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MEG
recensioni
Coperdina di CONTINUE  - MEG
CONTINUE
Album pubblicato il 04 Dicembre 2013

Nono album per Keiko Yorishika, in arte MEG. Frutto degli sforzi di un anno intero, e anticipato da un doppio singolo strategicamente diviso tra il nom de plume MEG e il nuovo MEG ZOMBIES, il disco è un ardito calderone creativo in cui si può riconoscere parvenze electro-pop, richiami progressive e glam, sofisticati spunti neoclassici e quant'altro ancora. Ricco e decisamente sfaccettato, è ignoto il suo eventuale piazzamento in classifica.
783 click, 2 voti degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 17 Gennaio 2014
Riproposta ed aggiornata il 19 Febbraio 2014
MEG - CONTINUE
Alla fine, l'inversione di marcia è compiuta. È uscita fuori di strada, ha perso la bussola, ha sbandato in non poche occasioni, ma MEG è viva e lotta insieme a noi. Anzi, è viva più che mai, piena di curiosità e con una straordinaria voglia di fare, quanta forse non ne aveva nemmeno negli splendidi inizi di carriera. Lo dava a mostrare lo scorso “WEAR I AM”, galante nel suo approccio sofisticato all'electropop (ma si potrebbe estendere il discorso al j-pop tout court), lo conferma a questo giro “CONTINUE”. Forse però, sarebbe il caso di correggere il verbo, di modificarlo con un più perentorio e assoluto “esalta”: sì, perché stavolta, alla faccia di chi sostiene che le carriere troppo longeve dopo un po' si arenino, la frizzante cantante ha tirato fuori un disco davvero solido, un lavoro che senza troppi giri di parole rientra a pieno diritto tra i suoi migliori in assoluto. Anticipato da un'intelligente manovra di promozione, con l'uscita contemporanea di due singoli affidati a due moniker diversi (intelligente più dal punto di vista artistico che commerciale, visto oramai il disinteresse generale nei confronti della Nostra), forte di una sottile aura concettuale che ne dirige e ne commenta umori e tensioni, il disco riluce di una maturità e di una consapevolezza totalmente nuove, annichilisce il piattume generalizzato degli ultimi anni con uno slancio che ben pochi potrebbero permettersi attualmente. Un risveglio delle coscienze? Staremo a vedere.

