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Yumi Matsutoya
biografia

Yumi Matsutoya(松任谷由実) è una vera e propria istituzione della musica giapponese, e non soltanto del j-pop propriamente detto. Con una carriera cominciata all'inizio degli anni '70, e che ancora oggi continua a regalarle continue soddisfazioni, la poliedrica e prolifica cantautrice di Hachioji è tra le regine indiscusse della canzone giapponese, con buona pace di molte delle stelline che si sono poi succedute ad ambire al trono di regina del j-pop (fatti i dovuti distinguo, ovviamente). Perché se proprio quelle stelline sono nate, se proprio una donna ha dato una sterzata al modo di intendere la musica popolare giapponese, quella è stata proprio Yumi Matsutoya. Procediamo però per ordine.

La Matsutoya infatti non è stata sempre famosa con questo cognome. Nata come Yumi Arai il 19 Gennaio 1954 a Hachioji, città in periferia alla megalopoli di Tokyo, in una famiglia di drappieri, vivendo assieme ai suoi tre fratelli e sorelle. Cresce così negli affetti familiari, quando al liceo, frequentando il ristorante italiano “Chianti”, allora meta delle più importanti celebrità del periodo (da Akira Kurosawa a Yukio Mishima, passando per Ryu Murakami e Taro Okamoto), conosce Hiroshi “Monsieur” Kayamatsu. Lui sarà infatti il responsabile della scoperta del suo talento e del suo lancio, ma anche il suo primo produttore. La futura cantante comincia quindi la propria carriera musicale (è infatti anche pianista) a soli quattordici anni, allorché aveva già scritto un buon numero di pezzi nel privato e aveva già delle ottime conoscenze anche da musicista vera e propria. A diciassette anni è già un paroliere che scrive brani per altri cantanti e musicisti, sbarcando anche in classifica e firmando per nomi importanti della scena. Nell'Aprile del '72, la Arai accede alla Tama Art University e sottoscrive un contratto con la Alfa, vincendo alla fine la sua ritrosia e decidendo di essere una cantante, e non soltanto un autrice per brani altrui.

Nel Luglio dello stesso anno, avviene quindi il debutto ufficiale col primo singolo “Henji wa Iranai”, il quale vende però soltanto 300 copie. Non passa però troppo tempo, e coi ritmi di lavoro tipici della industria musicale, dopo un anno arriva anche il primo album, quel “Hikoukigumo” da cui si costruirà piano piano il mito della cantautrice. Per l'occasione, l'artista vanterà del supporto dei Tin Pan Alley, di cui un membro, Masataka Matsutoya, provvederà ad arrangiare l'intero “MISSLIM”. E' nel 1975 che però l'artista comincia a ricevere i primi consensi e un più largo apprezzamento di pubblico, non appena la traccia “Sotsugyou Shashin”,che andrà poi a finire nel suo terzo album “COBALT HOUR”, renderà noto il suo nome. Fatto curioso che lo stesso anno, i Hi-fi Set decideranno di omaggiare il brano con una loro cover. E' comunque un dato di fatto che questo pezzo, dopo così tanto tempo e notorietà, sia stato decretato come una della canzoni classiche del pop giapponese. Anche il singolo “Rouge no Dengon” riceverà buoni consensi di pubblico, diventando in breve tempo un altro classico ripreso da moltissimi altri musicisti negli anni a venire. E' però con “Ano Hi ni Kaeritai”, che l'artista, grazie anche alla buona pubblicità come tie-in per il dorama “Katei no Himitsu”, ottiene la sua prima hit, arrivando alla numero uno della classifica Oricon. Segue poco dopo il suo ultimo album a nome Yumi Arai, nel Novembre del 1976, intitolato “14 Banme no Tsuki”, che vede la partecipazione anche di importanti session men dagli Stati Uniti. Divenne il suo primo album a debuttare alla numero uno, con altri due dei suoi dischi a comparire infine nella top 10 degli album più venduti dell'anno: un record sinora imbattuto da chiunque nel Sol Levante. Si chiude così il suo primo capitolo nel mondo della musica, che da molti critici, è ritenuto essere il migliore della sua carriera, proprio perché pionieristico nello sposare le suggestioni cantautorali provenienti dagli Stati Uniti e le tematiche proprie della canzone giapponese.

