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MEG
recensioni
Coperdina di MAVERICK - MEG
MAVERICK
Album pubblicato il 23 Giugno 2010

Settimo album per MEG, non apporta sostanziali novità al techno-pop percussivo e potente del precedente “BEAUTIFUL”, costituendo quasi un pot-pourri di oramai 8 anni di carriera. Ancora una volta aiutata nella stesura delle parti musicali da yasutaka nakata, il disco è stato preceduto soltanto da un singolo, di più che modesto successo. L'album, tutto sommato, non si è piazzato malissimo in classifica, chiudendo in top 30 nei primi tre giorni di permanenza.
825 click, un solo voto degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 25 Giugno 2010
MEG - MAVERICK
MEG - MAVERICK

MEG, dove sei finita? E soprattutto, perché ancora una volta yasutaka nakata? Queste sarebbero le prime ipotetiche domande che mi verrebbero in mente qualora avessi il piacere di poter intervistare la (mi scapperebbe da dire ex) regina del techno pop nipponico. Giunta oramai alla settima lunga fatica della sua carriera, Keiko sembra avere sempre meno idee in saccoccia, e purtroppo la collaborazione col sempre più fiacco guru dell'electropop di certo non ha aiutato alla resa di “MAVERICK”, un disco purtroppo mal congegnato e con una carenza creativa più che evidente. Intendiamoci, il lavoro non è comunque realizzato male, ovviamente nakata non avrebbe mai lasciato che una sua produzione stonasse o suonasse nel complesso scadente, tuttavia quello che manca oramai, da molte realizzazioni a parte, è l'ispirazione, la voglia di osare maggiormente e di uscire da degli schemi che oramai sembrano sempre più inamovibili. Peccato che la nostra MEG ci sia andata di mezzo: scadere nella mediocrità più plateale era proprio la cosa in cui speravo di meno per la ragazza, che di talento ne ha da vendere e lo ha mostrato più volte. Spero soltanto che si tratti dell'ennesima battuta di arresto e che la prossima volta la qualità e la creatività si innestino a livelli ben più alti, altrimenti non so più cosa pensare.

