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MEG
recensioni
Coperdina di WEAR I AM  - MEG
WEAR I AM
Album pubblicato il 03 Ottobre 2012

Ottavo album per Keiko Yorishika, in arte MEG. Preceduto da un singolo di lancio, e rilasciato assieme a tre singoli digitali, l'album risente pesantemente delle esperienze vissute in Francia, e infatti la sua miscela stilistica porta impressi i segni delle nuove conoscenze acquisite. Con uno spettro di collaboratori più vasto, il disco è un intrigante mix di electropop, dance, lounge, jazz e pop ispirato alla lezione francese. Ignoto il suo piazzamento nella classifica settimanale Oricon, anche se è riuscito a raggiungere una buona dodicesima posizione in quella giornaliera.
863 click, un solo voto degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 06 Novembre 2012
Riproposta ed aggiornata il 25 Novembre 2012
MEG - WEAR I AM
MEG - WEAR I AM
Quando meno te lo aspetti, avvengono le cose migliori. Credo fermamente in questo assunto da sempre, e il nuovo album di MEG, l'ottavo in totale (escludendo raccolte, dischi di cover e altro), arriva puntuale a confermarmi la validità della tesi. Perché intendiamoci, la signorina Yorishika, pur avendo cambiato aria negli ultimi anni, pur avendo viaggiato un po' in tutto il mondo, ha fatto di tutto per deludere i suoi fan più inossidabili, fallendo un colpo dopo l'altro. Inutile dire che, aldilà del bel singolo rilasciato lo scorso giugno, le speranze che l'auto della cantante si producesse in un'inversione di marcia erano davvero bassissimo. E invece, ecco che arriva la sorpresa più fresca dell'anno, da una che oramai si può considerare una veterana del linguaggio electropop giapponese. “WEAR I AM”, ottavo album di una carriera che si stende su undici anni di percorso, è un sunto, ma allo stesso tempo una negazione di quanto affrontato finora. Sunto, perché del gusto per la melodia frizzante ma elegante, nonché del ritmo tamburellante e dal tono dance, se ne mantiene ben più di una traccia; negazione, perché le nuove esperienze in Francia e in America Latina non sono trascorse invano, andando ad irrobustire uno stile che già di per sé ha dato sfoggio di rimarchevole eclettismo. Il risultato sono dieci canzoni spiritose, fresche, esuberanti, che vedono ridimensionato lo strapotere di Yasutaka Nakata e ampliano lo spettro dei collaboratori, in un caleidoscopio di visioni e sensazioni. Nient'altro che il ritorno più gradito e sorprendente dell'anno.

