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Rie fu
recensioni
Coperdina di at Rie sessions - Rie fu
at Rie sessions
Album pubblicato il 31 Marzo 2010

Il disco, composto da 11 collaborazioni con altri artisti della scena nipponica e non, è una miscela di folk rock, tipico degli esordi della cantautrice, e di brani invece più vicini ad una commistione tra acustica e tocchi sintetici. Basandosi su una promozione nulla, con solo un PV uscito in precedenza, il disco si è rivelato essere un flop clamoroso, vendendo poco più di 2000 copie nella prima settimana e piazzandosi alla 73ma posizione.
771 click, un solo voto degli utenti
di kikkokat
Pubblicata il 28 Aprile 2010

Viene pubblicato il 31 Marzo 2010 il quinto studio album di Rie fu, intitolato "at Rie sessions". Quando la notizia trapelò, molti credettero si trattasse di un "best of" oppure di un album "unplugged", con qualche inedito, e i singoli di maggior successo. Invece la cantautrice ha sbalordito tutti, sfornando ben 11 inediti e creando un album di sole collaborazioni musicali e in certi casi di veri e propri duetti. Non è stato estratto nessun singolo per questo lavoro, poco commerciale e dunque con poche pretese di vendita... Alla fine infatti ha venduto solo 2.000 copie raggiungendo la posizione n.73 della Oricon Weekly Charts. Comunque, per cercare di promuovere questo disco, Rie ha realizzato il Pv di "Stay with me" ~Ren'ai nante himatsubushi~", uscito circa 2 settimane prima dell'album.

