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Nihon no Ongaku: JMusic
di Christi
Pubblicato il: 01⁄07⁄2007

L'articolo che leggerete è un estratto del lavoro di maturità della sottoscritta, incentrato sulla musica Giapponese. Nello scritto ho affrontato diverse temi come le origini, le tradizioni, la modernità, le apparenze, e l'impatto su chi non è abituato a questo genere di musica. Dopo la consegna di circa 20 pagine di storia, melodie, e descrizioni, è seguita una breve presentazione orale riguardo il tema scelto, che è stato esposto nei punti principali. Come si può immaginare, la maggior parte delle persone presenti non conosceva lo stile della JMusic, e furono piuttosto colpiti da alcuni punti, quali fanservice, Visual Kei, ed influenze straniere.
Per chi è già esperto della musica giapponese quest'articolo potrà forse risultare superfluo, ma potrà essere invece una piccola traccia per chi inizia ora il cammino della scoperta di questo fantastico mondo, di cui questo sito si occupa. Presenterò alcuni dei più famosi cantanti dei generi di seguito elencati, facendo ogni volta dei piccoli excursus e descrivendone lo stile. Spero quindi di poter esporre al meglio i punti essenziali che riporterò dal lavoro:
La Storia
Dalla tradizione alla JMusic:
- il Taiko
- il J-Pop
- il J-Urban
- il J-Rock
Iniziamo quindi con la parte più intensa.



La Storia

Prima di parlare della JMusic moderna, bisogna capire da che cosa si è sviluppato il tutto e bisogna cercare di conoscere il meglio possibile le basi di questa etnia.
La chiave dell’evoluzione del Giappone è il contatto fra Oriente ed Occidente. Per molti anni, quando era sotto il regime militare di Tokugawa, il Giappone era chiuso in se stesso, senza possibilità di conoscere concretamente l’Occidente. Ai primi accenni di apertura e contatto con la religione Cristiana e l’influenza della sua musica, Tokugawa chiuse le frontiere, ed interruppe ogni possibilità di acquisire una cultura estranea al paese. Da più di un secolo questo muro che si era innalzato a separare Giappone e Occidente è caduto. Nel corso dell’Ottocento, il paese del Sol Levante cominciò a studiare la musica e le usanze Occidentali, senza però mai dimenticare le proprie tradizioni e la propria cultura. È così che questo paese riesce a svilupparsi ed arricchirsi più di altri.

