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Banana Yoshimoto
di Bobby Drake
Pubblicato il: 29⁄10⁄2007

Banana Yoshimoto, nome d’arte per Mahoko Yoshimoto, è la figlia del famoso poeta, critico e ideologo Takaaki Yoshimoto che fu particolarmente influente nel periodo delle lotte studentesche tra le fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 ma che, anche tuttora, è una delle voci più autorevoli della cultura giapponese contemporanea. Nel 1988 Banana scrive il suo primo romanzo Kitchen vincitore del premio letterario Kaien per giovani scrittori, diventando poi un best seller non solo in patria ma anche in tutto il mondo. Tuttora è una delle delle scrittrici Giapponesi più amate in patria e nel mondo; ogni suo libro vende milioni di copie restando nei primi posti in classifica per settimane.


Biografia


Mahoko nasce il 24 luglio del 1964; il padre Takaaki Yoshimoto(conosciuto anche come Ryūmei Yoshimoto) è uno dei personaggi letterati del Giappone dagli anni ’60 ad adesso; la madre invece è una scrittrice di poesie Haiku. La sorella Sawako invece , conosciuta anche come Haruno Yoiko, è un’importante disegnatrice di manga; sarebbe stata proprio la vena artistica della sorella a spingere Banana a pubblicare il suo primo libro Kitchen. Durante l’infanzia comincia a leggere molti manga tra i quali Doraemon e, a dieci anni, scopre Oshima Yumiko famosa mangana che pubblica Shichigatsu nanoka ni (Accadde il 7 luglio) nel quale compare la figura di padre che assume sembianza femminili al quale, secondo molti, si ispira il personaggio di Eriko il padre transessuale in Kitchen. A tredici anni avviene l’incontro con Dario Argento e il suo Suspiria; ne resta così affascinata che da lì comincia la sua passione per i film horror e per Dario Argento che diventa presto uno dei suoi registi preferiti.
Nel 1984 si iscrive all’università Nihon Daigaku, Facoltà di Studi Umanistici, corso di laurea in letteratura; gli autori che più la influenzano in questi anni sono Stephen King, Truman Capote e le sorelle Brontë. Nel 1987 si laurea e la sua tesi sarà il racconto Moonlight Shadow. Nello stesso anno lavora in un golf-club e in un locale di Asakusa e, proprio in questo periodo, comincia la sua carriera di scrittrice utilizzando lo pseudonimo Banana poiché è attratta dai Banana Red Flowers e poiché lo giudica prepotentemente androgino.
Finalmente nel 1988 pubblica Kitchen la sua prima opera che si aggiudica il premio Kaien per scrittori esordienti e il premio letterario Izumi Kyoka. Il libro diventa subito un best seller vendendo oltre un milione di copie in patria e fu ristampato 60 volte. E’ l’inizio della sua carriera e del Banana Genshō (Fenomeno Banana). L’anno dopo, il regista Morita Yoshimitsu realizza la versione cinematografica di Kitchen e, pochi anni dopo, nel 1997, Yim Ho ne produce una versione cinematografia per il mercato cinese. L’anno dopo vede luce cinematografica un altro libro di Banana: Tsugumi, diretto da Ichikawa Jun. Il libro tuttavia ricevette parecchi pareri contrastanti, i critici giudicavano il suo lavoro commerciale mentre i lettori lo giudicavano un lavoro accurato e influente per la vita di molte persone. Tsugumi vinse inoltre il premi letterario Yamamoto Shugoro.
Nel 1991 fu tradotto in italiano Kitchen da parte della casa editrice Feltrinelli che, nel tempo, pubblicò molte delle opere dell’autrice. La versione italiana conteneva inoltre il racconto Moonlight Shadow con il quale Banana si era laureata. A seguito del successo italiano il libro fu tradotto in altri 20 paesi. L’anno dopo Banana venne a Milano per presentare il suo romanzo N.P.; inizia così il rapporto di amicizia con l’Italia, il paese con cui Banana dirà di essere più legata.
Nel 1994, a seguito dell’enorme successo riscosso dall’autrice, la rivista Kaien pubblica un volume monografico interamente dedicato a lei, intitolato Yoshimoto Banana no sekai (Yoshimoto Banana nel mondo. Quattro anni dopo, nel 1998, Banana scrive la prefazione italiana al libro Ryuichi Sakamoto. Conversazioni del musicologo Massimo Milano. In Giappone l’anno dopo sulla rivista Marie Claire viene pubblicata la sua conversazione via mail con la disegnatrice Nara Yoshimoto che diverrà la sua collaboratrice preferita per le illustrazioni dei suoi libri.
Nel 2000 si sposa con il musicista Tahata Hiroyoshi e, l’anno dopo, pubblica un’edizione di quattro volumi delle sue opere, scelte da lei stessa e illustrate da Hara Masumi. Nel 2003 esce in Giappone Itarian Banana (Banana Italiana) scritto da Banana in collaborazione con Alessandro G. Gerevini. Nel 2003 nasce suo figlio Manachinko e l’anno dopo in Italia, a Roma, durante il Festival internazionale delle Letterature, legge in Giapponese il racconto La felicità di Tomo-chan tratto dal romanzo Ricordi di un vicolo cieco. Oltre che in Italia Banana ha visitato gli Stati Uniti,le Hawaii, Bali, la Francia, il Brasile, l’Egitto e molti altri.



