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Ringo Sheena
recensioni
Coperdina di Sanmon Gossip - Ringo Sheena
Sanmon Gossip
Album pubblicato il 24 Giugno 2009

Quarto album effettivo di inediti per Shiina Ringo, pubblicato dopo sei anni di ritiro dalle scene musicali come solista (fatta eccezione per l'ibrido di “Heisei Fuuzoku” uscito nel 2007), per concentrarsi sulle attività della band da lei ideata Tokyo Jihen. Preceduto da un singolo che comunque non è stato incluso nella tracklist, il disco comunque ha confermato, con tutte le differenze del caso visto il trend in passivo delle vendite degli ultimi anni, la popolarità dell'artista, che si è piazzata alla prima posizione in classifica ed è riuscita a vendere oltre 215000 copie.
1018 click, 2 voti degli utenti
di zefis90
Pubblicata il 26 Febbraio 2011
Riproposta ed aggiornata il 06 Marzo 2011
Ringo Sheena - Sanmon Gossip
Ringo Sheena - Sanmon Gossip
Reinventarsi e mettersi sempre in discussione: più di tutti gli altri, Ringo Shiina ha fatto di questo il suo credo fondamentale, il suo imperativo categorico, la scaturigine della sua inossidabile creatività. Una creatività che se da un lato sembrava invece lievemente sbiadirsi con la carriera a servizio dei Tokyo Jihen, (che nel giro di solo quattro anni hanno pubblicato forse più di quanto la sola Yumiko avesse rilasciato in tutto il suo percorso artistico solista), dall'altro sforna “Ariamaru tomi”, ed è di nuovo amore. Sì, di nuovo amore, perché intendiamoci, dopo tre dischi a livelli altissimi come i precedenti risulta veramente difficile, anche per il cantautore più sperimentale e schizofrenico, ripetersi qualitativamente e proporre una formula in costante evoluzione. Partendo dal jazz-rock melodico, anche un po' rodato e altalenante, della sua formazione, la cantautrice raggiunge nella sua quarta fatica, a nome “Sanmon gossip”, il progredire di un'artista che non ha più bisogno di mostrare la sua grandezza con arrangiamenti (splendidamente) sovraccarichi e produzioni all'avanguardia, ma che invece sfrutta la forza delle sue melodie e delle sue interpretazioni per affascinare e stupire ancora una volta. La voce, scattante e volta verso mille diramazioni, non era mai apparsa così calda, arricchendosi anche di flessioni soul curiosamente insolite nel registro usuale di una rocker al vetriolo come Ringo, che aggiunge quindi ulteriori tasselli al suo già vasto repertorio di percezioni. Molto più omogeneo e in linea con la sua attività passata, questo è il vero e proprio disco della “maturità” (semmai i suoi dischi non siano stati veramente maturi) artistica della Shiina. 

Il tocco rap che introduce all'armonia invece jazz-pop di “Ryukou” è quanto di più spiazzante per aprire un disco con queste caratteristiche: lo spoken-word dal tono iroso del rapper scompare però poco dopo, per lasciare lo spazio ad un incastro fluido e vigoroso di organo, basso e batteria, che nel suo brioso rumoreggiare paga moltissimo alla scena psichedelica degli anni '70, ma con una patina rock notevolmente accentuata e serrata. Adattissimo all'apertura e dotato di una grinta memorabile, non appaga completamente in ambito di melodia, ma non era di certo questa l'occasione migliore per mostrare la sua incredibile verve di autrice, intensa e spettacolare come è la ricca struttura musicale. Già maggiormente attenta ad una più efficace compenetrazione tra melodia ed arrangiamento è invece la seguente “Roudousha”, la quale nonostante preservi le stesse sonorità jazz-pop, risulta comunque diversissima grazie ad una maggiore cura riservata al pianoforte, stavolta classico, che alle continue intersezioni di basso e drums, qui messe lievemente in sordina. Se c'è da un lato meno ricerca in ambito compositivo, è proprio la melodia ad essere il piatto forte servito a tavola, curata nel minimo dettaglio e capace di donare a Yumiko un piglio da cantante nera, passionale e aggressivo, particolare per un'artista di derivazione totalmente diversa da quella black. La funky “Mittei monogatari”, col suo taglio sbarazzino, offre un immaginario mastodontico e massimale, potente come non mai. In un pandemonio di trombe, flauti, organo e basso, di nuovo sono gli anni '70 i grandi protagonisti di questa traccia, che riprende notevoli elementi da grandi band come King Crimson e Van Der Graaf Generator, ma li trasfigura in un immaginario efficace e decisamente attuale, coniando una formula che riesce a conferire modernità a un sound oramai lontano dal nostro tempo. “Maru chiten kara” al contrario, si allontana da questo scenario per vertere su una maggiore rilassatezza e pacatezza di suoni, dove sono soffici beats e il pianoforte ad accompagnare un pezzo brillante e smaltato, dove le sovraincisioni vocali donano un tocco in più all'armonia della canzone. Niente di così particolare alla fine, giusto un buon riempitivo che si fa ascoltare con grandissimo piacere. La batteria scatenata che introduce “Karisome otome” riporta nelle irrefrenabili dimensioni jazz del disco, un jazz dal fascino vintage, permeato anche di toni swing che marcano la godibilità melodica del pezzo. Pur trattandosi del pezzo più breve del lavoro (a malapena due minuti e mezzo), è quasi certamente anche il più denso e totalizzante. Ciò è dovuto al fatto che il brano è un continuo ritornello, non avendo alcun calo di tensione, bensì proponendo ripetuti cambi di suono, di arrangiamento e di fraseggio, che per la esigua lunghezza sembrano voler porre fin troppa carne al fuoco. Avviene però tutto il contrario. La saturazione viene evitata grazie allo scambio fluido tra le varie parti, che si intersecano continuamente sfociando una nell'altra, e piegandosi al volere di regina Ringo, che anche stavolta riesce a piegare al suo estro la matrice musicale, facendo in modo che sia sempre jazz, ma reinterpretandolo in maniera totalmente sua, autentica e originale. La vera perla però di tutto l'album, ironia della sorte, non c'entra niente col galante mondo della musica nera, ma pare provenire dritta dritta dal mondo delle favole. “Tsugo no ii karada” è puro incanto, un racconto magico (affine per certi versi anche a molte tracce incluse nell'ultimo bel disco della cantautrice americana St. Vincent) che viene narrato da una fanfara degna di un colossal disneyano, frutto di un'orchestrazione sontuosa, di una fantastica sessione di archi e di elettronica, e di una capacità, intrinseca al brano stesso, di apparire senza tempo, scolpito com'è in una dimensione di cui tutti o noi, più o meno consapevolmente, facciamo parte. E' quasi come se fossimo stati dotati di ali e avessimo la facoltà di vagare in un cosmo fatato, in un universo dove la fantasia diventa realtà, dove il confine tra percezione e sogno diventa labilissimo. Questa è la musica che ogni bambino dovrebbe ascoltare, che ogni adulto dovrebbe sognare. Netta cesura con “Shun”, la quale, con i suoi toni più lisergici, si addentra in territori più malinconici e patetici, nei quali la Shiina riscopre il suo lato più sensuale e interpretativo, ed abbandona, anche se solo per un po' la magnifica grandeur che caratterizza le sue opere. E' una canzone di grande raffinatezza ed eleganza, e Ringo vi si attiene senza molti complimenti, ridimensionando, ma non sminuendo, le sue ottime prove vocali, ancora una volta affondando il suo squillante registro in un ambito a lei poco consono, nel quale comunque si muove con assoluta efficacia. “Futaribocchi jikan”, per quanto sia un pezzo veramente originale all'interno della sua carriera (e non soltanto), risulta un po' fiacco (almeno, a parere di chi scrive) in fase di composizione e armonia. C'è da dire però, che i pezzi meno riusciti della Shiina valgono la carriera di tanti altri, cantautori o cantautrici che siano. Il fatto è che su un suadente tappeto di passi di tip-tap e di swing alla Frank Sinatra, la melodia non raggiunge la stessa vetta di fascino, parendo veramente sottotono, quando invece, una scrittura forte e solida stavolta sarebbe stata quanto di più opportuno