Apprestiamoci all'ascolto dell'album con una delle tracce introduttive più inutili della storia: la brevissima ed evanescente “N07B”, chiamata secondo il nome di un farmaco antidepressivo, sortisce l'effetto contrario del medicinale: è deprimente nel non avere niente di interessante. E come potrebbe, in soli 16 secondi di durata? Pianoforte jazzy e sospiri eterei svaniscono in un istante, non ti danno nemmeno l'impressione di averli ascoltati. Un'apertura che se non fosse stata inclusa nella tracklist, sarebbe stato decisamente meglio. Almeno “GRAY”, la vera canzone d'inizio, ci propone (naturalmente) una struttura ben più interessante ed articolata. Già contenuta come b-side nell'unico singolo che ha anticipato l'uscita dell'album, il brano si prospetta come uno dei più strutturati e ricercati all'ascolto. Il vocoder, passato sulla parte canora della cantante, ne accentua l'aspetto più giocoso e divertito, fondendosi più che discretamente col complesso musicale, costituito da un ottimo lavoro di synth ben inserito nell'esecuzione della batteria elettronica, che scandisce un ritmo midtempo efficace e molto azzeccato. La melodia è un bella costruzione di saliscendi ritmici e di mood sui quali MEG intona il suo cantato gradevole e divertito. Non all'altezza invece la successiva “DESTINATION”: base funky-lounge fin troppo abusata e ascoltata in tante altre produzioni, rovina di certo un pezzo che, con un groove diverso ed un'impostazione musicale più approfondita ed elaborata, sarebbe potuto essere veramente all'altezza dei fasti passati. Per carità, la pulizia e l'orecchiabilità non vengono minimamente intaccate da quanto appena detto, ma la musica è quanto di più fritto e rifritto yasutaka potesse estrarre dal suo cilindro, non ha nessun motivo di poter apparire interessante vista la scelta di certo non così felice, un bridge inconsistente, e delle strofe che nel loro susseguirsi potrebbero riferirsi a tante altre composizioni ben più degne e raffinate nel genere. E quando meno te lo aspetti, arriva la sorprendente “HANABI” a destarci dal torpore che ci aveva colto in precedenza, fornendoci possibilmente quello che è il miglior pezzo incluso nel disco. Partendo molto lentamente, con una musica congegnata a creare un'atmosfera sospesa e densa di sentimento, si fonde poi a beats più marcati e serrati, anche se ad ogni modo rallentati nel loro incedere, ai quali si sposa beatamente la voce della cantautrice, qui più sensuale ed evocativa che mai. Aggiungete un tocco di nostalgica melancolia (e il sintetizzatore opera proprio su questa direzione), e l'effetto di maliardo straniamento che si prova ad ascoltare il brano in questione vi conquisterà. Tutt'altra storia invece col lungo interludio “MOSHIMO”. Anche stavolta, gridare alla caduta di stile pare essere più che doveroso. Prevedibile e fastidiosa nel suo incedere, non ha il benché minimo fascino, la minima particolarità che possa sfuggire da quella che non è altro un'allegra marcetta senza la minima ricerca alla base. Pianoforte che accenna i soliti quattro accordi messi in fila senza la più pallida interpretazione, batteria che pur con la sua buona tecnica, di certo non ci sottrae dal tedio, mettiamoci pure una MEG che proprio si vede che non ha voglia di cantare il brano, ed eccovi servita la più tediosa lagna a cui ci si potesse avvicinare. Niente da fare, un pezzo talmente insipido e infantile che avrebbe fatto il suo figurone in qualche album di MOON-kana-. Almeno “GROOVY”, come lo stesso titolo tende a sottolineare, fa il suo più che ottimo figurone in paragone all'orrore appena messo da parte. Musica trascinante, ipnotica, a tratti pure vorticosa, dotata anche di un'ottima sessione alla drum machine, il tutto ne intensifica l'interesse. Non è che sia comunque un pezzo eccezionale, e la voce di Keiko infatti a tratti tende ad essere sopraffatta dall'audiotune che di certo non le rende giustizia, facendola sforzare di apparire più dolce e carezzevole di quanto dovrebbe, in questo penalizzando lei e il pezzo, che nel complesso, grazie alla musica costruita ed accurata, avrebbe potuto essere sicuramente migliore. E tanto per tornare a produzioni fiacche, anche se leccate al punto giusto, incontriamo sul nostro cammino la bolsa e fiacca “YOU”, similissima a qualche b-side mal riuscita delle Perfume (toh, che caso, altro gruppo prodotto da nakata). Ballata electropop semplicemente sciatta e monocorde, offre una musica comatosa e sonnolenta (seppur curata), a cui si lega anche la parte canora, lenta, a tratti soporifera, e che procede stentatamente, non sortendo per niente l'attrattiva e la malia che una “HANABI” invece riusciva a suscitare. Passando oltre, si giunge a “SECRET ADVENTURE”, unico singolo estratto per promuovere un disco per ora alquanto vacillante ed incostante. Incostanza che si riscontra anche nella presente canzone. Non disprezzabile (c'è da dire che cresce con gli ascolti, all'inizio appare decisamente come un pezzo da buttare, per concentrarsi su qualcosa di migliore), dannatamente orecchiabile e con un ritornello lineare, ma efficacissimo, presenta anche una melodia ed una costruzione musicale sicuramente non sgradevoli, anche se in fase di produzione poteva esser fatto molto di più per rendere la composizione particolare e più ricercata, tanta è la somiglianza con molti altri brani electro di quest'ultimo periodo. Niente da fare invece con “OUR SPACE”, che fa veramente venire voglia di premere il fatidico tasto skip e proseguire l'ascolto con altro.  Riprendendo, in maniera molto caricaturale, melodie degli anni '70, MEG le mischia con poca inventiva e creatività facendone risultare fuori una traccia vuota, superflua e snervante. Il pezzo vorrebbe essere giocherellona e mettere in risalto il lato più divertente e simpatico della cantautrice (osservato in composizioni ben migliori, basti pensare ad “OK” o “PRECIOUS”), ma tutto ciò che fa appare essere fastidioso, gracchiante, al che pure la martellante drum machine tende ad intensificare l'effetto, accentuando il lato più stordente e insopportabile della canzone intera. Pressoché identica nell'attacco (e non solo) a “GRAY”, “STORY” ne costituisce una variante più armonica ed etera, con una melodia affatto sgradevole e piuttosto carina, pur con tutta la banalità che la può contraddistinguere. Peccato, ancora una volta, per l'utilizzo massiccio del vocoder, che non raggiungeva livelli simili di fastidiosità da “STEP” (quindi, ben tre dischi addietro), altrimenti si sarebbe trattato di un riempitivo poco pretenzioso, e, tutto sommato, anche migliore di tante sue canzoni sfiancate da decisioni pessime. Chiudiamo l'ascolto con la sognante “MAVERICK”, e il commiato non poteva essere migliore. Aprendosi (ma anche terminando) col pianoforte dai toni jazz della terribile intro, il groove e la composizione sembrano portarci alle atmosfere mattutine che contraddistinguevano il fascinoso e splendido “aquaberry” (quando tornerà Keiko a incidere dischi di quel calibro?), grazie al feeling speranzoso e  dimesso che si respira lungo tutto il corso della canzone, alla musica soffice, vellutata come una brezza estiva, e al cantato understated della cantante, che ci riporta, anche se non proprio con la stessa qualità, a rivivere i grandi momenti della sua carriera, momenti che paiono non solo temporalmente, ma anche qualitativamente sempre più lontani.