Tematiche
Morte, omosessualità,transessualità,famiglie distrutte, fenomeni paranormali,omicidi,crisi e solitudine sono solo alcuni delle tematiche principali affrontate da Banana nei suoi libri che, seppur alquanto difficili e dure, riflettono pienamente le situazioni di molti giovani lettori che scrivono all’autrice spiegando quanto un libro o un altro gli abbia cambiati o abbia mostrato la loro situazione personale. Le devianze sessuali tra cui l’omosessualità maschile e femminile e la transessualità, sono sempre presenti nei libri di Banana, descritti normalmente senza giudizi o commenti, accettandoli come situazioni normali; l’esempio più lampante è Eriko il padre di Yuichiche, in Kitchen comincia a vestirsi da donna per dare al figlio una presenza femminile forte. Questi personaggi sono descritti come normalità poiché secondo Banana la sessualità bisogna viverla come si vuole e poi perché, spiega lei stessa, essi sono molto discriminati in patria e quindi il suo descriverli in modo naturale vorrebbe fare si che anche gli altri possano vederli come situazioni normali senza nessuno stupore o altro.
La crisi viene spesso descritta nelle storie di Banana ma non perché l’autrice prova un’attrazione macabra nei confronti del dolore e della disperazione ma perché è interessata al comportamento delle persone in un momento di crisi, a come esse si comportano in un momento di difficoltà, cosa fanno per risolvere un problema. Banana trova sempre una soluzione a queste crisi proprio per dare speranza al lettore e al personaggio stesso del libro.
La morte permane in ogni suo libro, che sia morte violenta o naturale essa è presente in ogni racconto. Questa morte non è mai vista con toni tragici e di disperazione ma viene descritta con tono pacato,calmo e sereno poiché essa è inevitabile e fa parte del ciclo naturale delle cose. I personaggi molte volte rimangono quasi sbigottiti di fronte ad un lutto, esempio lampante è l’espressione usata da Mikage davanti alla morte della nonna ”Sono rimasta di stucco” in Kitchen. Sempre nello stesso libro troviamo un altro esempio di morte e di atteggiamento verso essa,l’ omicidio di Eriko è spiegato dall’autrice poiché ad un personaggio così stravagante non si poteva arrecare una morte naturale, come la malattia, ma era necessaria una morte improvvisa e particolare. In Honeymoon invece troviamo la morte sotto forma di rito mistico ma che porta a compiere un atto efferato: la setta religiosa di cui facevano parte di genitori di Hiroshi uccideva e mangiava i bambini appena nati; questo esempio è una critica dell’autrice nei confronti di un fanatismo tanto estremo che porta all’omicidio. Nello stesso libro vi è anche presente la morte di Olive, il cane di Manaka, che viene descritta in un modo così dolce e sereno che rende questa una delle pagine più belle che descrivano la morte di un animale. Questa pagina viene giustificata dal profondo amore che l’autrice prova nei confronti degli animali; Banana ha infatti due cani,tre gatti e una tartaruga che sono il centro della sua vita insieme con il figlio.
Il paranormale è un altro elemento che accomuna molti dei personaggi presenti nei romanzi della Yoshimoto; si parte dal potere premonitore e di telecinesi di Yoshio in Amrita fino al potere guaritore e distruttivo di Lucertola del romanzo omonimo Lucertola. Questi poteri di solito sono frutto di incidenti accaduti durante l’infanzia, Lucertola ad esempio, scoprì il suo doppio potere quando la madre fu assassinata e portò ad una perdita della vista per parecchi anni. Il paranormale secondo Banana non è nulla di anormale anzi, ella lo descrive così tanto poiché lo ritiene un elemento di tutti i giorni; ritiene che molte persone sono in possesso di uno strano potere psichico, anche lei stessa che ,come spiega, le sono capitate varie volte episodi paranormali come quello di sentire cosa provava qualcuno o fare sogni che si avveravano o, in fine, di pensare ad una persona lontana e sentire squillare il telefono per una chiamata proprio di questa persona. Banana quindi crede molto nel paranormale, ma non visto come qualcosa di straordinario, ma come qualcosa di tutti i giorni.

Olive è morta un anno fa, nella stagione dei ciliegi. Quel giorno era scoppiato tutto a un tratto, inaspettato, un acquazzone, il cielo si era fatto plumbeo, ed erano rimbombati i tuoni. Hiroshi non c'era e Olive, che aveva paura dei tuoni, venne a rannicchiarsi tremante sotto la mia sedia. Mentre le accarezzavo la schiena dal pelo ormai rigido dicendole: “Buona, buona, non è niente”, Olive si addormentò con un respiro sibilante. Dopo un po', contagiata, mi addormentai accanto a lei.
Quando mi svegliai, era talmente sereno da far venire il dubbio che il brutto tempo di poco prima fosse stato un sogno, e il sole dorato del tramonto splendeva in un cielo azzurro e trasparente. A occidente alcune nuvole rosa di una dolcezza indescrivibile fluttuavano come onde. Il giardino era inondato di luce, e gli alberi lavati dalla pioggia erano tutti luccicanti.
“Olive, facciamo una passeggiata”, dissi, e lei subito saltò su con uno scatto pieno di salute proprio come quando era giovane. Ero felice, perchè‚ era una cosa che non succedeva da tanto tempo. Mi incamminai con lei lungo la strada ancora bagnata che brillava. A causa dell'acquazzone, i fiori di ciliegio erano sparsi da tutte le parti. I filari di ciliegi lungo la salita del liceo vicino casa erano circondati da tappeti rosa fatti di petali appena caduti dalla forma incantevole. Gli alberi, imbevuti della luce del tramonto, ancora pieni di fiori appena sbocciati, carichi di gocce d'acqua, apparivano freschi e lucenti. Per la strada non c'era nessuno, e il paesaggio, completamente invaso da una splendida luce oro e rosa, non sembrava una visione di questo mondo.
“Olive, che belli i ciliegi”, dissi di slancio. Lei sollevò i suoi occhi neri e limpidi verso di me e mi fissò. La sua espressione diceva che più del sole dorato del tramonto, più dei ciliegi, voleva guardare me. Non guardarmi con questi occhi, pensai. Occhi che contemplano tesori, montagne, mari, occhi che sembravano dire: non ho paura di morire, mi fa soffrire solo il fatto che non potrò vederti più. In realtà credo che sia io sia Olive sapessimo. L'atmosfera di quella giornata lo diceva. Tutto era troppo bello. Anche il pelo di Olive, ormai così sciupato, era dorato. Era come se tutto stesse tornando a quando entrambe eravamo piccole, come se tutte e due dovessimo vivere in eterno.
Quella sera Hiroshi venne a passare la notte da me, e come sempre io dormii nel letto, e lui per terra nel futon. Non facevamo che ripetere: dobbiamo comprare un letto matrimoniale, ma siccome ci mancavano i soldi continuavamo così. Dopo che ci eravamo addormentati, in piena notte Hiroshi ebbe un terribile incubo. Spaventata, mi alzai. Nel sonno, sembrava cercasse di lacerarsi con violenza la pelle del collo. Lo svegliai scuotendolo forte.
“Che cos'hai?” Aprì gli occhi, e ansimando rispose: “Ho sognato che qualcuno cercava di strangolarmi e non riuscivo più a respirare”. Poi si infilò sotto le mie coperte, e premette forte il suo corpo contro il mio. La sua pelle scottava, come se avesse la febbre. “Non è che hai la febbre? Ti vado a prendere qualcosa da bere?” chiesi.
“No, lascia, faccio io.” Così vado anche in bagno, rispose e si alzò. Finalmente nel buio sembrava tornata la pace. Bastava qualcosa di inusuale nel comportamento di Hiroshi per farmi temere che un'ombra paurosa fosse calata sulla nostra vita. Siccome anche l'aria sembrava più calda del normale, aprii la finestra. Il vento subito penetrò nella stanza. L'odore dell'erba umida, la presenza degli alberi, una piccola luna. “Fai presto, notte, torna quella di sempre”, pensai. Il cielo appena nuvoloso era ricoperto di stelle che brillavano. Ma la notte di sempre non si decideva a tornare.
Hiroshi, rientrando in camera senza far rumore, disse:”Senti, c'è qualcosa di strano, Olive non respira”.
Non so perchè, ma invece di stupirmi pensai: Ecco. Ecco, ora capivo perchè‚ quel pomeriggio tutto era stato così bello, perchè‚ Olive aveva quello sguardo. Capivo anche perchè‚ Hiroshi aveva avuto quell'incubo. Ma anche se capivo, subito i miei occhi si riempirono di lacrime. Come fossero state lì pronte. Passammo la notte piangendo con il corpo di Olive tra noi, fino al mattino. Un periodo della nostra vita finiva. Faceva male da spezzare il cuore.
“E' tremendo quando muore qualcuno”, dissi.
“E' una cosa a cui non ci si riesce a rassegnare”, rispose Hiroshi

