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Chihiro Onitsuka
recensioni
Coperdina di This Armor - Chihiro Onitsuka
This Armor
Album pubblicato il 06 Marzo 2002

Secondo album per Chihiro, si compone sostanzialmente di ballate, esplorandone tutte le potenzialità espressive. Il disco ha venduto oltre 500000 copie, capitanato anche da due singoli di grande successo, arrivando alla terza posizione della classifica Oricon.
1050 click, un solo voto degli utenti
di kikkokat
Pubblicata il 09 Marzo 2010

Si intitola "This Armor" il secondo album della cantautrice Chihiro Onitsuka. Un lavoro che in patria è stato messo in vendita il 6 Marzo 2002 ed ha venduto la bellezza di 510.000 copie, raggiungendo la posizione n.3 e restando per 24 settimane nella classifica Oricon. Un successo dovuto anche grazie ai singoli estratti: il doppio "infection/LITTLE BEAT RIFLE" (che è riuscito a vendere la bellezza di 180.000 copie circa) e "Ryuuseigu" (100.000 copie e un settimo piazzamento nella Oricon Weekly Single Charts). E' però il doppio singolo che forse ha trainato in maniera mostruosa l'album. "infection" è senza dubbio una delle canzoni più conosciute della Onitsuka, tra i fans ma soprattutto tra chi non è un estimatore della cantautrice. L'album poi ha contato sulla promozione con i PV realizzati per due altre canzoni: "Ibara no umi" e "ROLLIN'".

Ed è proprio con "ROLLIN'" che inizia il tutto. Si può rintracciare una bellissima base condita da percussioni e chitarre elettriche, con accenni acustici qua e là, ed inoltre un sound soft-rock che prende subito al primo ascolto, e che si rafforza con l'arrivo del ritornello, davvero orecchiabile e di forte impatto. Questa canzone è sicuramente una delle più energetiche dell'album, essendo un lavoro composto essenzialmente da ballate. Nel bridge si amalgamano bene il basso e la chitarra elettrica, creando un'alchimia quasi perfetta. Insomma, non si poteva proprio iniziare con una canzone migliore! Si prosegue con "Ibara no umi", e già dalle prime note si capisce che si cambia totalmente scenario. Una melodia triste di pianoforte fa da apripista agli archi, e l'atmosfera rimane un po' soffusa fino all'arrivo del ritornello, che avvolge l'ascoltatore in un'atmosfera incantata. Sicuramente la parte migliore del brano è la musica, molto ricercata e sofisticata. Nel bridge si insedia una dolce melodia di twin whistle, un flauto a sei fori tipico della musica irlandese, che impreziosisce il tutto. Parlando dal punto di vista compositivo, "Ibara no umi" è la canzone del disco meglio riuscita e forse la più matura, un prologo per quelle che saranno poi le ballate incluse in "DOROTHY". il suo ultimo più recente. La terza traccia è "Shadow", un'altra ballata di tutto rispetto anche se meno riuscita rispetto alla canzone precedente. "Shadow" si insinua nelle orecchie proprio come un'ombra, con un tappeto musicale leggermente psichedelico che poi lascia spazio ad un arrangiamento solido di pianoforte, accompagnato da spruzzate di violoncelli ad intermittenza. Il refrain è sicuramente la parte più forte della traccia, che può sembrare noiosa ad un ascolto superficiale, ma che invece è solo di difficile assimilazione. Meraviglioso è il bridge, una trentina di secondi strumentali suonati divinamente, accostando gli archi all'udu, un tamburo dalla forma piuttosto strana (tipo un'anfora) di origine nigeriana. Andando avanti con l'ascolto di questo bel disco, troviamo "everything, in my hands" un'altra ballata che stavolta si stacca dalle precedenti, per via di un arrangiamento più disinvolto e di facile presa. La canzone inizia con degli accordi di piano che poi vanno a sfociare con gli archi, arrangiati in una maniera leggermente più "grintosa". La melodia del pezzo è molto veloce ed accattivante, ed è particolarmente bello l'intreccio d'archi che si sente nel ritornello. Anche se tutto il pezzo sprizza energia ed entusiasmo per via dell'arrangiamento geniale, siamo ancora lontani dal soft rock di "ROLLIN'". Si prosegue con "Our Song", una canzone semi-acustica cantata interamente in inglese. La traccia ha un retrogusto folk, che a me personalmente piace molto. Mi ricorda molto Lene Marlin, cantautrice norvegese che nel folk e nei testi introspettivi ha trovato la sua strada. L'arrangiamento è molto semplice, con questi accordi di chitarra acustica molto calmi, che nel ritornello sono accompagnati da un tappeto di pianoforte e infine da una melodia di violoncello molto candida. Ogni tanto si sentono tocchi di djembe, un tamburo a calice originario dell'Africa occidentale, che da un tocco più raffinato all'intero pezzo. Poi è il turno di "Ryuuseigun", una ballata sofisticata e piena di fascino. A farla da padrone è il pianoforte, suonato ottimamente. La parte antestante al ritornello è qualcosa di favoloso, che tiene un po' sulle spine e fa pregustare quello che sarà poi il vero e proprio refrain, cantato in maniera divina. Nel bridge c'è un bellissimo assolo di archi, che poi lascia spazio al pianoforte, stavolta arrangiato in un modo più trascinante, giusto per creare quel climax che poi sfocerà con l'ultimo ritornello. “Ryuuseigun” merita tutto il successo che ebbe ai tempi, un pezzo pieno d'atmosfera e umanità. Si prosegue con "LITTLE BEAT RIFLE (album version)" , e qua mi viene da storcere il naso. Perché infatti non lasciare la bellissima e trascinante versione uscita come singolo? Perché cambiare una canzone originariamente piena di ritmo ed energia, per farla diventare un'altra ballata tra le ballate? Questo proprio non lo so, so solo che la versione "album" è sì bella ma non all'altezza dell'originale. Qua siamo di fronte ad una canzone che sembra un canto di quelli che si sentono la domenica mattina in Chiesa...Un andamento molto lento, con questi cori che fanno molto "cherichetti e company".... Bisogna anche ammettere che la canzone parla di Dio, come dice il ritornello "God is watching you, God is holding your grief", ecc..., però non mi va bene questa virata vero il gospel a discapito della versione solare ed estiva uscita tempo prima. Un piccolo passo falso! Anche "Arrow of Pain" non si discosta dal filone ballate, ma stavolta ci troviamo davanti qualcosa di più intenso e armonioso rispetto al pezzo precedente. Come "Shadow", anche "Arrow of Pain" non è molto immediata, bisogna aspettare il ritornello per non affogare nella noia (ovviamente se state ascoltando il disco in maniera superficiale, sennò vi rendete conto già da subito delle potenzialità della traccia). Anche qui lo strumento principalmente usato è il pianoforte, con occasionali percussioni che scandiscono il ritmo di quando in quando. Sicuramente questa è una canzone molto rilassante, una dolce ballata condita anche da sonorità di tastiere elettriche e piccoli sprazzi di synth che non guastano assolutamente per nulla. Poi è la volta di "infection", la ballata con la B maiuscola. Un capolavoro indiscusso, uno dei pezzi di maggior enfasi della Onitsuka. Subito parte una melodia di pianoforte molto nostalgica, che si arrampica su uno specchio di violini. Durante la prima parte della canzone, la voce di Chihiro è molto ferma e tranquilla, anche nel ritornello. Bisogna superare quasi 3 minuti d'ascolto per avere l'apice, ovvero una Onitsuka in stato di grazia, che canta il refrain in maniera ineccepibile, sorretta da un'orchestra di violini, violoncelli e viole. Nel bridge gli archi si fanno drammatici e il ritornello diventa quasi sofferto, uno squarcio di dolore che impressiona l'ascoltatore. Nel ritornello finale assistiamo davvero al lavoro di una professionista, nonostante sia solo il secondo album: la Onitsuka regala emozioni rarefatte e suntuose. C'è poi anche l'arpa ad impreziosire il tutto, come se dalla perfezione uscisse altra perfezione (e in questo caso credetemi, è proprio cosi!). Una prova eccelsa che va ai limiti dell'inimmaginabile. Il disco si chiude con "CROW", un pezzo che ha un sapore natalizio per via dell'arrangiamento giocato sul suono di campane e di cori. Un altro strumento usato ampiamente è il Wurlitzer, un pianoforte elettrico che rende la ballata un po' diversa dalle precedenti, per via di un arrangiamento unico e abbastanza sperimentale. La traccia non è molto immediata, ma come ho detto prima fa pensare al Natale e i cori che si sentono alla fine sembrano usciti da una di quelle chiese americane, un po' gospel ma non tediosi come "LITTLE BEAT RIFLE (album version)" .