Dopo il regime di Tokugawa, nel 1871 iniziò la missione diplomatica chiamata ''Iwakura'', che si diresse verso Stati Uniti ed Europa per cercare di negoziare e collaborare. I membri dell’Iwakura però, sapevano che avrebbero dovuto fare qualcosa per non essere sottomessi dalle altre potenze ed esserne quindi dipendenti. Il Giappone, per essere una potenza mondiale, doveva essere autonomo, e questo poteva accadere solamente se avesse avuto una sua storia, un suo carattere ed una sua tradizione. Sapevano che per riuscire ad emergere avrebbero rischiato di modificare per sempre le usanze e le tradizioni, dimenticando quelle che per loro erano le vere virtù dell'Uomo (quali la saggezza, l'onestà, ecc ecc).
Ma cosa successe alla musica?
Torniamo indietro. La musica attraversò sei fasi importanti nel corso della storia Giapponese. La prima fase consiste nell’integrazione della musica, della scrittura e del sapere Cinese durante la dinastia Tang (dal 618 al 907 d. C.). Ancora oggi alcuni cantanti moderni nelle loro melodie usano vari strumenti tradizionali Cinesi, come lo Jing Hu. Il Giappone ha un semplice meccanismo per la musica, attuato sia per le influenze Cinesi che per quelle Occidentali: prima assimila ed impara (si lascia influenzare da fenomeni esterni e ne studia i meccanismi), poi rimodella e sviluppa aggiungendo qualcosa di proprio (una volta compresi i meccanismi, vengono riformulate le basi in modo tutto proprio).
La musica di questo paese si è evoluta nel corso degli anni dopo questa fase, coltivando caratteristiche proprie, come per esempio non avere una vera e propria definizione e non avere obbligatoriamente musicisti professionisti. Le melodie poi esistevano sempre in funzione di qualcos'altro, che poteva essere qualcosa di materiale o spirituale, come per esempio quelle addette al Teatro tradizionale Giapponese, che affrontano ancora oggi temi riferiti alla Natura ed alla Cultura del posto. Non era una musica perciò polifonica; ogni cosa era melodia, anche un battito di tamburo, così come i rumori di un bosco. C’erano poi gli aspetti secondari, come i suoni estranei (i rumori), che servivano a dare il ritmo al tutto: le grida dei suonatori di percussioni, per esempio. In pratica, nella musica tradizionale Giapponese non si distingue fra musica e rumore, fra suono e silenzio, così come non si pongono limiti fra uomo e paesaggio, e fra giorno e notte.
Con lo svilupparsi del paese e della musica stessa nel corso degli anni entriamo nella seconda fase, in cui venne a crearsi la cultura musicale Giapponese classica durante il periodo di luce della cultura Buddhista, nel periodo Heian e Kamakura (dal XI al XII secolo). Alcune caratteristiche rimasero uguali al periodo precedente, come per esempio la possibilità per tutti di fare musica e non essere necessariamente dei professionisti (non avere quindi alle spalle uno studio specifico). Si aggiunse in più l’aspetto della vocalità collettiva, dando importanza al gruppo, e l'aspetto dei sentimenti, maggiormente accentuati per l’importanza del contatto con la Divinità adorata. Non bisogna poi dimenticare l’aspetto della bellezza incarnata dal gesto, che doveva essere un movimento preciso ed istantaneo. Tutto questo portava all'espressione nella musica: il musicista voleva far provare agli altri ciò che lui aveva provato nel corso della sua vita, facendo trasparire le sue emozioni dalla sua arte, dalla sua melodia e dai suoi gesti.
In questo crescere continuo, arriviamo alla terza fase, che si conclude nel 1800. Durante questo lungo periodo, la musica ebbe un grande repertorio di musicisti: c'era la musica tutta Borghese, come quella di Corte, chiamata Gagaku; quella del Teatro Nô; quella ancora più moderna del Teatro Kabuki e quella del Teatro Bunraku; c'era poi la Musica Religiosa, che vedeva protagonisti i flauti.
Nello stesso anno della missione Iwakura (1871), iniziò la quarta fase: il governo tolse alcuni privilegi e monopoli alle Corporazioni di Artisti, mandando in crisi la Musica Tradizionale. I musicisti diventati professionisti trovarono difficoltà ad esibire le loro melodie in pubblico, ed alcuni continuarono a coltivare questo genere di musica in sede privata. Agli altri (famiglie e nuovi artisti) fu presentato il violino, il pianoforte, ed il canto Occidentale. Questo provocò diversi cambiamenti: alcuni generi strumentali ed il Teatro Nô vennero piuttosto abbandonati dopo le abolizioni di quell'anno, per lasciare spazio alla musica di Corte ed al Teatro Kabuki. Fra il 1870 ed il 1880 ci fu l'ondata Occidentale, e la società cambiò, integrando moda, musica, e tendenze dell’Occidente. La tradizione, e quindi anche la musica tradizionale del paese, venne accantonata ma fortunatamente, una decina d'anni dopo i tradizionalisti si fecero risentire. Ormai la modernizzazione non si poteva più fermare, ma si potevano almeno far coincidere le novità con le tradizioni. Per anni si è andati alla scoperta della Musica degli altri paesi, mentre si coltivavano in patria le Musiche Classiche Giapponesi, sviluppandosi ancora, finché il Giappone ha deciso di avere una modernità propria.
Qui inizia la quinta fase, quella dell'Enka degli anni ’60. Dopo le varie influenze per l’apertura del mercato verso l'Europa, e dopo il trattato che vedeva l’America tutelare il Giappone a condizione che quest'ultimo non avesse un esercito ufficiale, la musica ha cominciato a farsi sentire maggiormente nella vita quotidiana di ogni cittadino. L'Enka punta molto sulla musicalità: la voce e la bellezza hanno un ruolo molto importante, come le note che accompagnano l'esibizione.
Andando avanti con la modernità arriviamo alla sesta ed ultima fase: i figli dei cantanti Enka diventano cantanti moderni. L'Enka viene leggermente messo da parte anche se continua la sua corsa, per dare spazio alle influenze giovanili portate soprattutto dagli idoli americani. Si fa largo il Rock con il gruppo X Japan negli anni '80, il Pop negli anni '90 con la solista Namie Amuro, ed infine anche l'Urban con gruppi come ORANGE RANGE e Dragon Ash. Qui, si inizia a parlare di JMusic moderna. Se prima le melodie erano caratterizzate da scale tipicamente Orientali (come quelle pentatoniche), ora le melodie hanno una forte influenza Occidentale ed Americana. I compositori moderni però non si dimenticano delle loro radici: in alcune canzoni si possono ancora sentire le malinconiche note dell’Oriente accompagnate dalla voce dell’artista.