Da Honeymoon pagine 24,25,26

Banana Yoshimoto e gli Shojo Manga


Possono i manga, piccoli volumetti disegnati per ragazzi e adulti, influenzare una scrittrice e il suo stile? Beh la risposta è certamente si. Solo nel libro Kitchen, lo scrittore e critico Takahashi Gen’ichirō ha trovato diciassette esempi che supporterebbero questa tesi. Il più significativo nel quale Mikage commenta la morte della nonna “Pochi giorni fa all’improvviso è morta la nonna. Sono rimasta di stucco. In questa semplice frase si può ritrovare un eco dell’opera di Camus che diceva ”Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so.” Il tono però di scrittura della Yoshimoto è quella dello shojo manga; quel ”Sono rimasta di stucco” (bikkuri shita) è un’espressione molto usata dalle ragazze e nei manga ed esprime una sorpresa generale e poco drammatica che, però, non si addice ad esprimere i sentimenti reali provati dalla protagonista davanti al lutto della nonna. Tuttavia l’espressione per quanto inadatta, trasmette una freschezza inattesa. Mikage poi aggiunge di essere sconvolta e la Yoshimoto ricorre di nuovo ad un linguaggio fumettistico ”E’ pura fantascienza. Le tenebre del cosmo.
Questo linguaggio, spiega sempre , disinvolto e irriverente, riesce a trattare il tema familiare con una tenerezza profonda che nemmeno i minimalisti Americani possono avere poiché è data da un’audacia che la scrittrice ha ottenuto leggendo shojo manga. Gli shojo manga inoltre influiscono molto per quanto riguarda la tematica sessuale,spiega Miura Masashi, essi infatti si immettono là dove vi è crisi nei ruoli sessuali tradizionali e dove vi è un ripensamento sul concetto di virilità e di femminilità. Eriko, la madre transessuale in Kitchen è l’esempio più estremo di questa crisi e ridefinizione dei ruoli sessuali ma anche gli stessi Mikage e Yuichi rappresentano i nuovi modelli in cui i giovani si rispecchiano.
Yuichi rappresenta un modello maschile non aggressivo,è sensibile, ironico e usa galanterie occidentali insolite in Giappone( ad esempio apre la porta della macchina a Mikage). Mikage invece rappresenta una nuova donna, dolce ma attiva che vuole realizzarsi professionalmente: anche se lavora come cuoco, lavoro estremamente femminile, lo fa in modo da elevarlo ad un livello di specializzazione solitamente riservato agli uomini, è più uno chef che una casalinga.
Anche nelle opere successive i maschi di Banana sono vicini al personaggio di Yuichi: sono dolci, sensibili privi di aggressività e di spirito competitivo. In Moonlight Shadow Hiiragi indossa l’uniforme femminile della ragazza per sentirsi più vicino a lei dopo la sua morte mentre in Honeymoon Hiroshi viene descritto come ipersensibile e incline al pianto; altri esempi possono essere Otohiko in N.P., Ryūichirō in Amrita e Kyōichi in Tsugumi. Tutti questi personaggi maschili possono essere collegati come caratteristiche agli eroi androgini propri degli shojo manga. La ricerca inoltre di un compagno fragile,effeminato e vulnerabile, più interessato al dialogo è una caratteristiche presente nel culto del bishōnen, il ragazzo bello e delicato, che lo shojo manga ha ereditato dalla letteratura giapponese passata.


Intervento di Banana Yoshimoto a Milano alla conferenza "Donne e Potere" della rassegna fissata nella Milanesiana 2007.


Il Rapporto con Nara Yoshimoto


Innanzitutto bisogna precisare che, a differenza dell’Italia, in Giappone i libri vengono spesso accompagnati da illustrazioni di vario tipo: si parte dalla copertina fino ad arrivare a intere pagine illustrate all’interno dell’album. Detto questo bisogna che introduca Nara Yoshimoto che è uno dei più grandi artisti pop Giapponesi. Oltre che a essere illustratore di libri, Nara è scultore e pittore. Nato nel 1959 a Hirosaki, si iscrive e si laurea alla Università di Belle Arti e Musica Aichi. Tra il 1988 e il 1993 studia alla Università Kunstakademie a Düsseldorf in Germania. Fino ad oggi ha esposto le sue opere in 40 mostre diverse in tutto il mondo e, inoltre, le sue opere sono rappresentate a New York nella galleria Marianne Boesky, mentre a Los Angeles nella galleria Blum & Poe.
Le figure di Nara rappresentano sempre figure di bambine e, alle volte, di bambini, dalla testa grande,fronte alta e occhi enormi. Questi bambini appaiono sereni e tranquilli, ma sono soliti essere rappresentati anche con cicatrici e ferite che evocano traumi e abusi. La loro infanzia sembra quasi sospesa in una sorta di limbo, ma ogni tanto queste bambine adorabili impugnano armi insanguinate mostrando un sorriso diabolico e inquietante. Queste immagini, sproporzionate e irrequiete, non vogliono essere un’immagine convenzionale di un qualcosa ma voglio imprimere in chi le vede una qualche sensazione, che sia odio,rabbia,ribrezzo,stupefazione o altro. Non a caso Banana usa queste immagini per illustrare i suoi libri, i personaggi da lei descritti vivono pienamente le loro passioni ed esprimono apertamente i loro sentimenti, come le immagini di Nara vogliono imprimere qualcosa nel contemplatore. Banana scelse in varie occasioni Nara come illustratore, sue infatti sono le copertine di H/H, e delle riedizioni nipponiche di Lucertola e di Moonlight Shadow.
Oltre che da Nara, Banana fu aiutata nelle illustrazioni dalla musicista Hara Masumi che creò la copertina di Presagio Triste in cui si vede rappresentata in modo infantile una donna dagli occhi chiusi che se ne copre uno con un mestolo; oppure fu aiutata da Masuko Yumi per la copertina di Kitchen e altre opere da noi inedite, in cui venivano rappresentati semplici motivi floreali. Insomma il rapporto tra scrittura e immagine per Banana Yoshimoto è molto importante poiché, già dal disegno di copertina, viene trasmesso nel lettore un messaggio specifico che poi potrà capire meglio dopo aver letto il libro.