La fine del 1976 vede la Arai sposarsi con Masataka Matsutoya, e considerare da parte sua il ritiro dalle scene. Alla fine, cambia idea e decide di continuare la sua avventura, modificando il suo cognome con quello del marito, il nome con cui entrerà di diritto nella storia della musica giapponese contemporanea. Poco prima di ri-debuttare col suo nuovo nome, viene però pubblicata una compilation da lei mai autorizzata, “ALBUM”, che conterrà svariati pezzi e due dei suoi singoli. A causa di questo episodio la Matsutoya non permetterà il licenziamento di raccolte fino al 1998, comprando alla fine i diritti delle sue canzoni sotto il suo nome da nubile, vista l'ostinazione della Alfa di rilasciare compilation senza il suo esplicito consenso. Nel 1978 arriva così sugli scaffali dei negozi il primo album dopo il cambiamento di nome, “Beni Suzume”, che darà il via a un periodo fertilissimo dal punto di vista delle pubblicazioni. A partire da questo disco e per tutti i primi anni '80 (almeno fino al 1983), la Matsutoya, alla stregua di molti musicisti del periodo, pubblicherà due full-length all'anno. E nonostante le vendite non arrivino nemmeno alla lontana a competere coi dati del suo periodo precedente, è proprio in questi anni che Yumi compone alcuni dei suoi brani più celebri. E' nel 1986 che le cose potenzialmente subiscono un'inversione di tendenza, quando, rispolverata “Koibito ga Santa Claus”, traccia contenuta nel disco “SURF&SNOW” del 1980, fece proprio ritornare questo disco prepotentemente in classifica e fargli vendere complessivamente più di 400,000 copie. Da lì in poi, e per un sacco di anni, la Matsutoya tornerà ad essere protagonista assoluta del pop nipponico, rilasciando una catena di dischi che la terranno altissima in classifica. Di fatto, dal 1981, anno in cui è uscito “Sakuban Oaishimashou”, a “Cowgirl Dreamin'” del 1997, tutti i suoi dischi arriveranno alla vetta della classifica Oricon, mostrando l'assoluta influenza e il predominio incontrastato di quella che poteva essere considerata una veterana a discapito di tante dive e starlette emerse negli anni '80 e nei primi anni '90. In tutto questo frangente di tempo, arriverà una ricchissima autobiografia, (“Rouge no Dengon” nell'82, che racconterà della sua vita in tono molto enfatico), tour dal vivo che rimarranno impressi per le scenografie particolari e spettacolari, e anche il primo CD live, che testimonierà l'impatto magnetico di Yuming (soprannome datole dal suo primo fidanzato cinese) sul pubblico giapponese. Il CD, rilasciato anche in cassetta, fu tra le pubblicazioni più rare dell'artista, fatto che scatenò una smania di collezionismo tra i suoi fans.

Gli anni '90 vedono quindi l'artista consolidare il suo dominio straripante nel mercato musicale: è la prima musicista/cantante in assoluto ad avere un disco certificato doppio milione dalla Oricon col suo “Tengoku no Door” nel 1990, i suoi dischi dall'88 al '95 riusciranno tutti quanti a piazzarsi nel mercato con oltre un milione di copie acquistate dal pubblico giapponese. Inoltre, sono anche le innovazioni strumentali (successivamente ripudiate dal suo marito) e il numero di session-men a fare la differenza; in un Giappone che guarda sempre più con occhi avidi ai trend americani e al loro modo di fare musica, i dischi di Yuming riflettono questo aspetto, ingaggiando strumentisti americani che arricchiscono la proposta dei dischi dell'artista. Un'artista talmente convinta delle proprie scelte, da tentare il suicidio commerciale pur di convincere la gente a comprare i suoi album senza singoli a precederli; questo almeno, per quattro anni, allorché “Manatsu no Yoru no Yume” nel 1993 spezza questo trend e supera tutte le aspettative, arrivando a vendere ben 1400000 copie, il suo singolo di maggiore successo. Arrivata oramai a superare i 20 anni di carriera, con alle spalle due decadi di successi ininterrotti, parte il momento della celebrazione. Molti dei suoi pezzi vengono reinterpretati, spesso anche da lei stessa (e la Matsutoya tornerà ad essere Yumi Arai per una tre giorni nel 1996), arriva la prima compilation ufficiale dopo 21 anni dal cambio di nome (“Neue Musik: YUMI MATSUTOYA COMPLETE BEST VOL. 1.”, con molti dei brani ad essere selezionati dai suoi stessi fan), e oramai, se ce ne fosse stato ancora bisogno, il suo status di istituzione della musica giapponese è raggiunto. D'ora in poi, il calo di vendite sarà inesorabile: la stessa, conscia di aver fatto e dato tantissimo al mainstream (nei panni anche di autrice per dischi altrui, da Seiko Matsuda a Hiromi Go, da Asami Kobayashi a Reimy), la cantautrice comincia a prendersi delle pause e a concedersi maggiori stacchi tra un'uscita e un'altra, calando il numero di pubblicazioni dal 1999 a seguire a un album ogni due anni in media, e concentrandosi a licenziare ciò che più le interessava pubblicare. Se comunque si era sempre battuta per la sua indipendenza artistica, d'ora in avanti diventa un fatto assodato, dandole la possibilità di concedersi lo sfizio di essere se possibile, ancora più autentica che in passato.

Adesso, a più di 40 anni dal suo esordio, con oltre 42 milioni di dischi e un'influenza che si può definire capillare su tutta la musica a venire, la strada di Yumi Matsutoya è tra le più brillanti e fulgide del firmamento pop giapponese, e ancora non è stata detta l'ultima parola....

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Pubblicato il 07⁄01⁄2017 | Scritto da Bobby Drake
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