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Coperdina di WAVE RUNNER - CAPSULE
WAVE RUNNER
Album pubblicato il 18 Febbraio 2015

Quindicesimo album per il duo electro giapponese, costituisce una sorta di ritorno ad un sound più aggressivo e ballabile, in una commistione di sonorità electro-house, brostep e techno. Anticipato da due singoli digitali, e disponibile anche in un'edizione limitata inclusiva di un CD aggiuntivo contenente quattro extended mix di alcuni dei brani in scaletta, il disco ha raggiunto la quinta posizione in classifica Oricon, vendendo complessivamente 15000 copie circa.
583 click, un solo voto degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 07 Aprile 2015
Riproposta ed aggiornata il 02 Maggio 2015
CAPSULE - WAVE RUNNER
Di certo a Yasutaka Nakata non manca la puntualità. Potrà dedicarsi a mille progetti paralleli, ergersi a guru delle discoteche di mezzo Giappone e firmare alcuni tra i motivi più fastidiosamente appiccicosi dell'intero panorama j-pop, ma se si tratta di riporli per un po' nel cassetto e di tirare fuori nuovamente la lunghissima collaborazione (sono quasi 20 anni, oramai!) con Toshiko Koshijima, allora non esiste giustificazione che tenga. Ci si dimentica di tutto il resto, e ci si butta a capofitto nell'ideare il nuovo capitolo di una saga che oramai pare davvero inarrestabile, nonché ogni volta sorprendente per come riesce a farsi ogni volta fiera e coraggiosa interprete dei tempi che corrono. Al quindicesimo paragrafo di questa enorme, rocambolesca avventura, il duo ribadisce più che mai questo assunto, in una tensione costante al rinnovamento e in una crescente attualizzazione che non risulta mai essere un fiacco accodamento alla tendenza di stampo giovanilista: paradossalmente, un album tutto sommato impari come “WAVE RUNNER” ne è la testimonianza più eclatante. Partendo dai presupposti della electro-house più modaiola e godereccia, e iniettandoci una buona dose di sperimentalismo, quale ha caratterizzato per esempio l'ultimo spiazzante “CAPS LOCK”, il disco si dirama tra le urgenze più danzerecce dei beat, serratissimi e costruiti in maniera certosina, e una voglia di evasione che sembra contraddistinguere sempre di più il marchio CAPSULE, in un tentativo di bilanciamento tra le due opposte tendenze, di venuta a patti tra le due anime che oramai da tempo informano l'ispirazione di Yasutaka e di conseguenza le sue dirette manifestazioni discografiche. A questo giro però qualcosa sembra davvero mancare per far scattare la magia, quella scintilla che sappia irretire al di là di un fugace e temporaneo contatto. Ma si sa, non tutte le ciambelle riescono con il buco ben formato....