Si è già rammentato del singolo, ed eccolo che si presenta, primo in graduatoria, a introdurre con la sua galanteria all'appuntamento con il nuovo disco. “TRAP” è tra i pezzi più glamorous e scintillanti dell'intera carriera della Yorishika, un motivo che avrebbe buone ragioni per essere passato in tutte le sfilate di moda del mondo. In ragione di questo, i suoni sono morbidi e vellutati come seta, l'elettronica che accompagna la melodia è fluida e downtempo, memore della lezione di tanto lounge-pop nipponico e non solo. Trasferendo il discorso al ritornello, è probabilmente uno dei più incisivi e meglio realizzati in tutta la sua carriera, e non tarda ad insinuarsi di soppiatto nei recessi della mente. Effusioni latine e un placido ricorso alla bossa-nova ammantano di sensualità la successiva “Natsu ga owaru”, sensualità comunque non priva di una certa malinconia per una stagione arrivata alla sua naturale conclusione. Anche MEG, stavolta più plastica e padrona della voce (tant'è che l'intervento di autotune è ridotto al minimo sindacale un po' in tutto l'album) si piega al sentore nostalgico della trama musicale, offrendo un'interpretazione piuttosto valida e sentita. La bontà dei primi due brani prosegue in un episodio un po' bizzarro e particolare nel contesto del disco, che rimanda piuttosto alla terrificante “TOUGH BOY” del suo disco di cover “LA JAPONAISE”. Chitarra briosa e sbarazzina, batteria trascinante, “HIGHTEEN” è un pezzo che se non fosse per tutto questo ritmo, potrebbe essere il primo cimento con l'indie-pop per l'artista di Hiroshima. Un brano giovanile e grintoso, dal taglio tutto sommato rock vista la strumentazione, ma che non rinuncia a vestirsi di quella semplicità e di quel brio che arridono ai migliori esponenti del pop internazionale. L'avevamo trovata come b-side di “TRAP”, ma viene giustamente riproposta anche nell'album “Seventeen rendezvous”, la traccia che più di tutte risente dell'esperienza francese. E non è solo il titolo a testimoniarlo, ma tutta quanta la struttura della canzone; trasuda infatti Francia da ogni poro, e nonostante l'arrangiamento sembri testimoniare il contrario, col suo picchiettare di batteria ed elettronica, l'andamento a “chanson” della linea cantata non tarda a mostrare quello che la traccia effettivamente è. Non è infatti altro che un tributo sincero e convinto ad un Paese che è riuscito a donarle tantissimo e a permetterle di aprire nuovi orizzonti nella sua musica, e il risultato è tutt'altro che disprezzabile. “MISS MARTINI” è invece il ritorno ai contesti jazzy che già tante volte sono affiorati nel corso della sua carriera, specialmente nei primi tempi della sua carriera. Ma l'effervescenza dei giri di sassofono, la verve maliarda e il tiro irrefrenabile della melodia sono cosa insolita, se non proprio inedita, nel portfolio della cantante della prefettura di Hiroshima. Fascino swing d'altri tempi e ricchezza sonora sono le chiavi del successo dell'ennesimo bel gioiellino di questo disco che non accenna, finora, a cali di alcun tipo. “LOVE EMOTION” prosegue incontaminata la serie di tracce notevoli, e nel suo pimpante andamento elettronico, è il primo brano puramente dance del disco incontrato finora, e una goduria per i padiglioni auricolari. Col notevole lavoro in cabina di regia dei compositori, il brano è una scarica electropop come non se ne sentivano da molto tempo da parte sua, una bella prova di maturità e ambizione che anche nei toni un po' miagolosi della voce non si risparmia mai in ritmo e grinta. Gran bella prova. Non si può proprio dire la stessa cosa per “ZZZ”, che, come da titolo, è un pezzo che punta più a evocare contesti notturni, a conciliare la riflessione e il sonno. E anche se è il suo intento, spiace dirlo, ma ci riesce non proprio benissimo. Piuttosto che indurre al riposo, è la noia il sentimento prevalente suscitato dal brano, un continuo ammiccare alla sonnolenza che finisce per destare soltanto indifferenza, privandosi del tutto della leggerezza evocativa di una “HANABI” o di una “Dawn”. Distrarsi è un attimo. Meglio fa la successiva “SOUTHPAW”, pezzo anche questa volta piuttosto atipico e squillante, ma che nella sua carica da manga d'altri tempi assesta un colpo nuovamente spiazzante. Lontano dalla fissità monolitica di alcune sue prove precedenti, il nuovo lavoro vuole infatti fornire un ventaglio di mille possibili soluzioni da approfondire e percorrere, e anche arrangiamenti così stravaganti e assolutamente fuori contesto, molto più da seiyuu che altro, risultano comunque utili, perfino necessari, in fin dei conti. Secondo, e fortunatamente ultimo, passo falso per la Yorishika, in un album comunque tutt'altro che scontato e deludente, è “REPLICA”, guarda caso, l'unica collaborazione con Yasutaka Nakata, che è consigliabile guardi bene alle proprie cose (che tra l'altro stanno tornando ad essere eccitanti) piuttosto che a metter mano in quelle degli altri. Anche questa volta, la musica è sfilacciata e tenuta insieme “con lo sputo”, la direttrice melodica è assente e svuotata di ogni logica, insomma, si vorrebbe ballare ma si finisce per muoversi in maniera scoordinata. A chiudere l'album arriva pronta per l'uso la traccia più irriverente del lotto, che ride con sprezzo alle convenzioni che sembravano aver irretito la musica di MEG. “WEAR I AM” è un continuo gioco di specchi, un flusso di sperimentazioni incessante che pesca dalla musica cinematica, dalla decostruzione del sound collage (si ascolti l'introduzione per rendersene conto) e da sound più vintage nell'anima e che, ciononostante, sanno essere tremendamente pop e attuali. Archi campionati, voce allegra e seducente, melodia sempre puntuale e sul pezzo, terminano in bellezza un ritorno esaltante, di quelli da serbare nel cuore.