Dalla Tradizione Alla JMusic: il Taiko

Il Taiko è un esempio perfetto per spiegare come la tradizione e le novità nella musica Giapponese possano convivere. Il Taiko è il tamburo, uno degli strumenti più importanti nella Musica Tradizionale Giapponese, che descrive molto bene il carattere deciso e potente di questo popolo.



Il Taiko, in antichità, veniva usato durante le battaglie e durante i riti, nelle prime per sconfiggere i nemici spaventandoli, nei secondi per scacciare i Demoni che vivevano nel paese.
Ce ne sono molti, e di diverse dimensioni, come per esempio l'O-Daiko, che può raggiungere i due metri di diametro.
Questi tamburi sono molto affascinanti e suscitano molto interesse sia in Giappone, che al di fuori dello stesso paese. Nel 1981 infatti è nato un gruppo chiamato Kodò, formato da 46 membri, di cui 21 sono artisti ed i rimanenti 25 sono addetti alle performance. L’obbiettivo dei Kodò è di specializzarsi nel suono del Taiko, esplorando le sue potenzialità e riprendendo la lettura della musica antica.
Il Nome del gruppo ha due significati legati alla loro arte: può essere tradotto con ''Battito del Cuore'' riferendosi al ritmo che il Taiko produce, ma può essere tradotto anche con ''Bambini del Tamburo'' riferendosi alla voglia del gruppo di suonare in maniera semplice e disinvolta. Forse la realtà è un miscuglio di questi concetti: si dice che il suono del Taiko sia molto vicino ad una pulsazione, ma che può dare una sensazione di calma e pace che pervade chi ascolta.



I primi Kodò che si riunirono e formarono questo gruppo avevano un preciso sogno nella mente: volevano preservare la cultura tradizionale Giapponese, costruendo un'università che ne raccontasse ed insegnasse le arti e gli antichi mestieri. Per realizzarla però, avevano bisogno di fondi, ed iniziarono così a girare per il mondo. Dedicandosi solo ed interamente al Tamburo, alla fine i Kodò fondarono finalmente una scuola nell'Isola di Sado, dove vivono in modo umile e semplice suonando i loro strumenti. Il gruppo nel corso degli anni si è sviluppato ed ora è una vera e propria comunità che vive nella foresta della Penisola di Ogi, a sud di Sado. Dopo la cerimonia inaugurale del villaggio, avvenuta nel 1988, la loro abitazione si è estesa a cucine, dormitori, librerie musicali, studi di registrazione ed una sala per spettacoli.
Le Performance sono una parte importante nel loro intento di portare il Taiko al pubblico. Ogni particolare della loro arte è studiata in modo preciso, per poter farla crescere ed esprimere infine la loro passione per questo genere di musica. In un’esibizione hanno importanza diversi fattori: in primo luogo la musica, ma anche la preparazione atletica, la cura dell'immagine e dei costumi, la scenografia, la danza e la comunicazione con il pubblico. Sul palco, al centro, sono posizionati i vari tamburi: ci sono gli O-Daiko, che vengono suonati con grossi bastoni; seguono via via tamburi più piccoli come il Chu-Daiko, di media proporzione, e l'Hirado-Daiko, più piatto, che producono suoni più dolci e che vengono suonati con bacchettine di legno. Si passa così da un forte doppio battito che ricorda il cuore, fino da un debole ticchettio che ricorda lo scendere della pioggia. Attorno ai Tamburi, intervengono altri strumenti che creano degli ambienti che evocano fenomeni naturali, come il Flue che produce il vento e lo Shamisen che produce il mare. Attorno a uesti ancora intervengono le voci e le danze a completare il quadro.
Qui di seguito trovate una breve performance, con protagonisti tre Taiko. Ritroverete gli elementi sopra citati: il ritmo dato dalla voce dei suonatori, l'importanza del gesto e della bellezza del suono.





