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DIR EN GREY
recensioni
Coperdina di GAUZE - DIR EN GREY
GAUZE
Album pubblicato il 28 Luglio 1999

Il disco è un mix coinvolgente ed intrigante di diversi stili, dal rock più melodico al metal passando attraverso la ska e il punk-rock
1143 click, 2 voti degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 16 Luglio 2009
DIR EN GREY - GAUZE
Pura immersione nel suono: questa sarebbe la definizione più giusta da dare ad un album del genere. Il disco, sicuramente uno dei più affascinanti e complessi della loro carriera, viene dopo l'esordio di due anni precedente con il piatto e monotono “Missa”, due anni in cui la band ha avuto modo di sviluppare molti dei discorsi appena abbozzati con le 6 tracce di suddetto EP, e arrivare così ad un album composito, di difficile inquadramento, lontano dalla tenebrose atmosfere che caratterizzeranno i loro futuri prodotti, ma non per questo meno ispirato o più superficiale. Facendo uso di arrangiamenti potenti e dell'incredibile talento vocale del cantante Kyo, il disco è quanto di migliore si possa aspettare da un debutto e una chiara dichiarazione della loro potenza immaginativa, esplosiva ma al contempo galante e ricercata.

Tocca a “Gauze -mode of Adam-” aprire le danze, e lo fa in maniera eccellente: introduce infatti con chiarezza l'intero stile dell'album, un misto eccentrico ed incompromissorio dei più disparati ambiti del rock, fusi in maniera all'apparenza caotica, ma in realtà eccellente e ben studiata. Presentandosi all'inizio come un coacervo di clangori metallici, tali suoni lasciano poi lo spazio a un'allegra musichetta da luna park, che assieme ad un conto alla rovescia pronunciato da Kyo dà poi il via ad una sonorità molto più pesante, quasi metal, che ben introduce l'atmosfera del brano successivo: “Schwein no Isu”. Sicuramente uno dei pezzi più orecchiabili e conosciuti fra i fans della fase più visual dei Diru, il pezzo si costruisce sull'ossessiva e incalzante ripetizione di quattro semplici parole, “Geist, Seele, Wille, Zelle” (termini tedeschi per “Spirito, anima, volontà, cella), sulle quali inoltre si impernia una scatenata, ma brillante armonia di una chitarra distorta che si diverte a giocare col sottofondo di bassi e batteria, potente e frenetico. Il tutto è impreziosito da Kyo: che cosa non è capace di fare con la sua voce! Intervallandosi tra due registri ben diverse, il leader dei Dir intervalla fasi urlate a pezzi più melodici, cosa che ci permette alcune delle sfumature vocali del cantante.
Quasi non si respira, e si viene già proiettati nel brano successivo, “Yurameki”. Uno stile totalmente diverso per uno dei pezzi migliori del disco, dal sound indubbiamente più melodico e d'atmosfera, ma non per questo meno accattivante ed ammaliante. Una batteria che scandisce incessantemente i colpi collabora alla perfezione con la voce di Kyo, soffusa e più avvolgente rispetto al brano precedente. Sulla stessa lunghezza d'onda il pezzo che segue, “Raison d'Etre”, la cui peculiarità consiste nell'unire ad un'elettronica molto distorta l'intero apparato strumentale del gruppo, atto a valorizzare, ancora una volta, il cantante, capace di destreggiarsi con sicurezza tra ottave diverse e a protendersi sempre più in alto con le note, avvalendosi della musica che in questo lo aiuta. Assai notevole anche la parte strumentale a metà traccia, pura vibrazione musicale e virtuosismo che solo grandi suonatori, come Toshiya, Kaoru o Die, potrebbero ottenere con i loro strumenti. “304 Goushitsu, Hakushi no Sakura” consiste essenzialmente in una collaborazione tra basso e batteria, che però si perde quasi da subito e finisce coll'essere fin troppo ripetitiva, specie negli intervalli strumentali. Pare quasi una copia in chiave più lenta e molto meno organica di “Yurameki”. Fortunatamente l'ascoltatore non si deve sorbire un altro, infelice riempitivo, e “Cage” ne è una prova lampante. Introdotto dal suono cristallino e celestiale di un carillon, il brano cambia poi totalmente registro, per proporre un originale collage tra i vari strumenti, capace di coniugare concetti opposti come la frenesia e la dolcezza (aspetto che risulta ancora più evidente nel video girato per la canzone). Traccia da ascoltare e ascoltare più volte, per coglierne al meglio le varie sfaccettature. “Tsumi to Batsu” (presentata come “Mitsu to tsuba” nel booklet), è un pezzo molto più duro, ambiguo, costituito da una sapiente dissonanza tra i vari strumenti, che confluisce nel ritornello e dà origine a una pamfonia intrigante e frenetica, su cui Kyo è capace di cavalcare con grande maestria e abilità. Si prosegue poi con la magnifica “mazohyst of decadence”, vera e propria opera rock all'interno dell'album. Iniziando con una melodia quasi indianeggiante, il pezzo, il più lungo in assoluto nel disco, sembra dividerlo in due parti nette e contraddistinte, fungendo quasi da spartiacque tra la prima parte, più propositiva e “allegra”, con la seconda, caratterizzata da testi più introspettivi e più intensi. Per la prima volta, Kyo ricorre al suo celeberrimo “singhiozzare”, che spesso e volentieri si trasforma in un dolente lamento. L'intero brano è pervaso da una tristezza e un'angoscia che non hanno precedenti, il tutto costellato da effetti sonori, come il vento o il pianto di un neonato, che appesantiscono e intristiscono l'atmosfera, già di per sé molto depressa e sconsolata. Tale elemento di nostalgia e disperazione viene ripreso, ma solo dal punto di vista del teso, in “Yokan”, primo di una serie di tre brani favolosi. Riflessione sull'amore sconsolato, che ti brucia nel corpo, senza poter essere espresso (muguchina ai), il pezzo, notevole anche musicalmente, testimonia la grande capacità creativa del gruppo e il loro enorme potenziale artistico-musicale. Il brano, quasi una ballata rock di medio-tempo, si distingue per la sua musicalità intensa e per il riff che occupa la parte finale della traccia, passionale, semplice, molto potente.
Con “Mask” c'è un altro cambiamento di stile; indubbiamente una delle perle dell'album, la canzone è una tipica traccia nello stile visual dei Dir, con leggere flessioni ska, che la rendono unica e molto particolare. Il pezzo è assolutamente irriverente, fresco, autoironico, fatto per essere gustato per la leggerezza che lo contraddistingue. Dissacrante e provocatorio al punto giusto, la canzone si rende ancora più travolgente per l'inserzione del rumore provocato da un plotone in marcia circa a metà , che poco ci azzecca sicuramente col resto del brano, ma che proprio per questo ti colpisce.
Ancora di più ti colpisce comunque “ZAN”: il pezzo più strano e assurdo del disco, non accetta sicuramente compromessi. O lo ami, o lo odi, tutto qui. Fa della dissonanza il suo punto di forza, e Kyo non canta mai lungo tutti i 5 minuti della traccia. Accosta al suo noto singhiozzare un buon uso della cosiddetta tecnica dello “scream”, che manovra ed adopera con grande maestria, cogliendo molto bene lo spirito della musica, fatta apposta per colpire l'ascoltatore e proiettarlo in dimensioni nuove, sconosciute. Un'atmosfera misterica si avverte invece in “Akuro no Oka”, a cui contribuisce sicuramente anche il fischio del vento che si percepisce in sottofondo. Una bella ballata, a cui i Dir poco ci hanno abituato e continuano ad abituarci, fa emergere il lato forse più sentimentale e spirituale della band, e per la prima volta si riesce a cogliere anche la presenza di altri strumenti al di fuori del solito trittico chitarra-basso-batteria, come ad esempio qualche arco in taluni punti, ad esempio la lunga parte strumentale nel mezzo del pezzo. La traccia ingloba anche buona parte di quella successiva, “Gauze -mode of Eve-”, che dura a malapena 4 secondi (forse un leggero maschilismo?). Sostanzialmente strumentale, riprende le sonorità metalliche presenti all'inizio della opening track, espandendole e caricandole di mistero. Nella limited edition dell'album sono presenti anche altri due brani, “I'll” e “Jealous”, usciti l'anno precedente in formato di singoli. Inutile dire, che, facendo parte di una limited edition, non siano proprio quanto di meglio la band avesse composto fino ad allora. In particolare, “I'll” è una banale e alquanto noiosa traccia che segue pedissequamente lo stile dell'EP “Missa”: propone quindi ben poco ed è veramente convenzionale in maniera spiazzante. “Jealous” invece potrebbe anche essere gradevole, se non fosse per la bizzarra apertura, quasi da anime, e la fine, che, alla stregua di “Cage”, riutilizza un carillon, che in questo caso poco ci incastra con la melodia precedente. Tracce che potevano essere evitate, a vantaggio di un'edizione CD+DVD, che purtroppo non ci è mai stata.