Il quinto lavoro della Funakoshi si apre proprio con la traccia appena citata, cantata in duetto con Lily Franky e con la partecipazione, in una strofa rap, di BOSE, uno dei leader del gruppo SCHADARAPARR. Sicuramente "Stay with me ~Ren'ai nante himatsubushi~"  è una delle traccie migliori dell'album, molto dolce e con l'inconfondibile melodia acustica che contraddistingue la cantautrice. Il giro di chitarra acustica è davvero congeniale, sembra quasi studiato per sposarsi con le percussioni lievi e il basso. Non c'è una nota fuori posto...anzi forse una c'è...la voce di Lily Franky, partner maschile per questo duetto. A suo favore c'è da dire che non è un cantante, ma un attore, non si può quindi pretendere una voce eccezionale, anche se comunque ho sentito attori e attrici cantare peggio di lui. In qualche modo (non chiedetemi quale) le due voci degli artisti magicamente si amalgamano bene, creando un bel distacco tra la parte femminile e quella maschile. Ad un certo punto irrompe BOSE, con la sua strofa rap. Ho sentito altri rapper giapponesi, e da lui sono rimasto abbastanza deluso... Questo interludio rap è quasi una benedizione ad ogni modo, perché il brano è lungo quasi cinque minuti e mezzo e sarebbe stato troppo ripetitivo, già il ritornello, per quanto stupendo possa essere, viene cantato fin troppe volte. Con i versi di BOSE, spariscono il basso, le percussioni e la chitarra acustica, ma arrivano dei bellissimi accordi di pianoforte, che innalzano la sua performance. Quando Lily Franky inizia a cantare il duetto con Rie c'è come una dissonanza, l'attore infatti non è molto bravo con l'inglese, e da questo punto di vista era meglio che la cantautrice facesse da sé. Nell'intercalare tra qualche strofa e un'altra irrompono anche gli archi... Insomma, il brano non si fa mancare assolutamente nulla, creando un connubio perfetto tra diversi strumenti e anche generi musicali. La seconda canzone è "Just Like You", duetto con LEO Imai. Il brano è totalmente in inglese, comincia con pochi accordi di chitarra acustica e la voce di Rie, più bella che mai, intona qualche strofa. Solo nel ritornello si sente la voce di LEO, alla fine usare la parola duetto è sbagliato perché sembra che il cantante intoni solo i cori e basta, infatti al di fuori del refrain ripete solo un piccolo verso e stop. La canzone è semplicissima ma anche cortissima, dura appena due minuti. Oltre allo strimpellare della chitarra acustica vi è solo l'utilizzo della tastiera da parte del cantante nippo-svedese, il tutto in un arrangiamento veloce e senza troppi fronzoli. Non amo particolarmente "Just Like You" perché a mio avviso aveva grosse potenzialità che potevano essere giocate meglio, sicuramente allungando il pezzo di almeno un altro minuto, e creando un arrangiamento meno spoglio e più completo. Per fortuna "Irodotte", il brano successivo, ci riporta in un'atmosfera più allegra e meno nostalgica. Subito viene cantato a cappella il ritornello, poi parte una bella base di percussioni e chitarre acustiche. Rie inizia a cantare la sua strofa e ad un certo punto c'è l'uso di synths, che mi riporta alla memoria le canzoni del bellissimo album "Urban Romantic". Meraviglioso il pre refrain con Rie che canta dei versi in inglese con l'utilizzo del vocoder e con un riverbero di echi, che poi aprono le porte all'irresistibile ritornello, che rimane subito in testa. Le voci di Mina Ganaha e Mayumix sono gradevoli e non si accozzano una con l'altra: tre voci femminili per la stessa canzone può sembrare azzardato, ma "Irodotte" alla fine ne esce vincitrice, diventando uno dei miei prezzi preferiti del disco. La palma come migliore canzone pero' se l'aggiudica sicuramente "Don't Worry", anche stavolta 3 voci femminili che si mescolano benissimo. Questa volta, oltre Rie, sono KAT e YUKA dei moumoon a fare gli onori di casa. La traccia si apre con l'uso della tastiera elettrica, creando anche questa volta un dolce effetto sintetico, anche se poco sviluppato e solo accennato (alcuni magari neanche ci faranno caso), ma io adoro quando Rie crea canzoni acustiche con qualche spruzzata di sintetizzatori qua e là. I versi del brano sono geniali, divisi in modo egregio per ogni voce, in modo che non ci siano accavallamenti. Bellissimo il bridge con una stupenda melodia di pianoforte e i vocalizzi delle 3 ragazze che danno il meglio di loro stesse. Questo pezzo non ha veramente punti deboli! Un bell'arrangiamento, un testo semplice ma intenso allo stesso tempo, un uso azzeccato degli strumenti musicali. Davvero complimenti a Rie e alla sua squadra! La canzone che segue è "STAR", la peggiore del disco. Come dire, dalle stelle alle stalle. La traccia in questione è solo invidiabile per la forte componente elettronica con cui è costruito il pezzo, rendendo il brano in questione il più originale dell'album. All'inizio pensavo che l'orribile voce bambinesca fosse quella della cantante Ifu Sarasa, ma non è cosi....E' opera di una certa yuyu, non taggata nelle collaborazioni ma accreditata nel booklet. E penso si tratti davvero di una bambina, sennò non mi spiegherei la tonalità cosi fanciullesca e acuta, che rovina tutto il pezzo rendendolo quasi comico. La base elettronica è comunque ben studiata, e viene fuori molto bene il mood sintetico con il quale si voleva dar forma al pezzo. A contribuire con gli strumenti ci pensa il musicista Kenji Suzuki, che presta le sue chitarre al talento di Rie, purtroppo offuscato da questo pezzo che sì, è originale e innovativo, ma d'altra parte è fortemente rovinato da certe scelte (come quella di far cantare una bambina stonata) e l'eccessiva ripetizione di certi versi. Si prosegue con "Sunshine Forehead", duetto con Curly Giraffe. Un bel connubio tra chitarra acustica e flauto apre il tutto, e il collaboratore dà il suo contributo sia vocalmente che musicalmente, suonando il basso. L'atmosfera, musicalmente parlando, è pressoché perfetta, ma c'è qualcosa che non va nel ritornello.... Lo trovo molto dispersivo e, cosa più grave, non riesco a far connettere le voci di Rie e di Curly, sono diversissime tra loro: quella di Rie più acuta, quella di Curly troppo bassa. Insomma, anche questo pezzo non mi piace, sebbene sappia che sia uno dei preferiti tra i fans della cantante. Il refrain tra l'altro è cantato ossessivamente, è troppo ripetuto e se non fosse per l'ingegnosa base musicale con il flauto, le percussioni, il basso e le chitarre acustiche, sarebbe davvero un mattone da digerire. La traccia successiva è "My Start", e qui si ritorna a dare giudizi positivi. L'arrangiamento è scandito dalle percussioni,dalla chitarra acustica e dal basso, suonato da Peter Kvint. Peter è un famosissimo produttore e songwriter svedese che ha lavorato per moltissimi artisti internazionali. Come voce maschile questa volta Rie si avvale di Kenichi Takemoto, che tiene ben in pugno tutta la situazione. Il ritornello è molto orecchiabile, e non so perché, ma mi ricorda molto l'atmosfera hippie degli anni '60. Anche stavolta, musicalmente non c'è una nota fuori posto e "My Start" scivola via lentamente e piacevolmente. Poi è il turno di "Gilles", canzone dalle forti influenze folk, che ricorda i primi lavori della cantautrice. Il testo, tutto in inglese, parla semplicemente di quando la mattina bisogna svegliarsi presto ma non si ha nessunissima voglia (alzi la mano a chi di voi non è mai successo!), perché nel letto si sta davvero bene, o addirittura "in heaven" come canta Rie. Ma la ragazza ci esorta ad alzarci, dal momento che ci sono tante cose da fare, ed è meglio sbrigarsi. Il pezzo è molto semplice, sorretto da chitarre acustiche e poche percussioni. A dare il loro contributo con le chitarre ci pensano NAOTO degli ORANGE RANGE e kohei degli HOI FESTA. Si prosegue con "Laundry", pezzo che all'inizio mi aveva lasciato un po' indifferente, ma che poi mi ha catturato piano piano. A questo brano collaborano vocalmente YUI (del duo RYTHEM) e Akiko Nakashima. La canzone è molto calma, quasi corale. Ha un leggero crescendo durante tutta la sua durata. C'è una forte dissonanza tra il ritornello, molto di cuore e d'effetto, e le strofe rimanenti, piuttosto scialbe e anonime. Sono pochissimi gli strumenti musicali usati per "Laundry", giusto il pianoforte e qualche accordo di chitarra acustica. La canzone può piacere o non piacere, è piuttosto difficile da inquadrare.... So solo che alla fine mi ha conquistato! Con "Bright Life", canzone dal mood triste e malinconico, ci addentriamo nel territorio prediletto di Rie. Le ballate ad effetto, con un bel ritornello e una composizione musicale eccelsa. Questo brano è in collaborazione con Honoka Sato degli alüto, che si occupa solo della parte musicale, più precisamente è lei che suona il violino e il violoncello. E' sempre Honoka che ha arrangiato la parte meravigliosa degli archi. "Bright Life" sicuramente è una delle carte vincenti dell'album, con questo intreccio meraviglioso di pianoforte (suonato da Rie) e di archi, che magicamente ci trasportano quasi in un mondo incantato. A chiudere l'album ci pensa la bellissima "Hitotsu Hitotsu", in collaborazione con la giovane Seira, piu' Shiina Junpei e Chris Tomoko, che si occupano dei bellissimi cori. Anche come nel caso di "Gilles" o della precedente "Bright Life", questo pezzo sembra venire dritto dal vecchio repertorio di Rie, quello più folk e intimista. C'è una bellissima melodia di clarinetto, strumento finora inedito, che impreziosisce la canzone, finora arrangiata con il pianoforte e le chitarre acustiche. Sicuramente il punto di forza di "Hitotsu Hitotsu" è proprio il ritornello, studiato nei minimi dettagli e che di conseguenza non annoia mai, anche se è ripetuto un po' troppe volte durante l'andamento del pezzo. Sublime il finale, dove tutti quanti intonano quasi un inno, un coro che ha un sapore quasi natalizio.
 