L’Omaggio


L’omaggio oppure Omāju alla giapponese, è molto presente nei libri della Yoshimoto. Esso consiste in tutte le citazioni di canzoni,autori,libri presenti all’interno di ogni romanzo dell’autrice. L’ Omāju è una caratteristica fondamentale del romanzo giapponese moderno, esso ha la funzione di creare un tributo affettivo nei confronti dell’autore che viene citato, come a ringraziare di aver potuto provare quelle sensazioni da lui trasmesse.
Esempio di questo è di sicuro il romanzo Amrita nel quale vengono citati Truman Capote, Yukio Mishima, Philiph K. Dick, Hayao Miyazaki, Marilyn Monroe e molti altri. I capitoli inoltre, omessi nella versione italiana sotto richiesta dell’autrice stessa, sono tratti per la maggior parte da titoli di canzoni pop Giapponesi, ad eccezione del capitolo 22 This Used To Be My Playground, vecchia canzone di Madonna. Il nome del personaggio Mayu poi è dato in onore di una delle scrittrici preferite dell’autrice: Satō Mayu.

Banana Gastronomica


Tra le tragedie,la morte, la disperazione e le crisi familiari, Banana inserisce in ogni suo romanzo un elemento culinare. Il Cibo per la nostra autrice, svolge un ruolo fondamentale nella narrazione ed è un punto di incontro di molti personaggi. Prendiamo Kitchen per esempio: Mikage svolge un lavoro nell’ambito della cucina, cercando di specializzarsi fino a diventare chef; questo però non è il punto fondamentale ma sta nella parte in cui, la protagonista, porta dei dolcetti a Yuichi dopo la morte della madre. Sono questi dolci che permettono ai due ragazzi di rincontrarsi dopo la tragedia.
Il gustarsi qualcosa in compagnia di una persona amata, secondo la nostra autrice, è un rimedio ottimale per riprendersi da qualsiasi crisi o momento difficile. Il riscoprire le cose semplici della vita è una tisana formidabile: bere una tazza di tè caldo, discutendo del più e del meno, mangiando anche qualche dolcetto, funziona di più rispetto ad una qualsiasi terapia o cure.

Bibliografia Italiana


Kitchen (Kitchin, 1988)




E' un romanzo sulla solitudine giovanile. Le cucine nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, che riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la grande trovata di Banana è che la famiglia si possa, non solo scegliere, ma inventare. Così il padre del giovane amico della protagonista Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all'attenzione del pubblico italiano mostrando un'immagine del Giappone completamente sconosciuta agli occidentali, con un linguaggio assai fresco e originale che vuole essere una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.

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Presagio Triste (Kanashii yokan, 1988)




Cosa turba la serenità di Yayoi, diciannove anni, la vita apparentemente idilliaca della sua "famiglia felice della classe media che sembra uscita da un film di Spielberg", dove il giardino è ben curato, gli abiti perfettamente stirati, i fiori sempre freschi sul tavolo e i genitori comprensivi e sorridenti? Forse a minacciare l’equilibrio di Yayoi è una sensibilità paranormale che le fa percepire presenze invisibili, e che contrasta con l’incapacità a ricordare gli anni dell’infanzia, stranamente cancellati dalla sua memoria. O forse il pericolo è il suo trasporto per Tetsuo che tende a superare i limiti dell’affetto fraterno. Un presagio triste s’insinua nell’armonia della vita di Yayoi. La soluzione ai suoi dubbi potrebbe nascondersi in una casa molto diversa dalla sua, buia, dove il giardino è in perenne disordine e nessuno risponde quando squilla il telefono. In questa casa vive la zia di Yayoi, una donna sola sui trent’anni, insegnante di musica, bella ma trascurata e avvolta da un’ombra di malinconia. Yayoi intuisce che la zia è depositaria di un segreto, forse la chiave per illuminare i misteri della propria infanzia, e per chiarire i contraddittori sentimenti nei confronti del fratello. Ma la zia fugge senza lasciare tracce, e Yayoi parte alla sua ricerca. La scoperta della verità porterà sorpresa, trauma, dolore e infine liberazione. Un romanzo "giovanile" di Banana, pubblicato in Giappone a pochi mesi di distanza da Kitchen, in cui la scrittrice si interroga sui temi che predilige, solitudine e morte, memoria e percezioni paranormali, con la sua sottile sensibilità e il suo inimitabile tocco di freschezza e poesia.

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Sonno Profondo (Shirakawa yofune, 1989)




Con "Sonno profondo" Banana Yoshimoto indaga nel cuore di tre giovani donne e ne trae ombre plastiche, insinuanti, che echeggiano il vuoto della notte e la paura della solitudine. Vicina al germogliare più segreto delle emozioni, Yoshimoto disegna un mondo sfuggente e tuttavia concreto, che accompagna il lettore in un'avventura dell'anima di straordinaria incisività.

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Tsugumi (Tugumi, 1989)




Maria e Tsugumi sono amiche fin dall'infanzia anche se sono due ragazzine molto diverse. Maria, l'io narrante, è dolce e buona: ha lasciato il piccolo paesino in cui era nata e cresciuta per iscriversi all'università a Tokio. Tsugumi è bellissima ma dotata di un carattere infernale: affabile e dolce con gli estranei, nel privato è un tiranno, parla come un maschio ed è viziata all'inverosimile. Non può spostarsi dalla tranquilla penisola di Izu perché le sue condizioni di salute non glielo permettono. Il suo destino pare segnato... Ma quando due amiche si ritrovano, e se questo accade d'estate, e se è il mare a cullare le rispettive solitudini, allora la magia scaturita dall'attimo può creare sensazionali cambiamenti del mondo reale.

