DIR EN GREY
recensioni
di zefis90
Pubblicata il 06 Dicembre 2009
Conclusasi una fecondissima stagione di concerti, che li ha visti fare il giro del mondo, approdando anche in Italia lo scorso Giugno, i Dir en grey tornano in studio più attivi e in carica che mai, sfornando un singolo, che vuole in un certo qual modo sancire una nuova direzione, un nuovo percorso creativo da intraprendere e da affrontare con la giusta grinta e coraggio che da sempre contraddistingue tutte le produzioni di Kyo e compari. Affine alle volute nu-metal di cui abbondano gli album “Withering to death.” e “The marrow of a bone”, il disco si allontana decisamente dallo stile profondo ed evocativo caratteristico di “UROBOROS”, riesumando invece l'angoscia esistenziale e l'oscurità che ha segnato l'itinerario artistico dei Diru, infarcendole di una sperimentazione vocale superba e impeccabile, come si aveva da sentire dagli esordi della carriera. Sembra veramente che in questo freddo Dicembre, tutti si siano messi d'accordo per realizzare delle produzioni ineccepibili, il che non fa che avvalorare la mia tesi che i Giapponesi, qualora si mettano seriamente d'impegno sono capaci di risultati enormi, anche quando meno te l'aspetti, e i Diru di certo non sfuggono al canone, anzi, pubblicano un singolo impeccabile e degno del loro nome, l'ennesima conferma per una della band più talentuose e carismatiche del panorama asiatico. Come di consuetudine, la a-side, dal titolo lunghissimo, “Hageshi sato, kono mune no naka de karamitsui ta shakunetsu no yami” apre il disco, e senza troppi complimenti ci scaraventa in un groviglio inestricabile di clangori sonori e di cacofonie compiute a regola d'arte. Se il risultato però sembrerebbe apparire qualcosa di improponibile, di decisamente troppo d'avanguardia, ecco che invece l'effetto non poteva che essere più sorprendente e spiazzante. La batteria di Shinya, potentissima, che pare quasi soffocare il basso e le chitarre, pur sempre presenti e lanciati, compone invece una ricercata melodia intessuta sulla voce di Kyo, che tocca vertici di perfezione, vertici che si avevano da sentire dai tempi di “Macabre”, ancora oggi il loro disco maggiormente riuscito e calibrato. Quello che riesce a stupire di questi vocalizzi non è solo l'incredibile maestria che permette al cantante di passare con velocità sorprendente dai notissimi singhiozzi a gridi dolenti e lancinanti, quanto la sua capacità di immedesimarsi a pieno nell'atmosfera del pezzo e raccontarne in tal modo il testo come se fosse il protagonista della trama, come se rivivesse in prima persona la storia raccontata dal brano. Kyo “gioca” con i sentimenti umani, passando dalla lucidità di un folle alla dolorosa angoscia dei più disperati, in tal modo prestando la sua voce a chi purtroppo risulta essere un emarginato, che spesso e volentieri non riesce ad esprimere i suoi pensieri o ad esternarli in maniera compiuta. Un inno all'oscurità che accompagna la nostra psiche, se non è già un classico, per me poco ci manca. Ma ciò che stupisce di più in questo singolo non è la a-side, di per sé un capolavoro del nu-metal, bensì il primo lato b, una suggestiva e turbolenta versione di un pezzo che a tutti gli effetti può essere considerato uno dei loro esperimenti più riusciti, ovverosia “-ZAN-”. Preparatevi ad immergervi nella tenebra pura: della versione originale non resta che la musica, che si fa comunque tetra, spettrale, dalle tinte foschissime, distorta quasi come se si trattasse di un rituale demoniaco. A coadiuvare il tutto, Kyo, onnipresente ma al contempo sfuggevole, capace di mettere in atto un teatro vocale di sicura presa e di sicuro effetto. Abbandonate le fervide esplosioni vocali del 1999, il cantante prorompe in un growl sommesso, penetrante, affine a quello del cantante degli Slipknot (anche se sicuramente la differenza tra i due stili si nota), che getta l'ascoltatore nello sconforto e nell'oscurità più totale. Il testo quasi non si comprende, la musica diventa mera suggestione, la batteria richiama a tratti percussioni tribali, il tutto diventa preda dell'evocazione pura, del trionfo della disperazione e dell'ottenebramento mentale.
