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Sold out per il primo concerto di Miyavi in Italia, location Magazzini Generali di Milano, domenica 4 ottobre 2009. Una giornata che i presenti non scorderanno di certo, data la magnifica performance che ci ha regalato. Ma andiamo con ordine: io, Andrea (Squall14), Diletta e Giuliano arriviamo davanti al locale verso le 10.30 del mattino e, come ci aspettavamo, c’era già un po’ di fila e alcune persone, anche straniere, ci hanno raccontato che avevano anche passato la notte lì davanti. Personalmente non ho mai trovato tante comodità nei pressi di un locale: due grossi parcheggi, un parco di fianco e l’Esselunga provvista di bar e bagni di fronte, non ci mancava proprio nulla! Lo staff dei Magazzini Generali (sempre molto disponibile con tutti) aveva disegnato un numero sulla mano ai primi cinquanta della fila, per prevenire scavalcamenti vari, ma comunque possiamo dire che, a parte qualche ora prima del live, la fila è stata abbastanza ordinata e civile, in un’atmosfera rilassata che ci ha accompagnato fino a sera.
Dall’ingresso, piantonato dallo staff, si riesce a vedere il tour bus rosso e un andirivieni dello staff giapponese e dei membri di supporto di Miyavi. Ecco la foto: 



Verso mezzogiorno, arriva un taxi, entra nella strada interna al locale e carica della gente, ma purtroppo siamo troppo lontani per vedere chi fossero. Eravamo anche dall’altro lato della strada, ma sempre di fronte all’ingresso. Dopo poco, il taxi esce in retromarcia e nei sedili posteriori, appiccicato al vetro sinistro, vediamo un viso familiare. Ci è voluto qualche secondo prima di renderci conto che era proprio Miyavi! Tra l’altro, l’abbiamo visto solo noi e quelli dal nostro lato della strada, perché la fila stava dalla parte destra rispetto al taxi, e infatti nessuno ha urlato o salutato. Noi invece abbiamo cominciato ad agitare la manina e lui, che indossava un paio di occhialoni da sole scuri che coprivano i segni della stanchezza provocati dalla nottata di viaggio in tour bus da Monaco a Milano, ha ricambiato il saluto e ci ha regalato un sorriso. Successivamente, abbiamo saputo dallo staff del locale che lui e la band erano andati in piazza del Duomo per pranzare, oltre che per farsi un giro turistico. Sappiamo che qualcuno ha anche avuto la fortuna di incontrarlo lì e parlarci, scriveteci pure in un commento qui sotto la vostra esperienza!
Nel frattempo, abbiamo fatto delle foto e qualche video alle persone in fila:







Dopodiché Andrea e Diletta decidono di fare una capatina dentro al supermercato per comprarci il pranzo e dentro hanno incontrato dei membri dello staff giapponese che osservavano divertiti dei CD di musica italiana...no comment!
Le ore sono trascorse abbastanza in fretta per noi, anche perché abbiamo passato la giornata a fare foto, filmati e a far compilare questionari anche per il sito di musicJAPANplus, su cui potrete trovare il Fashion Check e le risposte ai questionari che avete riempito. Ringraziamo tutti quelli che hanno collaborato con noi, siete stati tutti molto simpatici e disponibili!

Nel pomeriggio, abbiamo anche incontrato Aruma e Ryo di J Rock Italian Magazine, con cui abbiamo avuto una piacevole conversazione. Speriamo di poter collaborare con loro in futuro, vista la passione che ci accomuna! Ecco una fotina:



Verso le 7 lo staff apre le transenne e cominciano a far entrare la gente a gruppi, il tutto si svolge in maniera piuttosto ordinata, grazie soprattutto all’organizzatissimo staff del locale. Non avendo potuto fare la fila per poter fare foto e il resto, aspettavamo pazientemente il nostro turno accanto allo staff. In teoria, avevamo chiesto gli accrediti in vari modi sia al locale, sia all’organizzatore del concerto, ma visto che nessuno ci ha degnato della minima attenzione, siamo entrati provvisti di biglietto come normalissimi fan. Ma a questo punto abbiamo conosciuto la persona che ci ha salvato la giornata, Matteo, a cui tra l’altro avevano negato gli accrediti solo all’ultimo momento.
Quando siamo entrati noi cinque il locale era quasi pieno, a parte il soppalco che correva lungo il perimetro del locale. Intanto siamo andati al banchetto del merchandise ufficiale (fuori dal locale purtroppo c’erano i bagarini che vendevano maglie orrende!) e abbiamo comprato un po’ di roba. Ecco l’asciugamano e la polsiera, che Andrea ha insistito a regalarmi, grazie caro! Eccoli:



Per chi fosse curioso c’erano anche poster, un tourbook, una maglietta nera con stampa argentata, una borsa, ecc.

A questo punto, Matteo si avvicina a uno dello staff e chiede se può aprire di sopra, perché noi in teoria dovevamo anche scriverci degli appunti e giù era impossibile farlo, ma soprattutto vedere il palco da dov’eravamo. Ci comunicano che appena si riempirà di sotto apriranno di sopra e dopo cinque minuti ci ritroviamo a salire la scala e a correre sul corridoio di sopra dalla parte sinistra, arrivando sopra alle prime file ed ottenendo una visuale perfetta e attirandoci gli sguardi assassini di chi stava stritolato nella bolgia di sotto. L’unico che non siamo riusciti a vedere è stato Ryo, il batterista (che collabora con Miyavi già da qualche anno), poiché avevamo una fila di casse davanti dal suo lato, ma per il resto la vista era eccellente e dietro di noi avevamo al massimo un paio di persone a testa.

Ecco il palco visto da dove eravamo noi, prima del concerto (ricordiamo che era severamente vietato fare foto o video durante il live e chi fosse stato beccato, sarebbe stato allontanato senza rimborso del biglietto):



Sotto di noi:



Alle 9 si abbassano le luci, entra prima la band e infine, nascosto da un ombrellino rosa in stile orientale, entra lui, Miyavi, in tutto il suo splendore: non ci sono parole per descrivere che effetto faccia dal vivo, bisogna provarlo! Ha una presenza scenica eccezionale, un carisma invidiabile, in grado di calamitare l’attenzione del pubblico per l’intera durata dello show. Perché è anche di questo che si tratta, un vero e proprio spettacolo, in cui il pubblico partecipa attivamente, richiamato e incitato a più riprese dall’artista, che ci è parso davvero in forma. I colori dominanti sono il nero (sia Miyavi che la band avevano un look total black) e un’illuminazione sui toni del blu.

Purtroppo, non avendo recuperato la scaletta ufficiale, non possiamo ricordarci tutte le canzoni che sono state suonate e soprattutto non in ordine, quindi ve le riportiamo qui in ordine sparso (grazie a Diletta e Miyou del forum Miyavi Rocks):

Canzone inedita, non ce la ricordiamo bene, avendola sentita solo in questa occasione, ma sicuramente un brano rock d’impatto, ottimo per cominciare un live!

BOOM-HAH-BOOM-HAH-HAH, su cui Miyavi ci ha incitati a battere le mani in una specie di para-para, molto coinvolgente!

Please, please, please, con un nuovo arrangiamento, davvero ben riuscito!