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N.P. (N.P., 1991)




Sarao Takase, scrittore giapponese che ha vissuto a lungo in America, muore suicida lasciando due figli gemelli, il maschio Otohiko e la femmina Saki, e il manoscritto di un libro incompiuto dal titolo N.P. (che sta per 'North Point', il titolo di una vecchia canzone). Pubblicato con solo 97 dei 100 racconti previsti, il libro diventa un bestseller negli Stati Uniti. Una giovane giapponese, Kazami, viene in possesso del novantottesimo racconto, inedito, alla cui traduzione stava lavorando il suo amante, Shooji, anche lui morto suicida, e che narra la storia di una passione erotica tra padre e figlia. Kazami incontra i due gemelli e trova Otohiko coinvolto in una tormentata storia d'amore con Sui, che scoprirà essere non solo figlia illegittima dello scrittore suicida ma anche sua amante. Kazami viene risucchiata completamente nel loro mondo, il mondo di 'N.P.', per tutta un'estate, che è il tempo reale in cui si svolge la storia. Dopo alterne vicende, Kazami scopre anche l'esistenza del racconto n°99 in cui Takase rappresenta l'altra faccia della sua realtà, l'aspirazione verso la normalità e l'eterodossia. Ormai manca solo il racconto n°100. Ed è soltanto quando tutti i destini si sono compiuti e il cerchio si chiude che il libro apparirà scritto fino in fondo: N.P. di Banana Yoshimoto è il racconto n°100 che Takase non aveva fatto in tempo a scrivere.

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Lucertola (Tokage, 1993)




Sei bozzoli di preziosa seta esistenziale. Sei fili tesi dal destino. Sei racconti tessuti in una Tokyo sfolgorante di luci notturne e pulsante di vita. tutti feriti, chi da un trauma infantile, chi da un abbandono, chi da una storia d'amore tormentata, i protagonisti si sono chiusi in un guscio che li protegge ma insieme li separa dal mondo. Le loro esistenze sembrerebbero destinate a scorrere per sempre senza direzione, senza senso, senza sorprese, quando, improvvisa, si manifesta una possibilità di cambiamento radicale, la speranza di un rivolgimento. Ed ecco che sensazioni dimenticate si affacciano di nuovo limpide alla memoria, rimettendo in moto la ruota del tempo, della vita. Lo sguardo di Banana Yoshimoto, innocente e implacabile come un adivinità infantile, si posa sui suoi enigmatici personaggi per raccontarne il disagio, l'angoscia, la liberazione, traducendoli in quel suo stile acerbo e sapiente che ne ha fatto in pochi anni una scrittrice amata in tutto il mondo.

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Amrita (Amurita, 1994)




La famiglia di Sakumi è piuttosto insolita: ne fanno parte la madre, con il suo compagno molto più giovane, il fratellastro undicenne Yoshio, una cugina e un'amica. Su questa famiglia "allargata" pesa il ricordo ancora vivo della tragedia di Mayu, la sorella minore di Sakumi morta in un incidente stradale. Con lei Sakumi intrattiene un muto dialogo, che costituisce uno dei molti fili della narrazione. A questo si affiancano e con questo si intrecciano tanti destini, che l'autrice scava, indagando percezioni del reale diverse da quelle usuali e sprofondando nei labirinti della mente - come nel caso di Sakumi che ha temporaneamente perso la memoria dopo un colpo preso alla testa - e nelle alterazioni della coscienza - come quelle di Yoshio, dotato di straordinari poteri psichici. Tale scoperta del mistero e della profondità consente a Banana Yoshimoto di illuminare in modo sottile la dimensione magica dell'esistenza e insieme di ampliare i confini delle sue tematiche abituali - amore, amicizia, morte, solitudine - senza perdere però la freschezza, la grazia e la leggerezza di uno stile che parla direttamente al cuore.

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Sly (Sly1996)


Kiyose, una giovane disegnatrice di gioielli, decide di realizzare un vecchio sogno condiviso con i suoi inseparabili amici: visitare l'Egitto. Potrebbe essere l'ultima occasione di stare insieme. Takashi è infatti sieropositivo, e lei e Hideo, vogliono fare il pieno di ricordi. Il viaggio intenso, a tratti commovente, riserva l'incontro di attimi che si sanno irripetibili e svela emozioni e colori nuovi al piccolo gruppo fino ad allora chiuso nell'illusione dell'eterna giovinezza. Ancora una volta Banana Yoshimoto affronta il tema della morte con leggerezza e assenza di gravità e, insieme, con una profondità sapienziale e una curiosità cristallina.

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L’Ultima Amante di Hachiko (Hachiko no saigo no koibito, 1996)


Il Giappone delle sette religiosi, l'India dell'ascesi e della pace interiore, il richiamo dell'Italia, terra di artisti. Sono questi gli elementi decisivi che fanno da sfondo alla delicata educazione sentimentale narrata da Banana Yoshimoto in questo onirico e toccante romanzo di formazione. Mao è una ragazzina che vive in una comunità religiosa sorta attorno alla carismatica figura della nonna veggente. Ma la setta, dopo la morte della fondatrice, si è trasformata in una disordinata accolita di esaltati paranoici. Mao, dotata di qualche potere sovrannaturale e di un singolare talento artistico, se ne allontana e va a vivere con Hachi, al quale la legano una profetica promessa e una passione smemorante. Hachi, però, ha deciso di tornare nel suo paese di adozione, l'India, per un rito spirituale destinato a durare tutta la vita. L'inevitabile fine della storia d'amore, e forse della giovinezza, è siglata dal sogno di un appuntamento (l'ultimo) davanti alla celebre statua del cagnolino Hachiko e all'albeggiare di una rinnovata percezione dell'esistenza e di un più maturo equilibrio.

