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Chihiro Onitsuka
recensioni
Coperdina di Ken to kaede - Chihiro Onitsuka
Ken to kaede
Album pubblicato il 20 Aprile 2011

Sesto album per Chihiro Onitsuka, ma primo sotto un'etichetta indie, miscela alle sue romantiche ballate influenze celtiche e grintosi ritmi rock. Preceduto da un solo singolo, vende poco più di 7000 copie, sancendo oramai il netto calo di popolarità che la cantautrice ha subito nel corso degli anni.
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di kikkokat
Pubblicata il 16 Luglio 2011
Riproposta ed aggiornata il 21 Luglio 2011
Si intitola "Ken to kaede" (traducibile come "La spada e l'acero") il sesto album della cantautrice Chihiro Onitsuka, si tratta però del primo album uscito per la "For Life Music", casa discografica abbastanza di nicchia che ha dato alla luce, ciò nonostante, lavori di artisti molto interessanti come Fuyumi Abe o più conosciuti al pubblico come Yo Hitoto. Il lavoro è uscito il 20 Aprile 2011, anticipato da un solo singolo, "Aoi tori". Purtroppo, sia album che singolo non sono andati bene in classica: "Ken to kaede" infatti è il primo album della carriera della Onitsuka a non centrare la top 10 di Oricon, fermandosi al numero 16 con 7.000 copie vendute finora. Per quanto riguarda quest'opera, la cantautrice si è valsa per metà di collaboratori internazionali come Eric Gorfain e la sua band (collaboratore anche per P!nk, Vanessa Carlton e Fiona Apple) ma non si è dimenticata di sue vecchie conoscenze, come il produttore Masayuki Sakamoto che già aveva lavorato con lei in precedenti produzioni. Il disco si discosta dai precedenti per un sincretismo musicale di maggior respiro; oltre alle ballate, marchio di fabbrica di Chihiro, vi sono episodi più rock, ma anche qualcosa di elettronico, piuttosto che alcuni elementi di musica celtica. 

Proprio con un sound celtico si presenta la prima traccia del brano, "Aoi tori". Si tratta appunto di un pezzo suonato con strumenti classici della musica irlandese, regalando però allo stesso tempo un sound molto moderno e accattivante. Il ritornello è orecchiabile, cantato con il cuore (si sente la passione traboccare dalla voce della cantante) e il tutto scorre deliziosamente. Verso la fine il climax diventa sempre più forte, e la voce di Chihiro cambia di nuovo, alternando i versi, interpretati pacatamente, e cantando i ritornelli in maniera graffiante. Si prosegue con "Yume kamo shirenai", una canzone che fa pensare subito ai suoi precedenti pezzi meglio riusciti, come "Last Melody" del precedente "Dorothy", per fare un esempio. Basso, chitarre acustiche e un leggiadro pianoforte avvolgono perfettamente la melodia dell'intero brano. Quest'ultimo non delude già al primo ascolto, facendoci addentrare in territori a noi già conosciuti ma non per questo ripetitivi o auto plagiati. Il segreto di Chihiro è infatti quello di creare ballate molto diverse l'una dall'altra, non annoiando in nessun modo l'ascoltatore. Il terzo brano è "EVER AFTER" e si cambia totalmente registro. Ci troviamo di fronte ad un energico pezzo mid-tempo, con un bellissimo arrangiamento di archi che si sposa perfettamente con le chitarre elettriche e le percussioni. Quello che colpisce forse è proprio la struttura musicale, che unisce violini ad un tappeto musicale tipicamente rock. La cantante ha confessato di aver scritto questo pezzo con in mente il gruppo degli ARASHI (da qui il brio che imperversa nella traccia). Si prosegue poi con "IRIS", il pezzo meglio riuscito dell'album. Molto simile alla seconda traccia, questo pezzo incorpora l meglio di quello che sa fare la Onitsuka, ovvero sia ballate mid-tempo ben formulate, con venature soft rock