Dispiace vedere una regina abdicare al suo trono in questo modo. Di certo, la collaborazione ostinata con nakata non la porterà da nessuna parte, ora come ora. La strada che deve fare la deve compiere con l'aiuto di gente che sia capace di voler osare di più e dare il tocco magico che ha contraddistinto molte delle sue produzioni passate (quando al tempo, Yasutaka era veramente il guru che ora non è più). Tra tanti bassi e pochi alti, il disco di certo non tocca le punte di bruttura di un “Journey”, ma non si discosta nemmeno più di tanto dalla chiara mediocrità  di “STEP”. Confido, ancora una volta, che le vengano al più presto nuove idee per imprimere una svolta più decisiva alla sua musica, altrimenti si corre veramente il rischio di bruciare un talento che se ridestato, saprebbe offrirci ancora tante e tante emozioni.

Qualità complessiva delle tracce: 5
Musica: 7
Voce: 6.5
Copertina: 7.5
Qualità Promo Picture: 7
6.6
Media dei voti degli utenti: 6
Clicca qui per i voti dettagliati
Opinioni sul disco ''MAVERICK''
#01
aLz
Voto: 6
Concordo su quasi tutti i punti della racansione tranne: _Destination, che trovo all'altezza della bella GRAY perchè a me diverte ascoltarla.
_HANABI: non la reputo tutta questa bellezza, la voce di MEG è veramente molto sensuale, ma il brano mi annoia.
_STORY: anch'essa la trovo noiosa, e non assomiglia per niente alla bellissima GRAY.
_MAVERICK: è proprio ciò che non volevo sentire alla chiusura di quest'album. L'unica cosa positiva della canzone è l'attacco di pianoforte all'inizio e alla fine. Per il resto si presenta come una canzone abbastanza inutile.
Un disco troppo lento, che dal titolo mi sarei aspettato qualcosa di più veloce e giocoso. Un'album troppo fiacco e insulso. Mi sarei messo a ridere ascoltandolo se non per quelle 2/3 traccie decenti...
2010-06-25 14:13:30
 
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