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Honeymoon (Hanemūn, 1997)




Manaka, ventitré anni, è cresciuta in una casa con un grande giardino, a pochi passi dalla casa di Hiroshi che sarà prima il suo compagno di giochi, poi l'amico intimo e quindi il marito. Si sono sposati a diciott'anni e il loro rapporto è rimasto lo stesso di sempre, basato sulla conoscenza profonda e la fiducia reciproca. Sono entrambi di carattere tranquillo e contemplativo. Manaka trascorre lungo tempo a curare il giardino e a giocare con il cane, ma Hiroshi talora sfoga l'angoscia da cui si sente sovrastato in improvvise crisi di pianto. La loro vita procede senza scosse fino alla morte del nonno di Hiroshi, con cui questi aveva vissuto dopo che i genitori l'avevano lasciato per unirsi a una setta religiosa in America. Nel mettere a posto la casa del nonno emergono particolari inquietanti sulla setta che portano alla luce antichi traumi. Per ritrovare la serenità perduta i due giovani decidono allora di concedersi una seconda luna di miele, in Australia. Andranno a visitare la madre di Manaka che, da quando ha abbandonato marito e figlia, vive laggiù. L'amore e l'innocenza di due giovani si oppongono alle manifestazioni più turpi dell'animo umano, in uno dei romanzi più unitari e maturi di Banana Yoshimoto.

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H/H (Hādoboirudo/Hādorakku, 1999)




Il volume contiene due racconti lunghi - Hard-boiled e Hard luck - entrambi ispirati a un tema ormai caro a Banana: quello della morte, declinato nel contrasto tra la sofferenza della perdita, la tentazione di ripiegarsi nel dolore e l'inarrestabile desiderio di rinascita. Hard-boiled si svolge tutto nello spazio di una notte, ma è un tempo onirico, dilatato dai ricordi e sincopato da una fitta scansione di eventi, sogni, apparizioni e presagi. Dopo una gita solitaria, una giovane donna giunge in un paese dove decide di pernottare. Un'atmosfera sempre più inquietante s'impadronisce di lei e le fa rivivere momenti intensi e dolorosi del suo passato. In Hard luck la giovane protagonista si reca tutti i giorni in ospedale a trovare la sorella Kuni, in coma per un'emorragia cerebrale. La malattia e, successivamente, la morte le permettono di pensare alla vita in un modo tutto nuovo che, fino a poco tempo prima, non avrebbe neppure immaginato. "Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perché una si è stancata dell'altra, per propria volontà o per volontà dell'altra persona. Ma non è così. I periodi finiscono, come cambiano le stagioni. Semplicemente. È una cosa su cui la volontà individuale non ha nessun potere. Viceversa, si ha la possibilità, fino a quando verrà quel giorno, di godere di ogni momento. Noi due, fino all'ultimo istante, vivemmo nella serenità e nella gioia."

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La Piccola Ombra (Furin to Nanbei , 2000)




Cosa significa tradire? Come si tradisce? Il tradimento ha per tutti lo stesso significato? Banana Yoshimoto, più che dare risposte, disegna paesaggi emotivi che delineano i confini di uno degli aspetti più dolorosi ed enigmatici del vivere. Chi tradisce? La fanciulla che ha una relazione con un uomo sposato o la moglie ingannata che, consapevole dell’affaire, mente annunciandole la morte dell’amante? Chi si sente più tradito? La madre che pensa sia giusto confidare alla figlia la data di morte della nipotina appena nata, rivelandole il suo calcolo astrologico, o la figlia che non vorrà mai più perdonarla per la nefasta profezia? Le protagoniste di questi racconti sono giovani donne giapponesi tra i venti e i trent’anni. Per motivi disparati, si trovano in Argentina, Paraguay, Brasile: terre dalle tinte fortissime, colme di una straordinaria energia vitale che colpisce la loro sensibilità. Sono tutte partecipi o spettatrici di un tradimento che, dalla prospettiva straniata dell’essere altrove, acquista una dimensione diversa e diventa un’occasione speciale per riflettere più profondamente sulla propria identità. Come spesso succede con Banana Yoshimoto, più che la trama in sé, è lo sviluppo dei personaggi ad avere importanza, il loro modo di accostarsi alla realtà e ai suoi molteplici aspetti. E nelle loro differenti vicende, il tradimento diventa un inevitabile passaggio dell’esistenza, un’esperienza integrante della vita.

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Il Corpo Sa Tutto (Karada wa zanbu shitte iru, 2000)




I racconti di Il corpo sa tutto propongono l’arduo percorso dal dolore alla guarigione, attraverso una gamma sorprendente di modulazioni. Il corpo (e la psiche) al centro di questi racconti è così attaccato al dolore da opporsi alla guarigione, fin quando a un tratto la liberazione si fa strada, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne. Conflitti drammatici, traumi psichici, nodi apparentemente insolubili si sciolgono sotto un raggio di intuizione illuminante, permettendo ai personaggi di uscire dalle loro crisi salvi e arricchiti. Ancora una volta Banana Yoshimoto ci offre un caleidoscopico paesaggio del Giappone, realistico e visionario, doloroso e vibrante di ottimismo.

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Arcobaleno (Niji, 2002)




Nata in una regione marina, orfana di padre, Eiko vive con la madre e la nonna, che gestiscono un ristorante. Finito il liceo, la giovane decide di trasferirsi a Tokyo dove trova lavoro come cameriera in un ristorante indonesiano, l’Arcobaleno. Alla morte di madre e nonna, si ritrova completamente sola. Per vincere il dolore della perdita, Eiko si concentra sul lavoro e si impegna così tanto che un giorno, addirittura, sviene per la stanchezza. Il signor Takada, proprietario dell’Arcobaleno, si dimostra molto solidale e comprensivo con lei, e le propone di aiutare la moglie incinta a occuparsi del giardino, degli animali e della conduzione domestica. Questo nuovo impegno, a contatto con la natura e con un ambiente in apparenza tranquillo, consente a Eiko di riprendersi. Ma presto si accorge di quanto siano orribili i rapporti tra marito e moglie, fatti di bugie e tradimenti. Quando poi Takada le dichiara il proprio amore, Eiko parte per Tahiti: vuole stare sola e capire cosa fare della sua vita. Da una storia apparentemente semplice si snodano, in tutta la loro profondità, alcuni temi che disegnano la filigrana di una narrazione nitida ed elegante: la difficoltà di coltivare un amore sulle macerie del dolore o del tradimento, la forza di costruire una nuova identità senza abbandonarsi alla precarietà degli incontri, la possibilità di custodire il ricordo dei morti senza farsi sommergere dalla loro assenza, la capacità di attingere alla natura l’energia per ritrovare se stessi.