Il J-Pop

Cos'è il J-Pop? Letteralmente sta per ''Japanese Pop'', ed è la musica Popolare Giapponese. Ha iniziato a prendere vita da almeno 20 anni, ma solo negli ultimi tempi ha avuto un forte impatto nella musica e cultura Giapponese. Fino al XX secolo infatti, è sempre stato l'Enka il tradizionale stile musicale.
Tutto è iniziato con covers, semplicemente: i Giapponesi imitavano e cantavano le canzoni più che altro Americane e di paesi vicini, finché negli ultimi tempi il J-Pop non è riuscito ad avere un carattere proprio.
Yuming, se vogliamo, è stata la prima, vera, moderna cantante Pop ad avere successo in Giappone. Il problema è che tutto era alle fasi iniziali, ed i gruppi cominciavano a formarsi piano piano. Non bastavano pochi solisti e qualche gruppo, comunque a far conoscere concretamente il J-Pop in tutto il Giappone.
Solo negli anni '90 si formarono delle celebrità vere e proprie: ZARD, Kyosuke Himuro, X Japan, Namie Amuro
Per quanto riguarda il pop, forse è stata proprio quest'ultima a dare uno spunto per lo stile di una cantante.



Dal suo stile dance con le Super Monkey's, passò ad un pop tutto particolare nel 1995 quando intraprese la sua carriera da solista. Diventò in poco tempo un'icona della musica Giapponese, e le ragazzine del paese sembravano vederla come un punto di riferimento.
Il periodo 1996-1998 fu un periodo intenso per la JMusic: si formarono tantissimi gruppi famosi ancora oggi, come gli Every Little Thing, i KinKi Kids e tanti altri. Nel 1998, debuttarono ufficialmente anche le Kiroro, forse uno dei più famosi gruppi ad aver avuto successo con le ballate.



Le loro ballate erano quasi sempre accompagnate dal piano. Fu molto apprezzato perché dava l'impressione di una musica fresca e nuova, molto diversa da quelle che si erano ascoltate fino a quel momento. Erano melodie piuttosto semplici, completate da un testo raffinato e ricercato. La maggior parte delle canzoni parlava d’Amore, e le ballate si sa, sono perfette per esprimere i propri sentimenti.
Seguirono quelle che ora sono chiamate le regine del J-Pop: Utada Hikaru ed Ayumi Hamasaki.



Quale fan della JMusic non le ha mai sentite nominare? Utada Hikaru raggiunse il suo successo in pochissimo tempo, grazie all'album ''First Love'' uscito nel 1998, che riuscì a vendere circa 8 milioni di copie. Ayumi Hamasaki confermò la sua fama con ''A Best'', uscito nel 2001, che vendette attorno alle 4 milioni di copie. Da lì in poi Ayumi ha pubblicato regolarmente album e singoli, raggiungendo quasi sempre vendite da record. Hikaru ha un ritmo suo, e anche le sue pubblicazioni ricevono tutt'ora un buon successo.
Attorno agli artisti citati, ci sono quelli che hanno avuto sempre successo, e quelli che si stanno affermando ora: un esempio dei primi è ZARD, da poco scomparsa; un esempio dei secondi è Koda Kumi, che nel periodo 2005-2006 ha finalmente raggiunto la fama che da tempo cercava.



Ultimamente, stanno facendo sempre più successo artisti come Ai Otsuka, con melodie più giovani e spensierate, Ami Suzuki e Nami Tamaki, con melodie più dance ed energetiche.
Gli stranieri vanno alla conquista del mercato giapponese, e cantanti come BoA, SE7EN, Rain e DongBangShinKi riscontrano sempre più successo fra gli ascoltatori del paese.
Di seguito potete vedere il PV di ''STEP you'' di Ayumi Hamasaki. È una delle canzoni pop meglio riuscite della cantante, ed anche il video è molto piacevole.



Infine, il PV di ''Can You Keep A Secret?'' di Utada Hikaru, una delle canzoni più spensierate della cantante ad inizio carriera.