Cosa dire? I Diru non smettono mai di stupire, la loro comprovata maturità musicale, accompagnata dalla complessità e dalla raffinatezza dei testi e dalla ricerca sonora, ne fanno indubbiamente la band di spicco sul piano del metal nipponico. La pulizia e la cura di cui corredano ogni loro produzione ha dell'inaudito, motivo per cui sono contento di dichiarare che questo, per me, è stato il singolo dell'anno. Attendo con impazienza nuove emozioni! P.S.Un'edizione limitatissima del singolo offre anche un DVD, che mostra la registrazione di “Shokubeni” durante uno dei loro vari concerti tenutisi in Giappone, ma la scarsa reperibilità del video mi costringe ad evitare di parlarne, pertanto, qualora si prospetti la possibilità di attingere anche al materiale visivo, la recensione verrà integrata anche di questa parte. Qualità complessiva delle tracce: 9.5 Musica: 10 Voce: 10 Copertina: 10
9.88
Media dei voti degli utenti: 7.67
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#01
nyayu
Voto: 6.5
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Seguo i Dir en grey da un bel po' di anni (cinque per la verità). Sono stati una fra le pietre miliari del visual e come è giusto che sia hanno anche evoluto il loro stile avvicinandosi lentamente al modello di rock simil-americano. Secondo il mio parere però non ha giovato del tutto a questa band promettente ma soprattutto alle capacità canore di Kyo. Sono divenuti come una pallida imitazione di gruppi come i Korn e altri del genere. Della serie 'voglio esser uguale a loro ma non del tutto' perdendo in qualche modo una loro identità. Hageshi sato, kono mune no naka de karamitsui ta shakunetsu no yami riassume un po' il mio pensiero. C'è da dire che questo singolo è avanti anni luce dal disastro di THE MARROW OF A BONE ed è a sua volta un passo avanti rispetto ad UROBOROS però questa virata al growl ha rovinato un singolo che poteva essere EPICO. La voce straordinaria di Kyo rovinata da urletti isterici e cose senza alcun senso che distrugge in modo imbarazzante l'aria cupa di una canzone che poteva essere come un buonissimo seguito di VULGAR o Kisou. Sulle altre non commento, non male come nuove edizioni ma preferisco di gran lunga le originali.
Come singolo mi ha deluso parecchio e come fan dei Diru spero sempre che tornino a mostrare le loro vere capacità.
2009-12-07 18:49:11
#02
mari
Voto: 7.5
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Secondo me il singolo è un ottimo seguito di 'UROBOROS'...'Hageshi sato, kono mune no naka de karamitsui ta shakunetsu no yami' è una bella traccia potente in cui effettivamente Kyo dimostra la sua bravura (anche se non sono d'accordo nella comparazione della tecnica utilizzata dal cantante in 'Macabre' con quella di questo nuovo singolo, sono troppo diverse) l'unico mio dispiacere è la poca innovazione del pezzo; la caotica nuova versione di 'Zan' mi ha stupito...prima dell'uscita del singolo non sarei mai riuscita ad immaginare come la band sarebbe riuscita a rendere più aggressivo un pezzo che è tra i più mostruosi della loro carriera eppure ci sono pienamente riusciti^^ e 'Shokubeni (shot in one take)' (che per me potrebbe andare benissimo in competizione con l'originale XD) conclude bene il singolo...nel complesso un bel lavoro, si ascolta volentieri anche se non brilla d'originalità rispetto a molti altri loro singoli precedenti...aspetto con ansia il prossimo! XD
Un' ultima cosa...questa recensione è una delle migliori che io abbia mai letto *______*
2010-01-18 13:48:12
#03
Anna
Voto: 9
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complimenti per come scrivi zefis!! non saprei che altro aggiungere a quello che hai detto ^^ a me piace molto sia il loro periodo più melodico, che di quello più metal *W* poi mi pare di capire che sei un fan di kyo anche tu! xD trovo fantastica la sua voce, e penso che il cantante dei korn non riuscirà mai a raggiungere le "prodezze" canore di kyo, nè tanto meno a trasmettere le emozioni come ci riesce lui(un esempio è zakuro), e poi io non penso che siano diventati una imitazione degli americani, sono sempre riusciti a mantenere delle sonorità caratteristiche inimitabili, in hageshisa le chitarre elettriche sembrano quasi urlare disperate assieme a kyo *W* penso che abbiano anche voluto sperimentare, perchè senza hageshisa, secondo me, non sarebbe mai uscita LOTUS, che sembra una specie di raccordo tra le note più hard e quelle più melodiche del loro periodo visual, cosî come non sarebbe uscito nemmeno quel capolavoro che è "vinushka" senza "the marrow of a bone" :D si stanno evolvendo pian piano, e riusciranno sicuramente a tirare fuori un sound unico che comprenda oriente e occidente n_n)b
2011-02-05 03:30:39
Pubblicato il 17⁄06⁄2008 | Scritto da RoB
Pubblicato il 18⁄12⁄2006 | Scritto da Ninphi
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