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MEG
recensioni
Coperdina di Journey - MEG
Journey
Mini-album pubblicato il 26 Agosto 2009

Il mini album si discosta dalle sperimentazioni elettroniche del passato per focalizzarsi su sonorità più R&B mischiate a tonalità provenienti dalla vicina Cina. Il disco è stato venduto anche in un'edizione speciale con una cover differente e contenente un photobook.
845 click, un solo voto degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 03 Ottobre 2009
MEG - Journey
MEG - Journey
MEG - Journey

La fretta è una cattiva consigliera: si era già detto riguardo a “STEP”, ed ecco che va ripetuto puntualmente all'incirca un anno dopo con questo mini-album, “Journey”. Uscito a malapena tre mesi dopo l'eccellente “BEAUTIFUL”, il disco presenta un cambiamento drastico e totale di stile, puntando verso uno stile più urban, mischiato a sonorità attinte dalla tradizione folk cinese. L'idea, così come è stata appena descritta, potrebbe anche apparire molto intrigante ed accattivante, peccato che l'ascolto del disco ribalti completamente anche le opinioni più lusinghiere. Senza aver tempo di accorgersi della qualità dei pezzi, MEG impacchetta alla meglio e peggio quanto ha registrato in questo brevissimo lasso di tempo e pubblica un album che più piatto e monotono veramente non si poteva realizzare. Salvo un caso singolo, niente è salvabile, niente rimanda allo straordinario talento compositivo di Keiko, il tutto apparendo come una noiosa sequela di uno stesso accordo o della  medesima melodia. Se questo mini-album era una strategia pubblicitaria, allora posso comprendere il perché di queste litanie fanciullesche, altrimenti la sensazione di straniamento e di delusione è fortissima, quasi si fosse testimoni del tracollo di una delle maggiori interpreti del cantautorato dance al femminile.

La conferma della qualità scadente del mini-album non tarda a mostrarsi in tutta la sua grandezza, ed ecco che già il primo pezzo, “Droplets”, si rivela essere una cineseria di bassissimo effetto e scarsissimo impatto, reinterpretata in un modo che vorrebbe rapportarsi alle più degne composizioni della Taiwanese Jolin Tsai, ma che invece non è altro che una terribile, lamentevole nenia di tre minuti e mezzo, a cavallo tra R&B e pop, senza proporre soluzioni o un'impostazione vocale alternativa e più originale. E' un brano che stanca sin dal primo ascolto, e che preannuncia purtroppo l'andamento generale di tutto l'album. Di fatti, “Questions” si imposta sulla stessa lunghezza d'onda della traccia precedente, con una base di nuovo tra R&B e pop come tante ne abbiamo sentite in passato e ne continueremo a sentire, e una voce che dire striminzita e scialba è veramente un complimento. Con una musica così aerea e leggera, per giunta incoerente col cantato e notevolmente peggiorata di livello (quando era sempre stata il suo cavallo di battaglia) a cosa mai potrà servire il vocoder, adatto soltanto per pezzi prepotenti e d'impatto? Questi pseudo-sperimentalismi sono per attricette che si vogliono riciclare come cantanti, non per una del tuo calibro compositivo, MEG. Purtroppo anche il seguito sembra prospettarsi alquanto degradato e di classe infima, e le previsioni non potrebbero essere più vere. “Rush”, muovendosi sulla falsa riga, anche se alquanto sbiadita, dell'irriverente ed intrigante “Hollaback girl” di Gwen Stefani, Keiko si lancia in vocalizzi algidi e sicuramente poco sentiti, per molti versi affini alla stupenda e ironica “FREAK”, a cui si innesta una blandissima musichetta pop di scarsissimo interesse,  talmente fritta e rifritta che sembrerebbe essere uscita fuori dalla pubblicità di un supermercato. A questo pessimo risultato segue un pezzo per certi versi ancora più brutto ed inascoltabile. “Dreamscape” vorrebbe infatti rappresentare una controparte più impegnata e raffinata di quanto presentato in precedenza, con le sue cadenze tendenti a ritmi folk ed etnici mischiati a sonorità più mainstream, ma la scopiazzatura di “Droplets” è più che evidente e fa veramente pensare che la crisi compositiva registrata con “STEP” tornerà a farsi sentire molto di frequente. Fortuna però che il poker di tracolli musicali viene interrotto da quello che è forse l'unico brano con reminiscenze forti alla vera vena creativa artistica di MEG. “Just like that”, intendiamoci, non propone qualcosa di sensazionale o di originale al punto di dire che ci troviamo di nuovo di fronte alla Keiko più divertente e sperimentale, ma il risultato almeno non è nel sentore di un manierismo portato ai massimi livelli o di una brutta copia di qualche infelicissima canzonetta da quattro soldi. Ritagliando elementi tipici del cabaret pop e reinterpretandoli in una maniera strettamente personale, MEG compone un pezzo melodioso e molto sensuale, fondendo una musica sapientemente ricercata con una voce che più languida e toccante non si può, dando quasi la parvenza che MEG voglia riaggiornarsi e presentarsi come una femme-fatale dei nostri tempi. Anche la canzone successiva, se non allo stesso livello, riesce ad essere ad ogni modo all'altezza di quanto ci si aspettava sin dall'inizio. “Journey”, la title track del disco, si rivela essere un blend alquanto riuscito di sonorità dance appartenenti ai suoi albori di carriera (particolare e di grande effetto il ritmo, nostalgico e trascinante), con toni invece più improntati ad un'orbita cinese tipica della tradizione folk, ed una voce, che finalmente si priva del vocoder, e si fa apprezzare a pieno in tutta la sua semplicità e giocosità. A chiudere il disco l'ennesimo remix, e in questo caso il malcapitato brano è nientepopodimeno che “DAWN”, uno dei punti focali di tutta la carriera discografica di MEG. Remix impostato nello spirito orrorifico di tutto l'album, rende la canzone originale una piattissima e banale ballata R&B senza spirito ed emozione, riuscendo a rovinare quanto di particolare conteneva questo meraviglioso pezzo. Qualcuno dovrebbe dire alla nostra Keiko di smetterla di maltrattare i suoi pezzi, e di cercare più che altro di investire sull'originalità e la qualità delle sue tracce, piuttosto che giocare a sconquassare le nostre orecchie con torbidi remix dal fascino nullo.

Peccato per le due tracce più belle del disco, che devono stare sommerse in una marea di brani scadenti e composizioni dall'attrattiva inesistente, degni di qualche successore di qualche sottogruppo delle Morning Musume, con melodie che non rispecchiano per niente la vera maestria artistica della cantautrice di Hiroshima e che sembrano piuttosto essere frutto di qualche trovata commerciale dei suoi manager, volti più che altro, a quanto sembra, al facile successo piuttosto che a rendere di MEG un'artista poliedrica e completa, espressione di una creatività instancabile e feconda e di un talento come pochi se ne trovano ai giorni d'oggi.

Qualità complessiva delle tracce: 4.5
Musica: 3.5
Voce: 4.5
Copertina: 6
Copertina Limited Edition/First Press: 6
Qualità Promo Picture: 6
5.08
Media dei voti degli utenti: 6
Clicca qui per i voti dettagliati
Opinioni sul disco ''Journey''
#01
aLz
Voto: 6
http
mail
a me è piaciuto abbastanza...le uniche traccie veramente belle sono Droplets e FREAK...owiamente secondo me l'album è allo stesso livello di STEP
2009-10-28 21:43:00
 
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