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MEG
recensioni
Coperdina di BEAM - MEG
BEAM
Album pubblicato il 05 Dicembre 2007

L'album è un disco electropop, con varie influenze della techno e della house.
1097 click, nessun voto degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 14 Settembre 2009
Devo dire che, avendo ascoltato tutti gli album di MEG seguendo il loro ordine cronologico, dopo quel travolgente e stupefacente “aquaberry” mi sarei aspettato di trovarmi al cospetto di un disco vario, poliedrico, con nuove sonorità e nuovi stimoli. Purtroppo l'inversione è netta, e sinceramente un viraggio così totale non l'avrei mai potuto pensare. “BEAM” Si presenta infatti come un album monotematico, che ha messo da parte ogni eclettismo e voglia di sperimentazione, a favore di un suono più compatto ed omogeneo, che però intervalli dei tratti di vero e sincero interesse a momenti più fiacchi e poco costruiti. Il livello si mantiene pur sempre a buoni livelli, ma il fatto di voler rinunciare al suo straordinario sperimentalismo per scandagliare le diverse anime dell'elettronica non ripaga nello stesso modo, cosa che verrà fuori con evidenza molto di più nell'album successivo, “STEP”.

E' già impossibile non fare i confronti coi precedenti capolavori sin dall'inizio, e “Amai zeitaku” ne è la prova lampante. Pur trattandosi di un pezzo massiccio, fortemente d'impatto, con sonorità tendenti ad un vibe più clubbaro, il brano non segna comunque un inizio così fortunato. Non introduce e non presenta con il giusto carisma il sound del disco, frutto di un rinnovato interesse per l'ambiente della discoteca. E a conferma di quanto detto, anche la seconda traccia si presenta alquanto sotto tono: “IN YOUR EYES”, vorrebbe essere notata come una sensuale ballata electro, scandita dagli impetuosi suoni di un pianoforte classico, ma l'effetto che se ne ricava è tutt'altro. La voce di MEG, plasmata elettronicamente fino a farla sembrare quasi quella di un'altra cantante, è talmente modificata che sembra quasi inneggiare ad una relazione appena finita, tanto cupo e lamentevole è il suo cantare. Per una seconda volta, una certa delusione che non ti potevi immaginare. Ci pensa però il terzo brano, “GIRLY STEP” a risollevare, e più che degnamente, le sorti dell'album. Quasi si trattasse di un'ode al divertimento notturno, MEG convoglia in questa traccia tutta la sua voglia di vivere, tutta la sua prorompente e frizzante personalità, intonando un pezzo che vorrebbe far rivivere quell'atmosfera così particolare della discoteca dentro di noi. Ma la nostra non si limita solo a confezionare un piccolo gioiellino, fortunatamente ne azzecca parecchi uno dopo l'altro, quasi a volersi riscattare dalla partenza un po' carente e opaca. “LOVE LETTER” è infatti un altro pezzo midtempo, che però, rispetto a “IN YOUR EYES”, è a un livello, sia compositivo che canoro, nettamente superiore. Basandosi su una perfetta cooperazione tra i synths, un'arpa elettronica e un sostrato di beat leggero e appena accennato, MEG cavalca l'intero apparato musicale con ottima prestanza, sfociando nel ritornello, dove prorompe in un canto speranzoso e pieno di armonia. Pur trattandosi di un pezzo dal tessuto molto più lento e sfilacciato, il risultato ottenuto è tra i migliori sperabili. Ma le soluzioni riuscite non si fermano a questo, fortunatamente. Il meglio deve ancora arrivare (chiariamoci, il meglio di quest'album, di certo non si arriva alle sperimentazione, qualitativamente ben più considerevoli e degne di nota), e a renderlo manifesto ci pensa “dreamin dreamin”. Brano movimentato, dinamico, esplosivo, con evidenti rimandi alla futuristica italo-dance degli anni '80, è con molta probabilità il pezzo più vicino al mood di “Dithyrambos” e “aquaberry”. Se in effetti si è detto che la sua struttura rimanda assolutamente a sonorità elettroniche, sono presenti nel mezzo anche alcuni, interessanti, elementi più vicini ad un contesto rock, specie nel ritornello, e si avvale di una polivalente “orchestra” di strumenti, dalle chitarre alle percussioni, dalla tastiera alle basi, ampliando notevolmente lo spettro musicale di cui generalmente si compone un pezzo techno. “OK” viene poi a seguire e a farci letteralmente sognare. Oltre ad essere il pezzo più sincero e sentito del disco, esso incarna nei suoi 4 minuti l'intera filosofia dell'album. Brano duro, prepotente, incalzante, decisamente pop, nel suo significato più puro e originale, con cui Keiko vuole dimostrare che l'intento primario del suo lavoro è divertire l'ascoltatore, farlo star bene con sé stesso e con gli altri, anche se solo per un breve minuto. Questo anche il significato di un titolo così: MEG vuole essere un raggio di energia, che per quanto flebile e debole, vuole trapelare nel cuore di chi la ascolta e scaldarlo anche per un istante soltanto.
Speculazioni pseudo-filosofiche a parte, l'album prosegue il suo corso con “MODEL”, traccia alquanto disorganica e confusa. Quasi si trattasse di una Ami Suzuki portata alle estreme conseguenze, il pezzo ha un vibe da discoteca molto pesante ed opprimente, che schiaccia la voce di MEG e non ne mette tanto in risalto le tanto note qualità vocali, che emergono, anche se pesantemente distorte, nella parte dove la musica si fa più minimalista e sfumata. Non convince molto questa alternanza di due registri diversi, e il risultato è alquanto scadente. Già “ROMANTIKA”, ultima traccia originale del disco, indubbiamente meno cruda e più smussata, ma è decisamente migliore. Per molti versi adotta uno stile molto più vicino alle soluzioni utilizzate per il successivo “STEP”, prediligendo uno stile molto più curato per quanto riguarda la musica, che però tiene poco conto della composizione generale dell'album. Tornando al brano, esso è molto particolare e coinvolgente non soltanto da un punto di vista, come si è appena detto, musicale, ma anche per la scomposizione che viene compiuta sulla voce di MEG: durante il ritornello si può infatti ascoltare, con varie riprese, la cantante lanciarsi in un grido tra il dolente e il gemente, il che è piuttosto particolare ed innovativo. Chiudono l'album due remix, ed io, come netto oppositore di questo modo di fare musica, penso che siano due inserzioni profondamente inutili e assurde. Nello specifico, “LOVE LETTER (ajapai remix)”, oltre a dimostrare la scarsa originalità del remixatore, evidenzia forti contrasti col pezzo originale, di cui rimane ben poco, e non presenta la verve e la grinta della versione di partenza. Lo stesso dicasi, per “GIRLY STEP (CLAZZIQUAI PROJECT remix), che, pur essendo un remix compiuto da una delle mie band preferite, tuttavia è una variazione sul tema di un brano che non sentiva assolutamente la necessità di una versione alternativa, dotato come è di un fascino e di una forza tutta sua.

Concludendo, “BEAM”, se si fosse trattato di un EP che avesse fatto a meno di orpelli superflui e filler totalmente inutili, avrebbe potuto reggere il confronto con le precedenti realizzazioni. Purtroppo per MEG invece, la fatica spesa su questo lavoro non è emersa con la giusta misura, essendosi concentrata troppo su un determinato tipo di musica invece che prediligere quella poliedricità che aveva raggiunto veramente i vertici in un passato poi neanche nemmeno così remoto, a scapito di quei piccoli tesori che questo disco è capace di regalarci.
Qualità complessiva delle tracce: 7.5
Musica: 7.5
Voce: 7.5
Copertina: 8
7.63
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