Kimi ni negai wo, riarrangiata al piano, bravissimo il tastierista, brano davvero emozionante! Questa canzone è arrivata dopo uno dei vari discorsi fatti da Miyavi durante il concerto, di cui farò un riassunto qui: si è commosso parlando del fatto di essere diventato padre, del suo matrimonio e di sua figlia, di come stia lottando, facendo errori e imparando da esperienze come questo tour e che finché chiameremo il suo nome, lui tornerà sempre! Ha detto anche qualche frase in italiano, come: “Vi state divertendo? Io mi sto divertendo molto!”, con una pronuncia pressoché perfetta, ma più che altro ha parlato in inglese! Ha detto che l’Italia è uno dei suoi Paesi preferiti e che voleva tanto venire qua, che finalmente ce l’ha fatta grazie anche a noi, i suoi fan, e al nostro supporto! Ha anche preso una bandiera italiana da qualche fan in prima fila e l’ha tenuta ai piedi del microfono per tutto il live. Nell’insieme, ci è sembrato che fosse veramente contento e soddisfatto!

Shouri no V-ROCK!!, su cui è impossibile stare fermi! Fantastica! Avete agitato il vostro asciugamano?

Are you ready to ROCK?, ovvero energia pura! Mi pare che fosse durante questa canzone che Miyavi, allungandosi per toccare le mani ai fan, sia caduto malamente nello spazio tra il palco e le transenne, ma fortunatamente si è rialzato subito, aiutato dallo staff, e ha ripreso con più energia di prima!

Ame ni utaeba ~pichupichuchuppucha plan rain blues ~, bellissima!

Super Hero, dal vivo si riesce davvero ad apprezzarla in pieno!

My name iz oresama.com

21st Century Blues

Coin Lockers Baby

Subarashiki kana, kono sekai -WHAT A WONDERFUL WORLD- e Sakihokoru hana no youni -Neo Visualizm-, cantate a squarciagola da tutti!

As U r -kimi wa kimi no mama de-, prima della quale Miyavi ha fatto un ultimo discorso sul fatto di essere come siete, in un’unica variegata famiglia, ecc.
Stanchissimo, sudatissimo e felice, ci ha fatto un ultimo inchino e il palco è rimasto vuoto. Ecco il locale appena finito il concerto, mentre ci stavamo avviando all’uscita:



Durante il live, ci sono state due o tre pause per consentirgli di bere e di cambiarsi la giacca. Lo staff giapponese era attentissimo che nessuno facesse foto o filmati, anche se qualcuno ci è riuscito lo stesso, stando ben nascosto.
Due cameraman giapponesi hanno filmato tutto il live da angolazioni diverse, sicuramente uscirà un DVD del tour, forse in primavera.

Unica cosa negativa, se così si può definire, è che ha suonato poco la sua chitarra, uguale a quella che usava durante lo scorso tour, ma nera. Forse perchè aveva anche un validissimo chitarrista di supporto. Va detto che si è scelto dei back members più che degni e capaci anche loro di coinvolgere il pubblico!
Certo, qualche stecca si è sentita, ma è stato talmente sconvolgente che gli si perdona qualsiasi sbavatura ci sia stata! Poi bisogna anche dire che il ragazzo sa davvero muoversi: mossette alla Michael Jackson qua e là, pure il moonwalk, ma sempre in linea col suo stile personale!

Si è anche sporto spessissimo dal palco per farsi toccare dai fan nelle prime file, anche beccandosi graffi sullo stomaco e sulle braccia!

Credo che per me, Andrea e Diletta sia stato uno dei migliori concerti a cui siamo stati, se non addirittura il migliore finora! Anche leggendo vari commenti su forum, foto e video, il nostro sentimento pare essere condiviso da chiunque fosse presente. Giuliano, l’amico di Andrea che nemmeno conosceva Miyavi, ne è rimasto entusiasta!
Che dire, mi spiace davvero per chi, per vari motivi, non è potuto venire, perchè davvero vi siete persi una performance memorabile. Ma siamo sicuri che alla prossima occasione, Miyavi tornerà ancora da noi e ci regalerà un’altra esperienza indimenticabile!

Vi lasciamo con due video-chicche: il primo è il video che il chitarrista di supporto ha fatto in piazza del Duomo, mentre il secondo è quello che ci ha fatto Miyavi stesso col suo iPhone dal palco!