e arrangiamenti convincenti. La musicalità ricorda "Rollin'", canzone dal suo secondo disco "This Armor". Da quel lavoro, ad ogni modo, sono passati ormai quasi 10 anni e ovviamente "IRIS" risulta ben più matura. Basso e percussioni tessono le file della canzone in maniera sublime, regalandoci un brano di squisita fattura e tipico delle cantautrici europee. Atmosfere decisamente più cupe e riflessive ci aspettano in "Boku wo wasurenaide", una triste ballata di 3 minuti in cui il pianoforte è il protagonista indiscusso, insieme alla voce molto ferma della cantautrice. Anche gli archi hanno un loro ruolo, che placidamente sembrano nascondersi dietro al piano, offrendoci una stupenda intrecciatura strumentale. Per chi ama le ballate piene zeppe di malinconia, ma non mielose, questo è il pezzo perfetto da scegliere. La sesta traccia è un cantato originale di matrice celtica, intitolato "An fhideag airgid" e cantato in lingua gaelica. Ascoltando questa canzone, si capisce la voglia della cantautrice di confrontarsi con generi a lei poco consoni, o comunque, ben poco trattati nella sua discografia. Direi che esce bene da questa prova (per una giapponese non so quanto possa essere difficile cantare in una lingua come il gaelico...) Il risultato comunque non è deludente e regala qualcosa di nuovo, ma soprattutto originale. A fare il padrone per questo canto popolare è il tin whistle, ovvero un flauto tipico della musica celtica, della famiglia dei flauti dolci. Anche il pianoforte fa la sua parte, regalandoci melodie inaspettate. E' poi il turno di "SUNNY ROSE", canzone non proprio inedita, che era infatti contenuta nel DVD "NINE DIRTS AND SNOW WHITE FLICKERS", un concerto live che la cantautrice aveva tenuto il 26 Aprile 2008 e di cui presenta appunto l'inedita "SUNNY ROSE", che ora viene riproposta con un arrangiamento non molto distante da quello originale. Si tratta infatti di un pezzo celtico (anche se nella versione originale era più acustico) con un cantato quasi "spettrale" in cui la cantante sembra davvero posseduta. Il testo, tutto in inglese e abbastanza non-sense, è breve e il brano infatti non supera i 2 minuti e mezzo. E' uno dei brani che convincono di meno, lo trovo abbastanza scadente paragonato ai 6 brani precedenti. C'è un secondo arresto da segnalare e si tratta della traccia seguente, "NEW AGE STRANGER" canzone anch'essa tutta in inglese, con un testo che solo la cantante può decifrare per quanto è assurdo e pieno di errori, ma il succo è che "ormai siamo schiavi delle nuove tecnologie", ecc, ecc... Nulla di nuovo all'orizzonte (almeno per quanto riguarda il testo) L'arrangiamento beh.... E' qualcosa di vagamente elettronico che cozza con percussioni e chitarre elettriche, insomma tutto sbagliato. Ho trovato molto più gradevole la versione totalmente acustica che si può trovare come b-side del singolo di "Aoi tori". La nota positiva è che almeno Chihiro sembra molto divertita mentre canta (cosa che si sente di più nella versione acustica, visto che sembra registrata in presa diretta) mentre nell'album perde anche questa verve... Meglio passare al pezzo successivo,"CANDY GIRL", un altro brano scritto pensando agli ARASHI. Infatti ci troviamo davanti un pezzo allegro con un arrangiamento che può ricordare l'estro di "STEAL THIS HEART" del precedente album, anche se non proprio a quei livelli. Come in "EVER AFTER", c'è una forte influenza rock, con basso, chitarra elettrica e percussioni che mandano avanti il tutto, formando un buon cambio di direzione (ci voleva proprio un pezzo up-tempo, che allentasse la tensione). Il ritornello rimane subito in testa, è infatti di facile impatto, così come deve essere una canzone pensata per gli ARASHI. La