Già l'introduzione, sommariamente definita “prologue”, si fa carico di illustrare in nuce l'andamento e i contenuti del disco: improvvisi cambi d'umore, gustose incursioni d'archi, una tensione serpeggiante, continue trovate stilistiche, che passano dalla musica per anime a più ricamate evanescenze pop. Insomma, quanto si preannuncia è un gustoso pot-pourri dagli aromi riconoscibili eppure molto ricercati, il tentativo (riuscito) di rendere complesso ed inimitabile il semplice. Una ballata al pianoforte come la successiva “Tabidachi no uta” arriva puntuale ad avallare questa teoria. Sì, è un terreno nel quale MEG si è sempre cimentata pochissimo, volta com'era, specialmente negli anni dell'egemonia di Yasutaka Nakata, a tutt'altre forme d'espressione: visti i risultati raggiunti qui, dal punto di vista interpretativo, ma anche sotto un aspetto prettamente melodico, verrebbe da dire che il cimentarsi in soffusi lenti al pianoforte le dona e non poco. Con una voce libera di cantare nel suo timbro naturale, senza ingerenze esterne o robotizzazioni di alcun tipo, e con una progressione che poi fa evolvere il brano in un tripudio di synth e archi, il pezzo non ha niente da invidiare alle più rinomate balladeer in suolo nipponico. Anzi, vi è da dire che le supera forse in ambizione, con un'allure neoclassica difficilmente riscontrabile al di fuori di Angela Aki e pochissime altre note. Come già annunciato, si cambia totalmente registro e versante d'ispirazione con la successiva “SAVE”: primo tra i due singoli che hanno anticipato il lavoro, il pezzo si contraddistingue per un approccio eclettico e bizzarro alla canzone elettronica, nel quale effettistica vocale (usata però con grande criterio), un basso bello pronunciato e giochi di synth reggono tutta quanta la baracca. E la reggono benissimo, altroché. Non c'è niente di meglio per una signora dell'electro quale è la Yorishika per mostrare tutto il proprio talento nel settore: aggiungiamoci pure stacchi quasi breakbeat nell'evolversi del pezzo e si può dire che il prezzo del biglietto vale ogni centesimo. Sempre in ambito electro, “Hanaretai no wa...” è forse un brano apparentemente più risaputo nel ricco repertorio dell'artista. Niente di più errato: con un utilizzo minimale del supporto elettronico, e un refrain dal tono quasi avantgarde, che avrebbe potuto scrivere una immi improvvisamente raddolcita, la canzone è un piccolo girotondo dalle sensazioni lievi e delicate, un'alchimia color pastello che il melodiare appena sensuale di MEG non fa che fortificare. Altro centro, a cui ne fa seguito, manco a dirlo, un altro: con una partenza quasi a stomper in chiave kawaii-pop, per poi evolvere in un brano man mano sempre più sciolto e spensierato, “WE LIVE, WE LOVE” è traccia dall'ispirazione multiforme e variegata, in cui i synth si bilanciano in un'architettura plastica e giocosa, simpaticamente fanciullesca. La melodia pulita e lineare garantisce ascolti plurimi e goduriosi. Impostata su un arrangiamento pop-rock scattante, “Kimi ga tame” è una rincorsa a perdifiato nei meandri di una musica vibrante e grintosa, nella quale la voce della Yorishika trova nuovi viatici nei quali misurare la propria espressività. Una sfida nuovamente vinta: nell'ambito di una dimensione insolitamente organica per i suoi standard, Keiko ha dalla sua un carisma che le consente di tener testa con grande duttilità all'arrangiamento, plasmandolo alle proprie vocali. Per non essere una particolarmente prona a uscite rock, c'è di che entusiasmarsi un'altra volta. E arriviamo infine alla doppietta di capolavori che impreziosiscono un disco già di per sé eccellente. Parte con un organetto sparato a tutta birra, ma sono giusto i primi secondi: il tempo di carburare, di far entrare in scena il coro e il pianoforte, e “Uchuu no MON DIEU” prende una piega totalmente diversa, trasformandosi in una mini-suite glam-prog dal taglio epico, che farebbe la fortuna di qualsiasi anime la volesse come traccia di presentazione. E di fatti, il testo è pieno di rimandi fantascientifici, i cori e il ritornello sono perfetti (poderosi ma senza strafare), e la composizione sa il fatto suo, frutto di un lavoro certosino sulla struttura e sull'armonia. Vi troverete ad apprezzarla senza nemmeno rendervene davvero conto. Un po' più complicato forse sarà per la successiva “KISS OR BITE”, ma giusto un pelino in più. Traccia uscita come MEG ZOMBIES a supporto dell'album, è un'energica commistione di electro-pop, dance-rock (ottimi e per niente forzati gli interventi di chitarra elettrica) e house, per una canzone cupa, ossessiva, claustrofobica, nella quale pure il timbro di MEG appare decisamente più oscuro rispetto agli standard. Non vi è dubbio che ciò sia dovuto proprio al concept che ha animato il singolo (d'altronde, se è stata scelta quella denominazione, ci sarà un perché....), e a conti fatti, è proprio la chiave del successo del brano. Nessuna leggerezza, nessuno sconto: qui non la si tira troppo per il sottile, e i beat costruiscono tutt'altro che un'atmosfera serena e pacata. Ad avercene di pezzi così tutti i giorni, si starebbe contenti per davvero. “Kurumiwari” sembra richiamare uno tra i passi più famosi de “Lo schiaccianoci” di Tchaikovskij, e in effetti la somiglianza è forte. Aggiungiamoci che il vestito neoclassico dato al pezzo contribuisce a rafforzare pesantemente i contatti tra i due brani. Ad un certo però, l'arrangiamento evolve in una sorta di bizzarra fanfara da circo, un coloratissimo tripudio sonoro in cui MEG fa quasi la parte della regina del varietà. Uno stravagante senso della progressione, non c'è che dire, ma a suo modo funziona senza grossi problemi. Drammatica, quasi epica nell'incedere, dal tocco che in altri tempi sarebbe stato definito da power-ballad, “clair de lune” è la canzone che effettivamente mancava nel carniere della Yorishika. Con un tumultuoso risuonare d'archi, e un'atmosfera terribilmente da anime (è un motivo che ricorre lungo tutta la tracklist, come si può ben osservare), la traccia è emozione applicata alla musica. Potrà non stupire per una straordinaria ricerca melodica o per un arrangiamento innovativo, ma si tratta di un qualcosa al quale si può soprassedere senza grossi timori. Non l'episodio più debole del disco, ad ogni modo (ammesso che di episodi realmente deboli ve ne siano). Echi da seiyuu, stavolta pure più marcati, animano “A BATTLE OF PARADOX”, il pezzo più lungo dell'opera e quello che forse riesce a giustificare “meno” la sua inclusione. Non si tratta di una bruttura, né di una traccia tirata via, ma il marciare serrato delle chitarre, sposato ad un refrain non propriamente convincente, mal spiega il perché di sei minuti di durata. Si fosse limitato anche solo a due terzi dell'effettiva lunghezza, questa sensazione di pesantezza si sarebbe decisamente ridimensionata. Peccati veniali ad ogni modo, visto che la dolce chiusura affidata a “CONTINUE” non lascia minimamente l'amaro in bocca. Retta da un'elettronica minimale e da limitati tocchi d'archi, con MEG più toccante e soffusa che mai (per quanto sottilmente imperlata d'autotune), la canzone è l'ideale, stupefatta chiusura ad un album dalle grandi occasioni, un'autentica prova di carattere.