Il J-Urban

L'Urban è uno di quei generi forse meno considerato al di fuori del Giappone. Sappiamo che ha avuto una storia difficile, visto che l'Hip Hop inizialmente ebbe qualche difficoltà ad emergere. Gruppi come Dragon Ash ed ORANGE RANGE, furono influenzati da altri stile come pop e rock, proprio per non incentrarsi completamente su uno stile urban che i loro produttori vedevano senza futuro.
In questo stile di musica comunque, di solito vanno di moda i gruppi: la maggior parte, o almeno quelli con più successo, sono un trio o un duo. Il trio è di solito formato da due cantanti maschili ed uno femminile. I ragazzi sono la parte rap, mentre la ragazza fa da vocalist o da seconda voce (portando quindi degli sviluppi melodici), lasciando le strofe e il compito di raccontare il tema della canzone ai suoi compagni. Uno dei gruppi più famosi che debuttò come un trio è quello degli m-flo, formato inzialmente dal rapper VERBAL dal compositore, dj e rapper Taku, e dalla vocalist LISA. Quest'ultima da qualche anno ha lasciato il gruppo per dedicarsi alla sua carriera da solista.



Il duo per la maggior parte è formato da ragazze, di cui una rapper e una vocalist. I gruppi più famosi di questo tipo sono per esempio le Bennie K, formato da Cico, la rapper, e Yuki, la vocalist.



Gli amanti del genere conosceranno sicuramente le SOULHEAD, formate dalle sorelle Tsugumi e Yoshika, le cui canzoni sembrano essere più melodiche di quelle delle Bennie K, per il duplice ruolo di Tsugumi, che fa sia da vocalist che da rapper.



I solisti naturalmente non sono da meno, e nel corso degli anni nomi come ZEEBRA e KREVA sono diventati i punti di riferimento dell'hip hip giapponese.



Nell'R&B invece, le regine sono considerate DOUBLE, AI e MICHICO, che hanno influenzato i solisti ed i gruppi che ora si formano nel paese, quali YA-KYIM, Asami e Miliyah Kato (giusto per citare alcuni nomi). Ken Hirai invece, è uno dei degli artisti R&B influenzati dal pop più quotati dei giorni nostri.
Di seguito altri PV. Il primo è ''Do What U Gotta Do'', canzone di ZEEBRA in collaborazione con AI, Mummy-D dei RHYMISTER e Namie Amuro, di cui abbiamo parlato prima. La canzone risulta molto allegra e le parti rap sono fluide e molto divertenti.



Un altro video interessante è quello di Asami, con ''Strong Woman'', canzone in collaborazione con il rapper DABO, che negli ultimi tempi sembra aver guadagnato un successo mai visto prima.



La canzone è molto fresca, ed a metà video potrete sentire un ponte che nella canzone originale non troverete.



Il J-Rock

Il Rock in Giappone è stato forse più fortunato dell'Urban, ed è riuscito ad emergere quasi immediatamente soprattutto grazie agli storici X Japan, che ne hanno portato la moda, così come il look e le influenze.



Agli X Japan sono seguiti tanti altri gruppi di successo, come i Luna Sea, i GLAY ed i MALICE MIZER. Si sono formati solisti come Gackt dall'ultimo gruppo citato, e Mana, poi impegnato nel progetto Moi dix Mois, dopo essere diventato un'icona delle lolita giapponesi.



Lo stile Visual Kei domina tutt'ora la maggior parte della scena musicale giapponese, donando ai rocker uno strano look per gli occidentali. Sappiamo oggi che il Visual Kei fu ispirato dal Glam Rock inglese esploso negli anni '70, e che tutt'oggi prende spunti dai teatri tradizionali del Giappone e dalle sue tradizioni in generale.
Gli amanti del genere conosceranno bene altri gruppi ormai famosi, come i L'Arc~en~Ciel, i Gazette e i Dir en Grey, che hanno ottenuto successo per le melodie ideate completamente da loro, curate, e a volte graffianti.
Di seguito il PV di ''Joker'' degli X Japan, una canzone allegra e spensierata, affiancata da un PV bello ed innovativo.



L'ultimo PV che presentiamo a chi vuole saperne di più, è ''Reila'' dei ''Gazette'', una delle più famose ballate rock del gruppo.




A conclusione dell'articolo mi scuso per le imprecisioni, e spero che questo scheletro di JMusic possa suscitare interesse anche a coloro che sono interessati più ad altri rami, che alla musica. Nel sito trovate tutte le informazioni principali riguardanti alcuni gruppi citati, quindi, scopritene di più!


Fonte
Fonte 2
Titolo: Introduzione Al Volume. Yogaku. Percorsi Della Musica Giapponese Nel Novecento.
Prefazione Di: Luciano Berio.
Editrice: Cafoscorina.
Anno: 1998






X JAPAN

Ayumi Hamasaki

Hikaru Utada
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