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Rie fu
recensioni
Coperdina di Rose Album - Rie fu
Rose Album
Album pubblicato il 24 Marzo 2006

Secondo album per la cantante, accanto al folk d'adozione accosta anche il pop-rock e il genere puro della ballata, mai utilizzato dalla cantante pienamente. Prima dell'album sono stati fatti uscire 3 singoli, di cui il primo "I Wanna Go To A Place", ha debuttato alla quinta posizione della Oricon e ha catapultato l'album a ottimi risultati, avendo raggiunto oltre le 20000 copie vendute.
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di kikkokat
Pubblicata il 30 Dicembre 2009

"ROSE ALBUM" è il titolo del secondo lavoro della cantautrice giapponese Rie fu, a cui piace tanto la musica occidentale e il sound acustico. L'album, uscito il 24 Marzo 2006, è stato anticipato da 3 singoli: "I Wanna Go To A Place", usata come sigla finale nell'anime "Gundam Seed Destiny", "Negaigoto"  e "Tiny Tiny Melody".

Il disco si apre con "Sono mama de", un pezzo dal ritmo molto acceso e morbido. Rie all'inizio scandisce il tempo contando "1,2,3,4" e subito dopo parte la melodia principale, costituita dalla batteria e dalle chitarre acustiche. Il ritornello è parecchio orecchiabile e credo sia un ottimo modo con cui iniziare l'ascolto di un disco. Sono magnifici oltretutto i  "yeah yeah" che ripete tra una strofa e un'altra, infatti in questi casi Rie ha sempre una voce molto dolce e delicata, che diventa vellutata proprio quando inizia il ritornello. Si prosegue con "5 minutes" un bel pezzo molto catchy e alquanto trascinante. Il testo è completamente in inglese e sostanzialmente parla delle cose che una persona potrebbe fare in appunto "5 minuti", come ad esempio lavarsi la faccia, o truccarsi. Detto così non sembra niente di speciale, ma la canzone entra subito in testa e fatica ad uscirne. L'arrangiamento è scandito dall'uso di percussioni parecchio accentuate per tutta la canzone, e dall'immancabile chitarra acustica. Un pezzo davvero divertente che non siamo abituati a sentire da Rie. La terza canzone del disco è "Funny Dream", un altro prezzo completamente in inglese. Anche qui si prosegue con piacere sulla scia di "5 minutes" ovvero su ritmi più movimentati e allegri. Stavolta, oltre alle percussioni e alla chitarra acustica fa capolino un giro d'archi, il tutto amalgamato in maniera fantastica. Rie non si fa mancare nulla, perché ad un certo punto aggiunge pure una melodia in pianoforte molto bella e addirittura un riff di chitarra elettrica. Insomma in questa canzone compaiono davvero tanti strumenti, il che rende il pezzo molto interessante e piacevole. Successivamente è la volta del singolo "I Wanna Go To A Place..." sicuramente uno dei pezzi migliori del disco. La canzone è una bellissima ballata per niente noiosa, anzi parecchio orecchiabile, specialmente nella seconda parte. Il testo è un bel mix di inglese e giapponese, e l'interpretazione di Rie è sicuramente di alto livello. L'arrangiamento è semplice e intenso allo stesso tempo. Qui i violini la fanno da padrone, ma c'è anche un'ottima melodia di pianoforte che scandisce la canzone. Sono proprio gli archi ad aprire il pezzo, trasportandoci subito in un'altra dimensione. Dopo è il turno di una bella composizione di chitarra acustica e infine si giunge al pianoforte. Nei versi la voce di Rie è calma, mentre nel ritornello si fa più grintosa, cosicché la ballata assume una svolta davvero magnifica. Questa traccia la consiglio veramente a tutti. Si prosegue con "Realize", che si apre con spennellate di chitarre elettriche e di basso. E' sicuramente un'atmosfera inedita per Rie. La sua voce all'inizio sembra avere un effetto "smagnetizzato", ma con il proseguimento dell'ascolto ci si abitua a questo "effetto vocale". Mi viene solo una parola per descrivere questo pezzo, ovvero "elettrico". Stavolta le amate chitarre acustiche sono state messe momentaneamente in cantina, per lasciare spazio a quelle elettriche. La canzone è quasi tutta in inglese, tranne per il "bridge", in giapponese. La canzone comunque non è niente di speciale, un po' troppo strana e ripetitiva per i miei gusti. In seguito è la volta del terzo singolo estratto "Tiny Tiny Melody", che inoltre è uno dei brani miei preferiti nell'album. E' estremamente orecchiabile sebbene sia tutto tranne che commerciale. Si tratta di una bella ballata che si apre con una melodia di chitarra acustica accompagnata da lievi percussioni. Dopo la prima strofa fa capolinea un meraviglioso suono di pianoforte che ci accompagna poi piacevolmente al ritornello, cantato interamente in inglese. Il pezzo è davvero sognante e fa pensare ad una bellissima ninna-nanna, ma senza essere ad ogni modo tedioso o ripetitivo come quest'ultime lo sono generalmente. La settima traccia è "Conversation", completamente cantata in inglese. L'arrangiamento è molto semplice e calmo, ma ad un certo punto la chitarra