Il booklet del CD è pregevole, le foto di Mika Ninagawa sono davvero fantastiche e vedono Chihiro immersa nel verde, tra alberi e folti cespugli. Ogni tanto ci sono fotoche la ritraggono su una strada deserta o davanti ad una staccionata. Ci sono anche foto di bellissimi fiori e infine di un cielo magnifico terso di nuvole, ormai al tramonto.

"This Armor" è sicuramente un album che ha meritato tutto il successo che ha avuto nel lontano 2002, forse ci sono troppe ballate e l'ascoltatore può cedere al tranello della noia. Ma resta il fatto che sono comunque 10 canzoni arrangiate in maniera eccelsa, con melodie di pregevole fattura e testi ben curati. Certamente Chihiro Onitsuka è una delle più brave cantautrici della scena contemporanea della musica giapponese.

Qualità complessiva delle tracce: 9
Musica: 9.5
Voce: 9.5
Copertina: 8.5
Booklet: 9
9.1
Media dei voti degli utenti: 9
Clicca qui per i voti dettagliati
Opinioni sul disco ''This Armor''
#01
Frremaxwolf
Voto: 9
http
mail
Il secondo album di Chihiro inizia alla grande con la bella e allegra Rollin', brano che ti entra in testa al primo ascolto. Altri brani che meritano la menzione sono: la melanconica Ibara no Umi, Our Song, la bella Ryuuseigun e finalmente la meravigliosa Infection dove la voce di Chihiro si fa drammatica e ricca di pathos, in assoluto la sua canzone che preferisco (bello anche il video sul web). Molto piacevole il libretto con dei bei primi piani di Chihiro ed i testi. Nel complesso, seppur di pochissimo, preferisco però il suo primo album Insomnia.
2014-05-15 22:05:14
 
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