Non resta da dire molto altro; se negli ultimi anni c'era davvero poco di cui gioire, disseminato qua e là in lavori mediocri o poco più, qui la tendenza indietreggia, e si va a lambire i livelli dei suoi dischi migliori. Sperando che il cammino prosegua su questa tendenza di sperimentalismo e collaborazioni più ampie, ciò che si può aggiungere è un: “grazie, MEG”!
Qualità complessiva delle tracce: 7.5
Musica: 8
Voce: 7.5
Copertina: 8.5
7.88
Media dei voti degli utenti: 8
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Opinioni sul disco ''WEAR I AM ''
#01
mari
Voto: 8
mail

WEAR I AM è un disco molto bello e, a mio parere, tra i migliori della carriera della cantante. Ritengo ancora incredibile come MEG sia riuscita a riscattarsi dall'incertezza delle ultime produzioni per andare a ripescare elementi dei suoi primi album e provare con nuove sperimentazioni aiutata da produttori validissimi (Shinichi Osawa e Yasuharu Konishi sono solo due nomi dei tanti che l'hanno aiutata). Il disco è molto variegato, le soluzioni molto intelligenti, MEG conferma quello che è sempre stata, ovvero un'artista capace di adattarsi a molti generi con la sua personalità (una personalità che in ambito electropop non tutti hanno) e si è liberata di quella voce fredda e meccanica manipolata artificialmente a modo di suono elettronico che la contraddistingueva nel periodo di collaborazione con Yasutaka Nakata. Anche io sono contenta che la collaborazione tra i due sia ridimensionata, di cose belle insieme ne hanno scritte ma nell'ultimo periodo i segni di cedimento ci sono stati e penso che Nakata darà frutti migliori in questo periodo dedicandosi a Kyary Pamyupamyu o nei capsule. Quanto a MEG, l'esperienza dei viaggi sembra averle fatto bene, a questo punto manderei parecchi a farsi un viaggetto in Francia se i risultati sono questi XD Lo spunto francese è quello che spicca maggiormente in questo album, cosî raffinato, cosî sensuale, cosî adatto a lei. Gli arrangiamenti sono eccezionali, le melodie sono buone, anche se a volte semplici, tuttavia si avverte l'alto grado di ambizione di un disco di cosî grande maturità musicale. Le tracce mi sono piaciute in modo vario, alcune sono molto belle, altre non sono male, altre non mi hanno colpito molto. Partendo da quelle che mi sono piaciute di meno elencherei Replica con Nakata per i motivi già detti, inoltre ho trovato generica la melodia e come è scritto nella recensione è poco "ballabile" perchè il ritmo è troppo lento e non si sa dove voglia andare a parare, tuttavia non è un completo disastro per qualche effetto qua è la che l'adorna di una vivacità chic (sviluppata ampliamente in altre tracce, superiori), l'altra è Love Emotion, e qui mi devo distaccare con il parere della recensione, infatti è secondo me troppo ripetitiva (ho qualche problema con la ripetizione a manetta del titolo) e la melodia non funziona benissimo, anche se l'arrangiamento è molto bello e innovativo per MEG. Le tracce che non affatto male sono Natsu ga Owaru, ZZZ, Southpaw, Highteen. La prima mi è piaciuta per quel tocco francese che mi ricorda molto i primi capsule shibuya kei, peccato che MEG tenda a nascondersi dietro la musica, pur cercando di entrarci, avrebbe dovuto fornire un'interpretazione più convinta e disinvolta. ZZZ anche a me ricorda Dawn, è un pò soporifera ma l'atmosfera è dolce e di pura astrazione. Southpaw è qualcosa che non avevo messo in conto, dà una bella scarica all'album come anche HIghteen. TRAP, Seventeen Rendezvous e MISS MARTINI sono molto belle quasi vicine alla perfezione, sono le tre tracce più raffinate dell'album. Ma la traccia più bella è secondo me la title track, WEAR I AM. WEAR I AM è diventata la mia canzone prefrita in assoluto di MEG, battendo le molte che prima sono state i miei capisaldi per l'ascolto della'artista. E' una traccia che può piacere come non piacere perchè è molto particolare, un misto giocoso di parole e di suoni, molto ricercato e bizzarro; ho apprezzato molto lo stacco tra la parte più "caotica" (e simmetrica allo stesso tempo) e quella melodica dove dieci anni e più di produzione shibuya kei confluiscono in un canto di gioia di rara bellezza. Il video musicale, semplice, con pochi elementi, neanche tanto connessi tra di loro esaltano in maniera soffusa la cotruzione orginalissima e la ricerca del suono dei questo brano stupendo. Io penso che se MEG continuerà con la sua raffinatezza e il suo intuito in questa direzione, sbagli o no, mi farà impazzire.
2012-11-07 12:56:59
 
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