In fondo non bastava che un pizzico di carattere in più, a riportare nuovamente la Yorishika ai livelli suoi propri. Noi, da parte nostra, non possiamo che congratularci con lo spirito, la curiosità, la voglia di conoscere dell'artista. Tanti di questi dischi!
Qualità complessiva delle tracce: 8
Musica: 8.5
Voce: 8
Copertina: 8.5
8.25
Media dei voti degli utenti: 8.25
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Opinioni sul disco ''CONTINUE ''
#01
mari
Voto: 8.5
mail
MEG sta diventando una delle sorprese più soddisfacenti del j-pop: è nella musica da più di dieci anni, ma ultimamente la svolta presa ha portato la sua musica su un livello superiore, di qualità altissima, il tutto senza lasciare nel cassetto la dose di divertimento, orecchiabilità e eccentricità intrinseca (e non artificiale e finta) che l'ha sempre distinta dalle altre cantanti electropop. "CONTINUE" per me è quasi migliore del sofisticato "WEAR I AM" (un disco con canzoni pregevoli), perché è inno alla fantasia sfrenata, complesso, curato nel dettaglio, compatto dal punto di vista della struttura, profondo dal punto di vista del suono, eccezionale dal punto di vista delle melodie. Ci si trova di tutto, ma c'è sempre un filo di collegamento tra una traccia e l'altra, come se fossero parti di una storia, un'avventura. E' pure bello poter sentire MEG esprimersi in maniera naturale, perché ne è capace, e non sembra neanche la stessa donna che anni fa si destreggiava tra le sfumature lounge e i beat martellanti di Yasutaka Nakata. Le tracce si possono benissimo ascoltare slegate dal contesto che non perdono la loro brillantezza; l'unica canzone che non mi è piaciuta è SAVE (l'ho trovata un'accozzaglia di suoni caotici difficile da seguire), il resto è caldamente consigliato. Le canzoni in ripetizione continua nella mia testa sono "Hanaretai no wa...", "WE LIVE, WE LOVE", "Uchuu no MON DIEU", "KISS OR BITE", "Kurumiwari", "CONTINUE".
2014-01-18 13:56:12
 
#02
Pannero
Voto: 8
http
mail
Continue mi piace, è il mio album preferito di Meg, l'unico che apprezzo pienamente, perchè è un lavoro audace e coerente, molto vario come atmosfere. Il concept mi ricorda un pò il mondo dei videogiochi.
Tabidachi no uta è una ballata semplice, eppure di grande effetto, mai noiosa e molto sentita.
Kiss or bite anche mi è piaciuta molto!
Nota più che positiva per Continue, troppo particolare per non essere mai ascoltata, degnissima chiusura per un buon album come questo. La mia traccia preferita è Battle of Paradox, caricata all'inverosimile, qualcosa che mai ci si aspetterebbe in un album pop, mi piacciono questo tipo di sperimentazioni!
2015-04-12 21:28:16
 
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