Chiariamo sin da subito: il disco in questione è tutt'altro che un lavoro privo di sostanza, e di idee ne piazza sul tavolo parecchie. A volte però a mancare è il coraggio di portarle fino in fondo, di ingarbugliare la faccenda anche se il risultato finale potrebbe condurre a suggestioni d'ascolto decisamente più spiazzanti e interessanti. Si intuisce però, nella costruzione stessa dei beat, nella cassa spesso drittissima, senza deviazioni di sorta, la voglia di imbastire un disco dance, con sbilanciamenti di rilievo, ma sostanzialmente dance, fisico, materico, giocato più sul coinvolgimento che sulla suggestione. Già l'intro si premura di illustrare il concetto con forza: “Wave Runner”, pur in tutta la sua brevità, presenta un pattern ritmico dinamico e sfuggente, comunque sempre ben caratterizzato nei suoi elementi, a cui manca giusto l'esplosione di un ritornello per poter essere una bomba di quelle pronte ad essere lanciate in discoteca. “Another World” rimarca il discorso senza troppi preamboli. Per quanto attacchi piano, (quasi sommessamente, verrebbe da dire, visti gli standard del duo), con quel tocco di tastiera delicato e armonioso che pare quasi un pezzo modern-classical (esagerazione voluta), ci vuole davvero poco, giusto il tempo che entri in scena Toshiko, distorta e filtratissima come al solito, perché la strada curvi in maniera davvero (in)aspettata. L'atmosfera comincia a farci decisamente più scomposta, il bridge prende una traiettoria impervia, l'elemento house si fa sempre più preponderante, per quanto non è forse la traccia che potreste ascoltare in una serata in discoteca standard. Poco importa comunque, perché il pezzo è stato studiato proprio per quell'ambiente, indipendentemente dalla sua attitudine decostruttiva (obiettivamente, l'ascolto è tutt'altro che fluido e omogeneo, ciò non toglie che non sia privo di una sua solida coerenza interna), e perché a sudarlo sulla pista da ballo è quanto di meglio potrete farci. Parlando di sudore, “Dreamin' boy” ve ne farà versare ancora di più, quante forse nemmeno immaginavate da un act comunque bello improntato alla dance come i CAPSULE. Prendendo ispirazione dalla electro-house più aspra e tamarra, iniettandoci una dose di ignoranza in più che non guasta mai, e frullando tutto in un amalgama segmentato e irrefrenabile, la traccia corre via dinamica e godereccia, non senza qualche eccesso di troppo da limare (gli inserti brostep à la Skrillex in questo caso lasciano davvero il tempo che trovano), ma tutto sommato piuttosto soprassedibile. Chi non ama troppo i club-banger e le atmosfere da party umidiccio alle due di notte proverà un discreto fastidio, ma per tutti gli altri c'è di che rallegrarsi, questo è poco ma sicuro. Tra i brani più melodici e più riallacciabili al passato del duo, con quel lieve tocco di shibuya-kei che ci ricollega idealmente alle loro prime fatiche sull'aprirsi del nuovo millennio, “Hero” rimane sempre fedele ai costrutti della house, ma questa volta li declina in maniera più pacata, più attenta allo sviluppo di una composizione che sappia avere anche un'appetibilità di stampo pop. Forse il ricorrere troppo a trucchetti propri di un David Guetta frena in parte gli entusiasmi, ma tutto sommato il pezzo regge senza sfilacciamenti o sbavature di sorta, di conseguenza non ci si lamenta più di tanto. Parte invece piano piano “Dancing Planet”, mostra la sua vera natura con calma, prima di esplodere e svelare la sua natura corposa, martellante, nuovamente adatta per la pista da ballo. Il beat comunque si fa più felpato, è la linea di synth sovrastante a delineare perlopiù il brano, che tra climax ascendenti e momenti di maggiore distensione presenta un'altalena percettiva di notevole intensità, consentendo al pezzo di stagliarsi tra i più convincenti della raccolta. E questo per quanto riguarda la prima parte. Purtroppo, nella seconda metà non tutto riesce ad esprimersi con sufficiente intensità, o quantomeno a sfoderare particolarità degne di considerazione. “Depth”, nel mix vocale che presenta quindi anche la voce di Toshiko in prima linea, ci prova a sovvertire questa tendenza, ma finisce per convincere meno del previsto. Intendiamoci, l'utilizzo del brostep come arma stilistica nel proprio carniere è tutto sommato un espediente intelligente; il rischio però di sfruttarlo nella maniera deteriore è sempre dietro l'angolo, il pericolo di suonare come l'emulo di Skrillex non sparisce mai completamente. Nakata schiva la trappola con discreta efficacia, infilando comunque un motivo dance senza grossi patemi d'animo, di converso finisce per appiattire il canto della Koshijima ad una cantilena priva di nerbo, e anche tutta la baracca musicale di converso. Ed è un peccato, perché sarebbe potuta venire fuori una commistione originalissima, considerando che in Giappone dubstep e derivati ancora faticano ad essere accettati anche dal pubblico più largo, ma così purtroppo non è stato. “Feel Again” gioca infatti su territori ampiamente più convenzionali e risaputi, per non dire scopertamente pop. Toshiko qui è più presente che mai, il pattern ritmico è nettamente più elementare rispetto alla media dell'album, e vi è pure l'intermezzo melodico senza testo a cui oramai ci ha abituato qualsiasi club-banger che si rispetti. Tutto è come te lo aspetti a questo giro, non c'è niente di spiazzante nemmeno in negativo: fila liscio senza lasciare grossa impressione di sé, insomma. Anche “Unrequited Love” tutto sommato non si discosta troppo dai cliché del genere: con tutto che la voce effettatissima della Koshijima dona un'aura non proprio usuale al brano, e che il bilanciamento delle varie parti qui riesce in maniera efficace, alla fin fine quello che resta è la totale resa alla convenzione di un arrangiamento electro-house davvero come tanti altri, senza qualche qualità aggiuntiva che lo faccia brillare, stagliare rispetto alla media. “White As Snow” segue in maniera simile il canovaccio delle tracce che l'hanno preceduta, senza grossi scossoni, ma . Yasutaka ci prova ad alterare gli equilibri, a modificare qualcosa, specialmente in fase di arrangiamento e composizione, con qualche tono più tamarro del previsto e una struttura complessivamente più arzigogolata e piena di imprevisti (l'inserto di tastiera sul quale si muove Toshiko tutto sommato non è male), però non è che alla fine il risultato sia proprio eccelso. Si lascia ascoltare, e nell'economia del disco ha il suo valore, ma non è niente di più. “Beyond The Sky” giunge a chiusura dell'album, simpatica e gradevole, ma tutto sommato innocua, nello stesso approccio stilistico che ha caratterizzato tutti quanti gli altri pezzi, quale più quale meno. Superfluo commentare ulteriormente.

WAVE RUNNER” figura insomma come tappa di passaggio, come visita di perlustrazione estemporanea, alla volta di tappe ignote e inesplorate. Con tutte le perle e gli album di valore che i CAPSULE hanno saputo elargire nel corso della loro carriera, una piccola defaillance (e non un disastro, come molti hanno visto di dipingerla) ci sta ed è parte importante, se non necessaria, nella loro costante reinvenzione artistica. Attendiamo quindi fiduciosi nuovi sviluppi, con la certezza che altre sorprese si celino dietro l'angolo.
Qualità complessiva delle tracce: 6
Musica: 6.5
Voce: 6.5
Copertina: 7
6.5
Media dei voti degli utenti: 6.5
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Opinioni sul disco ''WAVE RUNNER''
#01
Pannero
Voto: 6.5
http
mail
Sono d'accordo con il voto. Wave Runner per me e' un BUON album, "classico" e modaiolo EDM piu' che qualcosa di tipico dei Capsule come Player. Si sente che stavolta Yasuyaka voleva andare sul sicuro e sul commerciale, il risultato- so che non piacera' ai fan piu' hard dei Capsule- ma e' gradevole, anche se sicuramente non memorabile.
Le mie preferite sono Feel again (classico pezzo EDM/dance) e Herp
o anche se la trovo meno incisiva. Anche Depth non e' male (e' la colonna sonora di non mi ricordo cosa) un po' piu' complessa.
Il resto forse e' tutto un po' troppo incolore, la mia preferita dell'album rimane proprio l'intro Wave Runner che carica all'inverosimile l'atmosfera, come se ci dovessimo aspettare qualcosa di cupo e forte, promessa rispettata a meta'.
2015-04-14 10:29:58
 
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