSE hanno sicuramente rimesso in discussione la loro musica e il loro stile.
2011-10-19 23:56:08
 
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