acustica si fa sentire maggiormente ed esce un po' dall'anonimato. Mi piace tantissimo la melodia di archi che si può ascoltare alla fine del ritornello, e che fa anche da eco alla voce die Rie. Mi ricordo che al primo ascolto questa canzone non mi aveva convinto, ma poi mi aveva cominciato ad appassionare molto. A volte basta risentire meglio e con calma una canzone per poterla rivalutare, è un fatto che avviene spessissimo. La traccia successiva è sicuramente un'altra delle migliori del disco (e dell'intero repertorio della cantautrice) e si intitola "They Always Talk About". Le strofe iniziali sembrano abbastanza anonime e noiose, ma con il ritornello si cambia decisamente tono e diventa tutto più orecchiabile. L'arrangiamento è quasi tutto sorretto da chitarre acustiche e batteria, con qualche sfumatura di pianoforte che fa capolino. Il refrain è talmente orecchiabile che ti dimentichi subito dell'inizio della canzone (che fa purtroppo un'impressione pessima), sono sicuro che se ascolterete questo pezzo avrete la mia stessa sensazione. La voce di Rie poi in questa traccia è davvero superba e la ragazza sembra molto sicura di sé. Posso tranquillamente affermare che è la canzone più sensazionale del disco. Il ritornello è indimenticabile, specie verso la fine.  Si prosegue con la peggiore canzone di Rie per quanto riguarda questo album, intitolata "Kiss U Goodbye". Definire sciatto questo pezzo è un complimento. Il testo è davvero immaturo e inconcludente, vi cito solo un pezzo per farvi un' idea "I’m gonna kiss u goodbye, until u run and u hide".  Rie sa scrivere certamente versi migliori, e lo ha dimostrato molte volte in precedenza. L'arrangiamento è composto da batteria, basso e chitarra ma rimane tutto sospeso e anonimo. Verso la fine della traccia si sentono come degli applausi, che rendono il tutto ancora più sconclusionato. Anche questa canzone, come altre, è cantata completamente in inglese, ma non merita di certo troppa attenzione, motivo per cui vi consiglio di passare subito alla canzone successiva, dal titolo "Vintage Denim". Il pezzo si apre con una melodia perfetta di pianoforte, davvero molto orecchiabile e ben arrangiata. Dopo le prime strofe si fa strada anche l'uso di archi. Due aggettivi per poter descrivere questo pezzo sono "calmo e pacifico". Mi ricorda un po' "Tiny Tiny Melody", ovvero una ninna-nanna sospesa e onirica, sebbene sia  molto meno orecchiabile, ma non per questo meno valida, tutt'altro. In questo pezzo tutti si possono rendere conto delle potenzialità di Rie come compositrice. Mi piace molto il sognante momento in cui Rie canta "Oh silence, bring my soul up here, bring me up when there’s nothing near". Si prosegue con "ROSE", una canzone tutta in inglese suonata completamente con la chitarra acustica. La canzone è molto blanda, migliore di "Kiss U Goodbye" ma non all'altezza di tutte le altre.  Sembra non prendere nessuna direzione specifica e trovo l'arrangiamento piuttosto stagnante e prevedibile. Per fortuna viene a salvarci "Long Long Way (Album Version)", che con la sua dolcezza strega ed ammalia. Sembra un pezzo un po' unplugged perché è molto acustico, ma al contrario di "ROSE" qui si può contare anche sull'uso di archi e del pianoforte. Il ritornello è molto orecchiabile e l'atmosfera di tutto il pezzo è natalizia, invernale e sognante, direi perfetta per questo periodo. E' molto interessante e particolare anche in questo caso l'uso nel testo delle lingue inglese e giapponese che si intrecciano alla perfezione. L'album si chiude con "Negaigoto", dove la performance di Rie è davvero ottima. Lo strumento portante è il pianoforte, suonato in maniera divina. La voce della cantautrice è scandita proprio dal piano e il pezzo è completamente cantato in giapponese, senza neanche una parolina in inglese, insolito per la cantautrice. Nel ritornello oltre al piano, vengono usati gli archi e le percussioni. Una ballata davvero pregevole, specie per l'uso degli archi nel bridge, che chiude il disco in maniera ottima.

"ROSE ALBUM" è sicuramente un salto in avanti rispetto al album di debutto "Rie Fu". Questa volta Rie offre un repertorio un po piu' vasto e sperimenta in pezzi come "Funny Dream" e "Realize". Insomma la formula è meno folk e più pop-rock. Il booklet del CD ha una particolarità molto originale. Le pagine hanno una fragranza di rosa, non a caso il titolo del disco è "ROSE ALBUM". Ci sono i testi di tutte le canzoni, e per quelle in lingua inglese, c'è la traduzione in giapponese a fianco. Ci sono foto di rose, altre di petali del medesimo fiore, qualche foto di Rie e qualche foto della cantautrice con lo staff che ha collaborato alla stesura del disco. Solo la copertina è in bianco e nero, ma se notate, la rosa che Rie ha tra i capelli, è colorata.

Qualità complessiva delle tracce: 7.5
Musica: 8
Voce: 8
Copertina: 8
Booklet: 8.5
8
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