Ed eccoci qua, io, Diletta e Andrea! Scusate le facce, ma eravamo un bel po' provati!



Arrivederci a tutti al prossimo live!!!





Approfondimento
di Andrea Loglio

L'Italia fortunatamente è meta molto apprezzata da parte dei cantanti e, quelli giapponesi non fanno eccezione. Soprattutto per loro però diventa difficile poter organizzare qualcosa nel nostro paese per diverse problematiche che in altri stati non si presentano.

Primo fra tutti è ovviamente la distanza che corre tra il nostro "bel paese" e quello del "sol levante", che però è sopperibile da una certosina organizzazione sia da parte dell'eventuale staff nipponico, sia da parte nostra (perchè anche se su tante cose lasciamo a desiderare, almeno per quello che riguarda l'organizzazione di manifestazioni o cose simili, risultiamo sempre tra i migliori).

Il secondo problema ben più grave del primo, è la quasi totale assenza di mercato musical-giapponese in Italia. Non si può sapere se la cosa si limita ad un fatto culturale o di strategie di vendita particolari, ma il fatto è che se si gira per i negozi del settore, mai e poi mai troveremo uno straccio di CD o altro proveniente dal Giappone. Situazione che ci penalizza non poco davanti agli altri paesi dell’Unione Europea (la sezione j-music è presente in molti negozi), quindi lo sfortunatissimo fan italiano si ritrova a dover comprare il materiale on-line che diciamo, per molti è una situazione abbastanza scomoda.

La conseguenza di questa condizione, ci mette tra le ultime scelte da parte delle case discografiche giapponesi, che non vedendo (giustamente) una possibilità di guadagno effettivo preferiscono, per quelle poche tappe europee che vengono organizzate, (soprattutto di artisti visual o comunque j-rock, che sono i generi nettamente più amati e conosciuti) tagliare fuori nostra nazione.

Spesso nelle interviste fatte ai nostri artisti preferiti leggiamo frasi tipo “vorrei andare in Italia” oppure “mi piacerebbe organizzare un concerto in Italia”, quindi c’è evidentemente qualcosa che non torna: come al solito ci troviamo tra le mani un potenziale decisamente invidiabile ma non sfruttato e lasciato in secondo piano da terzi che pensano solo ai loro interessi.

Miyavi per riuscire ad arrivare a Milano ha dovuto nell’ordine: lasciare la PSC (che non vede di buon occhio le trasferte oltreoceano dei suoi artisti), sposarsi, avere una figlia e fondare una sua casa discografica così da potersi autogestire a 360°. Come ci s’aspettava l’affetto non gli è certo mancato, ma se il suo nome fosse conosciuto non solo tramite forum e youtube, ma anche tramite altri mezzi di comunicazione sicuramente il successo sarebbe stato anche migliore.

Perché non permettere a persone che non frequentano assiduamente la rete di non conoscere un personaggio come Miyavi? Domanda quasi banale ma senza una risposta che può essere accettata come buona, che però comporta una sostanziale perdita di pubblico potenziale da parte dell’artista.

Per chi ha potuto assistere alla tappa italiana del “Neo Tokyo Samurai Black World Tour” di certo è rimasto soddisfatto: non si è solo trovato davanti il famoso cantante Miyavi, ma un personaggio a tutto tondo, che sa fare spettacolo, sa intrattenere il pubblico, coinvolgerlo e renderlo partecipe del suo show come se non avesse fatto altro nella vita.

Due ore intense senza mai sbagliare niente, dove alcune tra le sue più belle canzoni sono cantate e strillate da tutti (o quasi) entusiasti di poter condividere con lui quel momento così intenso.

Non so se in futuro tornerà ad inserire una tappa in Italia ma nel frattempo, ora che lui sta’ girando il mondo, l’unica cosa che sarebbe giusto dirgli è “grazie” e sono sicuro che se potesse ascoltare questa unica parola risponderebbe sorridendo “prego”.
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