Parallelamente all'uscita di “Gauze”, è uscita infatti una compilation in formato DVD, dal titolo “Gauze -62045-”, che contiene 13 video, quanti sono i brani dell'album nell'edizione normale. Sono ottimi lavori, di sicuro conosciuti tra gli amanti del gruppo ma anche da coloro che sono estimatori del genere splatter. Come non citare i tenebrosi meandri in cui si svolge il video di “Raison d'Etre”, oppure le torbide atmosfere di “ZAN”? Sarebbe stato indubbiamente meglio e più strategico venderlo assieme all'album, ma così preserva anche una certa indipendenza artistica che nella versione sopracitata avrebbe perso.

Se quindi l'album può apparire ad un primo ascolto come un caos insopportabile dei più disparati rumori e suoni, alla fine si rivela essere un lavoro organico e costruito, artisticamente molto raffinato ed elevato, come sembrano dimostrare anche le due copertine, profonde, inquietanti e molto penetranti, manifestazione della grande fatica che i Dir hanno speso in questo lavoro.

Qualità complessiva delle tracce: 9
Musica: 9
Voce: 9
Copertina: 9.5
Copertina Limited Edition/First Press: 10
Booklet: 6.5
8.83
Media dei voti degli utenti: 8.25
Clicca qui per i voti dettagliati
Opinioni sul disco ''GAUZE''
#01
Anonimo
Voto: 8
mail
Quest'album è stupendo..credo che i dir en grey esprimano in ogni traccia ciò che è davvero la musica: arte. sono d'accordo con tutto quello scritto anche se penso che jealous e i'll non siano brani cosî pessimi..la canzone migliore secondo me è cage.
2009-07-16 15:23:07
 
#02
nyayu
Voto: 8.5
http
mail
GAUZE è stato il mio primo album dei Dir en grey (assieme a Vulgar). Col tempo che passa avrei potuto rivalutarlo ma rimango del parere che è una delle perle del gruppo. In GAUZE i Diru sono ancora un po' acerbi ma dimostrano tutto il loro potenziale, per esempio Raison d'etre, che trovo geniale in quanto riescono a mischiare elettronica e rock senza far predominare un genere o l'altro facendola apparire insipida. Poi beh, contiene un classico del visual kai (a quell'epoca lo erano ancora) come Cage.
Un disco imperfetto in alcuni punti, come precedentemente detto devono ancora mostrare il loro potenziale (che raggiunge l'apice con Vulgar e Macabre, secondo me) però nessuno può perderselo. Nè un amante dei Diru come un amante del genere visual kai in quanto è uno dei prodotti meglio riusciti del genere.
2009-07-20 20:08:47
 
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