per tenere testa ad un discorso musicale così variegato ed articolato. Niente tuttavia che non si lasci apprezzare, i livelli sono più che dignitosi e dimostrano quanto l'artista, anche nei suoi episodi meno fortunati, riesca comunque ad essere su un livello superiore. Abbandonati i ruggenti anni '50, è una scarica di squillanti pulsazioni elettroniche quella che ci accoglie in “Mayakashi yasaotoko”, brano ben più ritmato e deciso, che fa confluire al suo interno una vaga patina dance dal sentore vintage, pianoforte e un miscuglio organizzato di vari altri strumenti, sassofono in primis, che insieme contribuiscono alla formazione di un pezzo semplice e ben-miscelato. Un altro riempitivo più che pregevole. “Togatta teguchi” stravolge tutte le considerazioni fatte finora e irrompe sulla scena con il tatto di un carro armato, in uno scenario distruttivo, dove gli ardenti battiti electropunk rivelano un'operazione di sintesi affine per certi versi all'operazione noise-rock di “Souretsu”. La voce, filtrata al vocoder, accentua ancor più notevolmente il distacco e la percezione di alienazione che si respira nel brano, che nel suo incedere freddo e spettrale rompe totalmente con la sensazione di calda congiunzione che tutto il lavoro trasuda. Se l'elemento rap, che nuovamente compare a questo punto, fosse stato totalmente espunto, questo sarebbe stato uno dei massimi capolavori della cantautrice. “Irokoizata” è un'altra canzone dal tiro molto swing, che si lascia permeare anche da elementi cameristici molto eleganti e virtuosi, che donano una passionalità la quale rimanda molto a certe performance charmant di UA ad inizio carriera. Stavolta l'errore di abbassare la guardia in fase di costruzione del pezzo è stato evitato, l'atmosfera che si riesce a respirare rimane sontuosa e raffinata dall'inizio alla fine, senza mai destare cali di attenzione. Meno originalità in ambito sonoro, ma maggiore concentrazione sulla forma canzone, risultando stavolta una mossa vincente. La fisarmonica è l'unica accompagnatrice nella straniante serenata a titolo “Bonsaihada”, che col suo sapore argentino rimanda dritta dritta ai ritmi cadenzati del tango e dei suoi più grandi interpreti. Yumiko, al solito, non è proprio da meno: lanciandosi in una cavalcata rampante di vocalizzi caldi e quasi dolenti nel loro procedere, offre una delle sue performances più accurate e incredibili, dove tutto il suo sentimento, tutta la sua “agonia”, riescono ad essere percepite in ogni sua nota, in ogni strascico della sua voce dai mille colori, dai mille risvolti. Unire il tango al melodismo di stampo prettamente j-pop è stata una mossa geniale, un'operazione di sintesi da capogiro, una rielaborazione di un genere non propriamente parte del panorama nipponico che strabilia per compattezza e lucidità di intenti. L'ennesimo colpo di classe quando non te lo aspetti. “Yokyou”, con le sue chitarrone distorte, e il rumorismo di sottofondo, inquadra un armamentario funk-rock in pieno assetto da combattimento, scatenato eppure sempre misurato nel suo dispiegarsi all'ascoltatore, che coglie contemporaneamente sia un enorme elemento di distrubo sia una affascinante linea melodica, che maliziosa si nasconde e compare, in un vedo-non vedo ben equilibrato. A chiusura di un disco a suo modo molto sorprendente ed edificante, ecco che fa capolino “Marunouchi sadistic (expo ver.)”, che come la stessa denominazione suggerisce, è stata totalmente riarrangiata e proposta in una nuova versione. Non soltanto è la parte musicale a stupire, la quale tra cori gospel e base hip-hop dà un tocco di freschezza aggiuntivo ad un pezzo già fresco di per sé dopo undici anni dalla sua pubblicazione, ma anche l'uso ottimo dell'inglese, che non usava da tantissimo tempo in maniera così preponderante per una canzone, ma soprattutto, che si sposa ad un testo intelligente e per niente scontato. Una nuova, ma più che valida, dimostrazione di come si possa dare nuova linfa e vitalità a pezzi già ottimi di proprio conto. 