leggenda vuole che la cantautrice avesse scritto i due pezzi proprio per la band, ma poi, come spesso accade per un autore di testi che poi li interpreta anche, si era evidentemente affezionata alle sue "creature" e ha voluto tenerle per se stessa. Viene poi il turno di un brano pieno d'emozioni, ovvero "Tsumi no muko gin no maku" che puo' essere tradotto come "Oltre il peccato, uno schermo d'argento" titolo alquanto poetico che ben rispecchia tutto il brano. Il testo è ripetitivo, con il ritornello che si avvicenda più delle strofe, ma ciò non significa che ci troviamo davanti una canzone tediosa, poiché è studiata davvero bene, sembra un puzzle con mezzi molto simili ma intersecati in modo perfetto, per non creare confusione. Tra l'altro l' interpretazione della cantante è molto sentita, così come lo era in "Boku wo wasurenaide". Un'altra ottima prova per la cantante di Nango. La penultima traccia è di nuovo cantata tutta in inglese e si tratta di "WANNA BE A HAPPY WARRIOR". Stavolta c'è un atmosfera più intimista rispetto alle altre canzoni che aveva proposto in inglese. Chitarre acustiche, organo e orchestra d'archi si amalgamano alla perfezione, specie nel bridge, con un assolo di violino suonato proprio da Eric Gorfain. E' un pezzo ben riuscito sotto i punti di vista, specialmente quello musicale. Purtroppo Chihiro deve imparare meglio l'inglese, se vuole continuare a cantare in questa lingua. Più che gli errori di pronuncia stavolta è proprio la scelta di alcune parole ad essere sbagliata.  Chiude divinamente l'album "Kohaku no yuki", una ballata che ricorda i primi lavori della Onitsuka. Potrei farmi 20 esempi diversi paragonandola a sue canzoni precedenti specialmente dei suoi primi due album, ma mi limito a dire che dopo più di 10 anni, la cantautrice ancora riesce ad emozionare con pezzi mai scontati e sempre molto toccanti. Stavolta il pianoforte, perfettamente suonato, è alternato agli archi, molto soffusi. Anche l'organo, seppur in maniera minore, fa la sua parte, portandoci in una dimensione sognante, sospesa tra terra e cielo. La voce di Chihiro regge meravigliosamente per 6 minuti e passa. Probabilmente molti suoi fans della prima ora si aspettavano più pezzi come questo, ma è anche giusto sapersi rinnovare (in questo caso con l'esperimento della musica celtica, riuscito in maniera buona). 

Il booklet del disco è piuttosto cupo, quasi tutte pagine nere con i testi scritti in bianco. Le fotografie sono del bravissimo Mikio Ariga, fotografo giapponese molto famoso all'estero (ha curato le foto di numerosi cantanti sia americani che europei). Non fatevi trarre in inganno dalla copertina, dove c'è un'angelica Chihiro. Nelle altre foto infatti la cantante è vestita in modo piuttosto bizzarro ed è truccata pesantemente. L'album non delude, e la cantautrice ha autoprodotto tutto quanto il disco: con la For Life Music si prende tutte le libertà creative che vuole. Probabilmente con questo lavoro ci sarà una svolta nella sua carriera, facendola entrare in un mondo maggiormente di nicchia. Forse sarà meglio così, non dovrà infatti abbassarsi ai compromessi delle major (anche se in più di 10 anni di carriera, la ragazza si è sempre rivelata determinata, lasciando la EMI quando volle presentare quella perla rock di "Sodatsu zassou"). L'unica pecca è che "Ken to kaede" è leggermente inferiore a "Dorothy", il suo disco precedente. Non ci sono infatti quelle meravigliose musiche, quegli arrangiamenti ricercati, quel pot pourrì di strumenti musicali, anche inusuali, che speziavano il disco di fascinazioni lontane.
Qualità complessiva delle tracce: 8
Musica: 8
Voce: 8
Copertina: 10
Booklet: 8
8.4
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