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L’Abito Di Piume (Hagoromo, 2003)




Hotaru torna nel paese natale, un piccolo borgo tranquillo attraversato da un fiume, per dimenticare le sue pene d’amore. Era andata ad abitare a Tokyo e, per otto anni, aveva vissuto una relazione sentimentale con un uomo sposato, un fotografo sempre impegnato nel lavoro che inaspettatamente l’abbandona. Il ritorno di Hotaru è un ritorno all’infanzia, un modo per ritrovare pace e serenità tra gli amici, e l’affetto della nonna. La madre è morta e il padre, un famoso psicologo, è in viaggio in California. Hotaru trascorre le giornate aiutando la nonna nel suo caffè dall’atmosfera intima e familiare. Rivede luoghi e persone del passato, soprattutto la sua vecchia amica Rumi, dotata di una speciale capacità di intuire ciò che si nasconde nell’animo delle persone. Un giorno, dopo una passeggiata lungo le sponde del fiume, Hotaru incontra Mitsuru, un ragazzo che le lascia una strana sensazione di déjà vu. È convinta di averlo già conosciuto da qualche parte, senza però riuscire a ricordare dove e quando. Risolverà l’enigma grazie all’aiuto di sua nonna e della madre di Mitsuru, scoprendo un evento misterioso e dal forte impatto emotivo. Il titolo originale del romanzo, Hagoromo (letteralmente “abito di piume”), indica un particolare tipo di kimono leggerissimo che le tennyo, figure mitologiche dalle sembianze di donne-angelo, indossano per volare tra il mondo terreno e l’aldilà. Guarita dal dolore, Hotaru può indossare il suo “abito di piume” per librarsi in volo verso la vita, rinfrancata e “leggera”, riappropriandosi finalmente della sua gioventù e dei suoi sentimenti. Un romanzo struggente e salvifico che riesce a trasmettere un forte senso di speranza nel futuro.

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Ricordi Di Un Vicolo Cieco (Deddoendo no omoide , 2003)




Cinque racconti per cinque personaggi che, in seguito a eventi improvvisi e dolorosi, si interrogano sul significato della propria vita e sulla possibilità di essere felici. Nel primo racconto, intitolato La casa degli spiriti, due compagni di università, Setsuko e Iwakura, sono legati da un profondo legame di amicizia destinato a trasformarsi in un amore profondo.
Il secondo racconto, intitolato Mamma!, parla di un tentativo di avvelenamento ai danni di Matsuoka, una ragazza che lavora in una casa editrice. Matsuoka rimette in discussione il legame con le persone che credeva di amare e decide di tornare per un po’ di tempo nel paese natale dove, grazie alla quiete e alle attenzioni della nonna, recupera la fiducia in se stessa e nei rapporti umani.
Il terzo racconto è una tragica storia di amicizia tra bambini. Mitsuyo, una scrittrice affermata, ricorda il suo rapporto con Makoto, un amico d’infanzia con il quale trascorreva tutti i pomeriggi dopo la scuola.
Nel quarto racconto Tomo è vittima di uno stupro. Sarà l’amore per Misawa, un uomo incontrato per caso alla mensa aziendale, a farle ritrovare la serenità? È quello che si chiede Banana alla fine del racconto, in un’amara riflessione sulla solitudine dell’uomo di fronte al dolore e sulla possibilità o meno di essere felici.
L’ultimo racconto, che dà il titolo al libro, Ricordi di un vicolo cieco, ha come protagonista Mimi, una ragazza che scopre il tradimento del fidanzato. Decide allora di cambiare città per cercare di dimenticarlo e incontra Nishiyama, la felicità: un piatto di riso al curry buonissimo fatto mescolando per caso alcuni ingredienti avanzati, tragicamente impossibile da ripetere una seconda volta con lo stesso, identico sapore.
Con un linguaggio semplice e scorrevole, Banana Yoshimoto affronta in queste storie tematiche complesse ma, alla fine, i suoi personaggi riescono sempre a trovare nella riscoperta dei rapporti umani e nella placida quotidianità dei legami affettivi la serenità e la forza per continuare a vivere.

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Il Coperchio del Mare (Umi no futa, 2004)




Mari si è appena laureata ed è tornata a vivere nel suo paese natale, dove ha deciso di aprire un piccolo chiosco di granite. Quest’estate sua madre ospita Hajime, la figlia di una cara amica, che sta attraversando un periodo molto difficile a causa della morte della nonna. Mari non è affatto entusiasta: è indaffarata col chiosco appena avviato e pensa di non avere tempo per fare compagnia a una ragazza così piena di problemi. Oltre a delle brutte cicatrici che le ricoprono il corpo, dopo la morte della nonna Hajime si rifiuta di mangiare e di uscire di casa.
Ciononostante le due ragazze a poco a poco diventano amiche e Hajime inizia ad aiutare Mari nel lavoro. Il resto del tempo lo trascorrono tra nuotate nel mare, passeggiate sulla spiaggia e lunghe chiacchierate, sempre sullo sfondo di un incantevole paesaggio marino. E il mare sembra essere il vero protagonista del romanzo, con i suoi misteri e le creature che si celano negli abissi, una presenza costante e rassicurante nella vita di Mari, e un balsamo per l’anima ferita di Hajime. Sul finire dell’estate, quando l’acqua diventa di giorno in giorno più fredda e il vento sulla spiaggia solleva i granelli di sabbia nella tiepida luce di settembre, Hajime parte per fare ritorno a casa. Mari è molto triste, ma il ricordo della loro amicizia l’aiuterà a superare anche la solitudine dei lunghi mesi invernali. Forse non è riuscita a risolvere del tutto i problemi dell’amica, ma sicuramente l’ha aiutata a guardare al futuro con maggiore fiducia e ottimismo.

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Chie-Chan e io (Chiechan to watashi, 2007)




Kaori è una quarantenne single che lavora nel settore dell’importazione di abiti, accessori e articoli griffati dall’Italia. Viaggia spesso per lavoro, per acquistare la merce da rivendere nel negozio di una zia. Avendo vissuto per un certo periodo in Italia parla molto bene la nostra lingua. Sua cugina Chie è una ragazza sui trentacinque anni, estremamente silenziosa e introversa, che dopo la morte della madre si è trasferita a vivere da Kaori. Fra le due si è instaurato un rapporto di amicizia molto profondo. Sarà un segreto nella vita dell’una e un amore nella vita dell’altra a scombussolare la serenità della loro esistenza in comune, portando Chie a fare i conti con il proprio passato e mettendo Kaori di fronte ad una scelta dolorosa. Oltre ai temi fondamentali dell’universo della scrittrice giapponese – l’amicizia, gli affetti, la vita e la morte – in quest’ultimo romanzo Banana Yoshimoto ha dedicato molto spazio al suo amore per l’Italia: “L’ho scritto mettendoci dentro tutte le emozioni che provo nei confronti del vostro paese”.