Quattro dischi, e quattro centri: basta pensare a quanti artisti ci sono riusciti nella loro carriera, e la forbice è ben più stretta di quanto si possa immaginare: per quanto qua e là alcuni passaggi non siano stati condotti in maniera così felice, “Sanmon gossip” non sfigura in nessun modo nella sua discografia, apportando un passo ulteriore nella sua mirabolante e funambolica carriera. Sì, qui vi è maggiore omogeneità di intenti, ma a ben osservare, le schegge pazze ci sono e costituiscono, manco a dirlo, le parti migliori, senza togliere comunque niente al resto. La carriera di Ringo non può che riservare ulteriori sorprese per il futuro.
Qualità complessiva delle tracce: 8
Musica: 8.5
Voce: 8.5
Copertina: 8
8.25
Media dei voti degli utenti: 9
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Opinioni sul disco ''Sanmon Gossip''
#01
mari
Voto: 9
mail
"Sanmon Gossip" è davvero il disco della maturità di Shiina Ringo...sarà forse per la scelta musicale di inoltrarsi completamente nel genere jazz e per il fatto che in generale si notano i segni di un cambiamento, di una maturazione: richiami all'esperienza con i Tokyo Jihen, il ritorno ad una interpretazione vocale unica, potente e piena di passione, che potrebbe adattarsi più ad un disco rock, l'avvicinamento inaspettato verso il rap e l'hip hop, la presenza di altre voci oltre a quella dell'artista ,cosa che non era mai avvenuta.
Non è un disco semplice, ma non perchè risulta caotico come "Shouso strip", o particolare come "Karuki Zamen Kuri no Hana", per quanto sembri lineare, il genere può non può piacere a tutti.
La musica è molto curata e secondo me "Sanmon Gossip" continua a provare la genialità della Shiina e può benissimo essere messo alla pari con i due dischi precedenti. Eccellente la recensione, ma sono d'accordo sulla definizione attribuita a “Maru chiten kara” e “Mayakashi yasaotoko” di "riempitivi", a mio parere riempitivi non ce ne sono, entrambi i pezzi mi piacciono moltissimo, soprattutto il secondo, che è fascino puro!
Poi ci sono "Ryukou", "Roudousha”, "Tsugo no ii karada", "Shun", "Togatta teguchi", "Irokoizata", "Marunouchi sadistic (expo ver.)", tutte canzoni che meritano davvero...insomma, l'album è bellissimo, non si poteva desiderare di meglio!!!
2011-03-02 00:32:38
 
#02
HEARTscapes
Voto: 9
http
mail
SG rappresenta, senza ombra di dubbio, il lato più romantico e passionale della cantautrice. Un album questo, a mio avviso, dotato di tonalità più calde rispetto ai lavori precedenti e che non punta tanto ad uno sperimentalismo esasperato ma bensî ad un'intensa e studiata esplorazione del jazz. Ambito, questo, tanto caro a Yumiko tanto quanto è forte il suo lato più rock. In Sanmon Gossip porta avanti il discorso che era iniziato con Heisei Fuuzoku che vantava la collaborazione di Saito Neko, riuscendo a superarsi. Il risultato, infatti, è un album che mi diverto a definire "vintage", pur rimanendo estremamente moderno negli arrangiamenti. La peculiarità di quest'artista con la a maiuscola è la capacità di riprendere generi musicali ricercati e, magari, non più in voga riuscendo a reinterpretarli in maniera dannatamente personale. In definitiva, Shiina Ringo è riuscita a fare centro anche questa volta. Non solo con SG ma anche con il singolo che precedette questa quarta fatica da solista. Ariamaru Tomi è una ballata rock intensa che ricorda il sound progressive rock dei Beatles del periodo "Abbey Road" e "Let It Be" e che si distacca dalle atmosfere dell'LP a differenza del suo lato B che ne riassume perfettamente le atmosfere.
2011-03-03 16:02:43
 
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