"at Rie sessions" è stato venduto anche in edizione CD+DVD, con il DVD che contiene il video clip musicale di "Stay with me ~ren'ai nante himatsubushi~" e il dietro le quinte della lavorazione dell'album, avvenuta nell'Atelier (è cosi che si chiama il nuovo studio di registrazione di Rie). La cantautrice è la prima volta che si autoproduce un album, ed infatti quasi tutte le canzoni sono prodotte, scritte e arrangiate da lei stessa.

Il booklet è molto artistico, con poche foto di Rie e più che altro foto di pennelli, colori a tempera o ad olio. Poi ci sono tutti i testi e vengono spiegate bene nei credits tutte le parti assunte dai vari collaboratori. Un disco di tutte collaborazioni (e non duetti, come molti pensano: certe canzoni Rie le canta da sola ma ha come guests dei musicisti famosi, almeno in Giappone), può sembrare molto azzardato, specie se dietro non c'è molta promozione. Ma penso che l'intento della cantautrice fosse proprio questo, creare un disco nel suo studio, senza pressioni esterne, e facendo collaborare con lei tutti i suoi amici musicisti e cantanti. Alla fine l'operazione si può dire riuscita, sempre meglio comunque di un inutile "best of". Con questo album alla fine possiamo goderci altri 11 pezzi inediti di Rie,e scusatemi se non è poco.

Qualità complessiva delle tracce: 8.5
Musica: 8
Voce: 7.5
Copertina: 9
Booklet: 8
8.2
Media dei voti degli utenti: 7.5
Clicca qui per i voti dettagliati
Opinioni sul disco ''at Rie sessions''
#01
zefis90
Voto: 7.5
Non riuscito come il precedente, straordinario, "URBAN ROMANTIC", uno dei migliori dischi di cantautorato made in Japan che abbia ascoltato negli ultimi 2009, "At Rie sessions" risulta essere ad ogni modo un degno successore. Melodie orecchiabilissime ma al tempo veramente ben congegnate e costruite (mi viene da pensare a quelle per "Stay with me" o "Gilles"), buone collaborazioni strumentali o vocali con alcuni fra i più importanti esponenti del songwriting underground nipponico (bellissima quella con LEO IMAI, peccato per la durata brevissima del pezzo), ne fanno comunque un disco sopra la media, un po' vacillante, di questo periodo. Peccato per alcuni arrangiamenti fin troppo scarni e prevedibili (come quello per "Laundry"), e per alcuni incastri elettronici un po' forzati e meno fluidi rispetto all'album precedente, resta comunque un album più che discreto! XD
2010-06-24 19:39:35
 
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