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Libri Su Banana Yoshimoto


Il Mondo Di Banana Yoshimoto di Giorgio Arbitrano (Feltrinelli, 2007)




Questo libro nasce nel 1999, come omaggio ai lettori dell’Universale Economica Feltrinelli, con una lunga intervista fatta da Giorgio Amitrano a Banana Yoshimoto. Vi si analizzavano con delicata insistenza i temi cari alla narrativa dell’autrice, vi si riconoscevano manie, predilezioni, tratti caratteristici. Sicuro e partecipe come può essere un amico e traduttore di fiducia, Amitrano entrava nel “mondo di” Banana offrendo interessanti spunti di lettura. Da allora molti lettori hanno continuato a cercare il libro pubblicato con tiratura limitata. Ora Il mondo di Banana Yoshimoto esce aggiornato e impreziosito di nuovi testi, di nuovi riflessioni, da una sequenza di best ten (i dieci film i dieci libri le dieci città ecc. prediletti da Banana). Vi compare anche un breve saggio inedito di Banana sulla lettura. Accompagnano il volume le riproduzioni di quadri di quegli artisti giapponesi che hanno costituito e continuano a essere il cerchio figurativo in cui si muove l’immaginazione della scrittrice.

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In cucina con Banana Yoshimoto. L'amore, l'amicizia, la morte, la solitudine nel cibo di Barbara Buganza (Il Leone Verde, 2003)




Cucinare per le persone alle quali si vuole bene significa impegnare del tempo pensando ai loro gusti, alla loro crescita, al loro benessere. Guarnire i piatti che si consumeranno insieme aggiunge un tocco di arte al momento conviviale per eccellenza. È l'idea di fondo dei romanzi 'Kitchen', 'Honeymoon' e 'Amrita' di Banana Yoshimoto, che intravede nel cibo condiviso una ricetta di felicità. Mangiare bene significa vivere bene. Nutrirsi in compagnia consolida i legami sociali e favorisce il buon umore. Nella cucina di Banana Yoshimoto vi è un menù per ogni occasione: ecco 38 ricette per tornare ad amare la vita e gli altri.

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Premi


1987 - Premio Kaien per scrittori esordienti per "Kitchen"
1988 - Premio Izumi Kyoka per "Kitchen"
1988 - Premio del Ministro della pubblica istruzione per scrittori esordienti per "Kitchen" e "Utakata/Sankuchuari"
1989 - Premio Yamamoto Shugoro per "Tsugumi"
1998 - Premio Izumi Kyoka
1993 - Premio Scanno per "N.P."
1995 - Premio Murasaki Shikibu per "Amrita"
1996 - Premio Fendissime Under 35 per "Lucertola"
1999 - Premio Maschera d' argento
2000 - Premio Bunkamura Duet Magot per “La Piccola Ombra”


Io cerco dei vestiti che siano perfetti per me, ma non li trovo da nessuna parte forme, tessuti e colori capaci di esprimere tutto quello che ho dentro vestiti che dicano che sono viva qui, in questo momento provo a mettere insieme tutte le immagini che conosco, ma non funziona in questo paese, oggi, nemmeno i miei genitori riescono a trovarli.

Come una bambola kokeshi
come un uovo sodo senza il guscio
come un feto in attesa di venire alla luce aspetto qualcosa
come un pulcino appena nato ancora bagnato
ho il presentimento delle cose lieti e delle cose tristi che stanno per accadere neanche questo riesco a esprimere in parole, non ancora ma mi batte il cuore, sono viva.

In questo paese, indipendentemente da dove si nasce siamo pressati, incalzati, costretti in una forma anche nella più remota campagna , è un susseguirsi di stradoni diritti e anonimi ed enormi negozi di cattivo gusto ma se guardo il verde delle montagne fitte di alberi mi vengono le lacrime agli occhi una piccola cascata che mi sembra un giocattolo il colore grigio del mare tranquillo come un lago amo questa natura delicata che c'è solo qui da noi.

Sono tempi in cui può accadere di tutto si organizzano con grande impegno convegni in difesa degli uccellini mentre i bambini uccidono i gatti la gente partecipa con gioia a un'antica festa popolare portando a spalle il palanchino sacro, e intanto qualcuno mette il veleno nel cibo di tutti molti dicono che non sanno più in cosa credere.

Forse non c'entra molto, ma c'è la madre di una mia amica che ha sempre le unghie perfettamente in ordine la sua cucina, che non viene mai usata, è tutta scintillante da loro si mangiano solo cibi comprati già pronti in raffinati negozi di gastronomia e pane francese che si fanno recapitare a casa appena sfornato ma la mia amica è amata.

Mia madre è di famiglia contadina, la mia cucina è sempre schizzata di grasso lei fa da mangiare riso bianco, tempura e verdure in salamoia, è una cuoca fantastica anch'io sono amata.
Più che gli aspetti negativi delle differenze conta la possibilità di coltivare l'amore e di capirsi l'uno con l'altro la possibilità di crescere in quest'epoca che si muove vertiginosamente, non faccio che vedere gente, tante persone tutte diverse e posso incontrarle senza paura, da qualunque posto vengano, qualunque sia il loro aspetto seguendo l'istinto, abbandonando i pregiudizi la nostra anima diventa sempre più meravigliosa.

Mi piace mangiare, prendermela comoda, stare in salute, essere approvata dagli altri, il denaro, evitare di vedere le cose brutte, ma non è per questo che vivo. Per fare quello che mi interessa davvero posso anche non mangiare, avere guai, ammalarmi, essere criticata, restare senza un soldo, vedere un sacco di cose brutte fa lo stesso.
Sono fiera di questa mia convinzione, per infantile che sia vivere è vedere entrambi i lati delle cose non è mica roba da poco vorrei che tv e giornali smettessero di raccontare solo cose tristi in questo mio nuovo viaggio che è ancora appena all'inizio.

Bambole Kokeshi poesia di Banana Yoshimoto


Bibliografia


Wikipedia - www.wikipedia.org
Il Mondo di Banana Yoshimoto - Giorgio Armitrano, Feltrinelli Editore 2007
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